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ASP e Ospedali

In Sicilia

Vittime della violenza, il Papardo capofila del progetto “Codice Rosa”

Ora arriva pure la firma di un “Protocollo per la consultazione mediata e monitorata di referti e documentazione medica” con la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Messina.

Tempo di lettura: 5 minuti

Il Progetto “Codice Rosa” rappresenta un supporto fondamentale per tutte le vittime di violenza che arrivano in Pronto Soccorso, prevedendo un’accoglienza specifica in un ambiente protetto e un team di operatori appositamente formati.

In Sicilia, soggetto capofila è l’Azienda Ospedaliera Papardo, che negli anni ha preso parte ad una serie di iniziative di rilievo nazionale e regionale e che oggi, in occasione della giornata contro la violenza sulle donne, firmerà un importante “Protocollo per la consultazione mediata e monitorata di referti e documentazione medica” con la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Messina.

Si tratta di un’intesa, che servirà a condividere i dati acquisiti dall’Ospedale direttamente con la Procura, attraverso un portale appositamente dedicato. Tale protocollo è il primo in Italia e sarà poi esteso anche in altre città siciliane.

L’Azienda Papardo inoltre, sempre con la collaborazione della Procura, ha girato un video all’interno del Pronto Soccorso per sensibilizzare i cittadini sul tema della violenza di genere.

«Il nostro percorso- ha spiegato ad Insanitas Francesca Paratore, dirigente medico “U.O.C. Qualità” del Papardo e referente del “Codice Rosa” – ha avuto inizio nel 2014 con la Circolare n. 6 dell’assessore Borsellino, che prevedeva l’obbligo per tutte le aziende ospedaliere di istituire nei Pronto Soccorso una “Stanza Rosa”. Nello stesso anno, abbiamo partecipato ad un Progetto Nazionale di ” Formazione Blended per operatori sanitari e non, mirato al rafforzamento delle reti territoriali per la prevenzione e il contrasto della violenza di genere”, coordinato dall’’Istituto Superiore di Sanità che si rivolgeva a 5 regioni sperimentali: Sicilia, Lazio, Campania, Toscana e Lombardia».

«Successivamente- ha proseguito la dott.ssa Paratore- la Regione ci ha reso capofila del Progetto Obiettivo PSN 2013 (Azione 2.12) “Implementazione del Codice Rosa e del raccordo operativo con i Servizi Dedicati della rete sanitaria e del miglioramento dell’accoglienza e del comfort nei Pronto Soccorso”, con cui abbiamo coinvolto altre 15 aziende ospedaliere siciliane. Inoltre, mi preme precisare che non sono da sola a gestire il tutto, ma c’è uno staff di medici, infermieri, assistenti sociali e psicologhe che abbiamo formato negli anni e che lavora duramente, oltre alle fondamentali collaborazioni con la Procura, la Prefettura e i Centri Antiviolenza».

Il “Codice Rosa” non si rivolge soltanto alle donne che hanno subito violenza, ma ai soggetti fragili in generale, come anziani, minori e portatori di handicap. Ad accogliere la vittima, all’arrivo in Pronto Soccorso è il triagista, un operatore in grado di riconoscere se la persona che si reca allo sportello è stata protagonista di un episodio di violenza.

«Grazie ai fondi del Progetto- ha aggiunto la Paratore- abbiamo creato un sistema di alert, il “Nage”, che tramite l’inserimento dei dati del paziente, permette all’operatore di sapere se la persona ha già effettuato altri accessi al Pronto Soccorso e per quali lesioni. Dopo il triagista assegna il Codice Rosa alla vittima, permettendo ai medici che la prenderanno in carico, di sapere che si trovano di fronte ad un soggetto che ha subito violenza. La persona verrà poi fatta entrare nella “Stanza Rosa” per i dovuti accertamenti».

La “Stanza Rosa” del Papardo, intitolata alla prof.ssa Maria Antonella Cocchiara, è stata istituita nel 2018 e rappresenta il luogo protetto in cui viene accolta la vittima. Al suo interno, intervengono diversi medici specialisti in base alla lesione riscontrata, insieme a psicologhe, assistenti sociali e forze dell’ordine.

La stanza deve inoltre possedere alcune caratteristiche fondamentali: un computer collegato con la Procura, un lettino per la visita ginecologica in caso di violenza sessuale e un lettino per le visite standard, un armadio con i kit anti stupro, un frigorifero con una temperatura a -20 gradi per conservare eventuali prove, una macchina fotografica per fotografare le lesioni, coperte, giochi per bambini.

«Tutto viene svolto con il consenso della vittima, cercando di convincerla a denunciare- ha spiegato la dirigente ”U.O.C. Qualità”- Nel caso in cui rifiuti, si provvede ad informarla dell’esistenza dei Centri Antiviolenza e della possibilità di effettuare dei colloqui con le nostre psicologhe».

I dati rilevati sono preoccupanti: «Solo nel primo trimestre del 2019- ha raccontato la Paratore- abbiamo registrato circa 660 accessi in Codice Rosa. Spesso, sono donne che subiscono violenza domestica, ma anche bambine vittime di violenza sessuale e anziani portatori di handicap, picchiati dai figli o dalle badanti».

“Inoltre- ha denunciato la dottoressa- la violenza non riguarda solo le classi non istruite. Abbiamo avuto casi di mogli o figlie di professionisti, persino di nostri colleghi medici, che si sono presentate per aver subito lesioni proprio da parte loro. Con il lockdown il fenomeno è ovviamente peggiorato, le nostre psicologhe hanno infatti, ricevuto moltissime richieste di aiuto”.

La referente del “Codice Rosa” ha infine lanciato l’allarme sull’eventualità di dover fare a meno proprio di queste operatrici: ”Purtroppo, il Progetto termina questo mese e se non avremo i fondi regionali, non potremo rinnovare le borse di studio delle psicologhe, che rappresentano una figura fondamentale, presente in tutti i Pronto Soccorso di Italia”.

Soddisfatto di quanto realizzato finora dal Papardo con il “Codice Rosa”, il direttore generale Mario Paino: «Ogni anno, le attività connesse al Codice Rosa sono state implementate, fornendo agli operatori la dovuta formazione, aggiornata con tutti i nuovi protocolli di sistema. Siamo in prima linea nel contrasto alla violenza di genere, ma anche per la prevenzione grazie alle nostre iniziative di sensibilizzazione e di formazione, dentro e fuori l’azienda. Una missione quella legata alla lotta alla violenza che unisce medici, operatori, associazioni e la rete delle forze dell’ordine».

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