Dal palazzo

L'iniziativa

Zone franche montane della Sicilia, al via un progetto per la telemedicina

A supporto delle cure primarie e della prevenzione, è stato elaborato dall’Istituto Superiore di Sanità con l’Associazione Zone Franche Montane di Sicilia. Sarebbero coinvolti 159 Comuni, si attende la risposta dell'assessorato regionale alla Salute.

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Utilizzare il servizio di telemedicina a supporto delle cure primarie e della prevenzione nelle Zone Franche Montane della Sicilia: è questo l’obiettivo del progetto elaborato dal “Centro Nazionale per la Telemedicina e le Nuove Tecnologie Assistenziali” dell’Istituto Superiore di Sanità, in seguito alla collaborazione preliminare avviata con l’Associazione Zone Franche Montane di Sicilia. L’area in cui il progetto potrà essere attivo è molto vasta, si tratta di 159 Comuni sui 390 che esistono in totale in Sicilia.

In base alla legge delle Regione Siciliana n. 641 del 17/12/2019, infatti, le zone franche montane rappresentano adesso il 40,7 % delle amministrazioni comunali nell’Isola. «In generale l’idea di realizzare servizi in Telemedicina per le popolazioni dei Comuni in zone collinari e montuose è sempre certamente utile, come già dimostrato in letteratura scientifica. Nel caso specifico delle aree montane e rurali siciliane il beneficio è concretamente presumibile anche osservando le esperienze in altre regioni che hanno risolto non poche problematiche assistenziali in favore di cittadini residenti in zone rurali collinari e montane, con problematiche del tutto simili- scrive nel documento progettuale il Centro Nazionale per la Telemedicina e le Nuove Tecnologie Assistenziali-Tuttavia, nessuna esperienza pratica nelle zone franche montane siciliane risulta essere stata conclusa e studiata in termini scientifici. Esiste quindi la necessità di un attento studio preliminare sulla fattibilità di tutto il progetto prima di iniziare il design del sistema di Telemedicina da realizzare».

«Inoltre, osservando la mappa dei Comuni in questione, la loro numerosità ed estensione geografica rendono sicuramente ambiziosa la sfida di realizzare un sistema di Telemedicina che eroghi servizi omogenei, ma allo stesso tempo aderenti alle realtà locali; servizi che siano efficaci e sostenibili, ma con garanzie di equità di accesso e di sicurezza dell’assistenza sanitaria nel suo complesso. Un ulteriore elemento di attenzione è rappresentato dalla definizione delle più efficaci modalità di collaborazione tra Istituzioni per supportare lo sviluppo del progetto ipotizzato, in considerazione del suo alto valore sociale e istituzionale, ma anche del fatto che la telemedicina si inserisce all’interno delle esistenti organizzazioni sanitarie richiedendo l’impegno dei professionisti e degli amministratori ad introdurre i cambiamenti nei processi di lavoro che si rendono necessari».

Durante il sopralluogo effettuato dal CNTNT sono emersi però tre tipi di problemi predominanti: lo stato di conservazione delle infrastrutture di viabilità è significativamente degradato e il livello di sviluppo delle infrastrutture di telecomunicazione digitale appare insufficiente alle esigenze; difficoltà crescenti nell’accesso alle prestazioni sanitarie di tutti i tipi, ma più marcate rispetto ai servizi di continuità assistenziale; notevolissima limitazione delle attività di prevenzione secondaria e terziaria.

Il progetto è stato già presentato all’assessore alla Salute regionale, Ruggero Razza, dal professore Silvio Brusaferro presidente dell’Istituto Superiore della Sanità e dal professore Francesco Gabbrielli, direttore del Centro Nazionale di Telemedicina e Nuove Tecnologie Assistenziali e da Vincenzo Lapunzina, presidente dell’Associazione Zfm Sicilia, a cui viene richiesto di collaborare al progetto fornendo 4 unità di personale utili durante le varie fasi di realizzazione.

Ancora però nessuna risposta è arrivata in merito all’associazione Zone Franche Montane: «Anche se emerge un po’ di preoccupazione perché non abbiamo alcun riscontro da oltre un mese- precisa Lapunzina- siamo certi che l’Assessorato regionale alla Salute coglierà l’occasione che si è presentata e che non mancherà di partecipare alla sottoscrizione del “documento di collaborazione” che i rappresentanti dell’Istituto Superiore di Sanità dovrebbero definire. Si tratterebbe, infatti, del primo progetto del genere in Italia sviluppato in un’area così vasta».

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