Sicilia ASP e Ospedali

Il caso

Dirigente medico accoltellato negli uffici dell’Asp: torna il dibattito sul “Daspo sanitario”

Il presidente dell'Ordine dei Medici di Palermo, Toti Amato, ha rilanciato la proposta per contrastare le aggressioni

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8 Luglio 2026 - di

Doveva essere una normale pratica amministrativa per la fornitura di un presidio sanitario. Si è trasformata, invece, nell’ennesimo episodio di violenza contro un operatore della sanità, questa volta con un epilogo che avrebbe potuto avere conseguenze ancora più drammatiche.

Il dirigente medico dell’Asp di Palermo Francesco Paolo Sutera è stato accoltellato negli uffici dell’azienda sanitaria di via Giorgio Arcoleo da un uomo che si era presentato per ottenere una carrozzina elettrica destinata a un familiare. Secondo la ricostruzione degli investigatori, durante la verifica della pratica il medico avrebbe evidenziato la mancanza della documentazione necessaria per autorizzare la fornitura. A quel punto l’uomo avrebbe estratto un coltello, colpendo il dirigente al naso e poi alla spalla, inseguendolo all’interno degli uffici. Soltanto il tempestivo intervento del personale presente e delle forze dell’ordine ha evitato conseguenze ancora più gravi.

La Procura di Palermo ha disposto l’arresto dell’aggressore con l’accusa di tentato omicidio, contestazione che evidenzia la particolare gravità della condotta e la concreta volontà di uccidere ravvisata dagli inquirenti. Il dirigente medico è stato ricoverato e sottoposto alle cure necessarie. Le sue condizioni, fortunatamente, non sono gravi.

Grave, molto grave rimane l’episodio che ha provocato una durissima reazione da parte delle istituzioni sanitarie e degli ordini professionali. Il direttore generale dell’Asp di Palermo, Alberto Firenze, ha espresso vicinanza al dirigente ferito, definendo quanto accaduto un episodio gravissimo che colpisce non soltanto un professionista ma l’intero servizio sanitario pubblico, ribadendo la necessità di garantire condizioni di sicurezza adeguate a chi opera quotidianamente a contatto con l’utenza.

Altrettanto netta la posizione del presidente dell’Ordine dei Medici di Palermo, Toti Amato, che ha rilanciato la proposta del cosiddetto “Daspo sanitario”. Per Amato non bastano più le manifestazioni di solidarietà dopo ogni aggressione: occorrono strumenti concreti di prevenzione. L’idea è quella di introdurre un provvedimento analogo al Daspo previsto per gli stadi, vietando a chi aggredisce medici e operatori sanitari l’accesso alle strutture sanitarie ordinarie per un determinato periodo, garantendo naturalmente le cure urgenti e indifferibili attraverso percorsi protetti e controllati. L’Ordine dei Medici ha inoltre annunciato l’intenzione di costituirsi parte civile nell’eventuale processo penale contro l’aggressore.

L’accoltellamento del dirigente dell’Asp rappresenta uno dei casi più gravi registrati negli ultimi anni in Sicilia e riaccende il dibattito sulle aggressioni al personale sanitario, fenomeno ormai tristemente frequente. Negli ultimi anni medici, infermieri e operatori sociosanitari sono stati vittime di centinaia di episodi di violenza verbale e fisica, soprattutto nei pronto soccorso ma sempre più spesso anche negli ambulatori territoriali e negli uffici amministrativi aperti al pubblico.

Un’escalation che ha portato all’inasprimento delle pene nei confronti degli aggressori, ma che, secondo gli operatori del settore, non ha ancora prodotto un effetto realmente deterrente. L’episodio di Palermo dimostra infatti come il rischio non riguardi più soltanto i reparti di emergenza, ma qualunque servizio sanitario nel quale un professionista sia chiamato a comunicare un diniego o a far rispettare procedure amministrative previste dalla legge.

L’aggressione al dottor Sutera rischia di rappresentare un punto di svolta. Se finora il dibattito si è concentrato soprattutto sull’inasprimento delle sanzioni penali, oggi il confronto si sposta ancora di più sulla prevenzione: maggiori controlli agli ingressi delle strutture sanitarie, presenza di personale di vigilanza, percorsi protetti per gli operatori e strumenti come il “Daspo sanitario” sono ormai al centro della discussione.

La domanda che il mondo della sanità rivolge alla politica è semplice quanto urgente: quanto dovrà ancora aumentare il livello della violenza prima che la sicurezza di medici e operatori diventi una priorità assoluta?

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