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Visite odontoiatriche ai tempi del Coronavirus? «Ecco come effettuarle in sicurezza»

9 Giugno 2020

Giuseppina Campisi, responsabile dell’unità operativa di Medicina Orale del Policlinico di Palermo, commenta il vademecum del Ministero della Salute.

 

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PALERMO. Non solo sanificazione ma anche sanitizzazione degli ambienti. Le misure di sicurezza e le regole da osservare nel settore odontoiatrico si aggiornano, facendosi più stringenti e dettagliate per ridurre al minimo il rischio di contagio da coronavirus.

Nella fase 1, la pratica odontoiatrica non si è mai fermata ma semplicemente limitata ai casi di urgenza per proteggere sia i professionisti sia i pazienti dal momento di acuzie della pandemia.

A partire dalla fase 2 dell’emergenza, invece, lo studio odontoiatrico si muove con la precisione di una macchina organizzativa perfetta dove ogni ingranaggio, ogni componente rispetta il proprio ruolo per ottenere il massimo della salute e il minimo pericolo per sé e per i pazienti.

Diversi gli step che compongono il protocollo recentemente diffuso dal ministero della Salute e studiato nel dettaglio dal tavolo tecnico coordinato dal prof. Enrico Gherlone e composto dalla prof.ssa Antonella Polimeni, Raffaele Iandolo (presidente CAO), Fausto Fiorile (presidente AIO) e Carlo Ghirlanda (presidente ANDI).

Criteri a cui attenersi e schematizzati in maniera facile e intuitiva anche in un flyer a cura del Policlinico di Palermo e dell’Università di Foggia, e messo a disposizione di tutti i professionisti del settore.

La rivoluzione parte dal triage che, nello studio odontoiatrico, si sdoppia. Prima infatti il paziente viene sottoposto ad un triage telefonico, o tramite email, con il quale, attraverso domande specifiche, l’operatore dovrà identificarlo come soggetto sano o potenzialmente portatore di infezione da SARS-CoV-2.

Nel caso in cui il paziente si trovasse nelle condizioni di poter accedere in sicurezza nello studio, verrà eseguito un secondo triage in loco attraverso un nuovo questionario con consenso informato, da compilare e firmare, e, in fase di accettazione, con la misurazione della temperatura al termoscanner o con termometro contactless.

Questo passaggio consente di operare un doppio controllo sullo stato di salute del paziente per il quale resta anche l’obbligo di accedere indossando la mascherina. Dovrà inoltre lavare le mani con acqua e sapone o con gel disponibile in sala d’attesa e dovrà rispettare le distanze di sicurezza (almeno tre metri) all’interno della sala d’aspetto.

Qui viene sensibilmente ridotta la capienza massima: potranno sostare meno pazienti che comunque verranno distribuiti durante l’arco del servizio attraverso appuntamenti orari differenti a distanza di circa un’ora l’uno dall’altro. Ciò consente di evitare assembramenti e di ridurre le possibilità di contatto, ma lascia anche il tempo agli operatori di sanitizzare con cura tutti gli ambienti tra una visita ed un’altra.

In sala d’attesa, non possono più nemmeno essere presenti giornali e riviste cartacee e tutti gli oggetti personali verranno alloggiati e sigillati in buste sterili fornite dagli operatori.

Dopo ogni visita, e soprattutto dopo ogni procedura odontoiatrica, la sala viene sanificata: gli strumenti usa e getta vengono smaltiti, tutti gli apparecchi vengono igienizzati e tutte le superfici vengono ripulite.

Nulla di nuovo, “già in precedenza il professionista si muoveva con attenzione evitando il contagio, attraverso il sangue, di malattie come l’HIV e l’HCV. Adesso abbiamo eseguito un upgrade dei processi di sanificazione facendo soprattutto attenzione al rischio provocato dalle procedure che producono aerosol”, spiega la prof.ssa Giuseppina Campisi, responsabile dell’unità operativa di Medicina Orale del Policlinico di Palermo.

Il passaggio aggiuntivo, infatti, riguarda proprio l’areazione della stanza per circa 15 minuti e la sanificazione dei filtri degli impianti ogni settimana.

Tutti gli operatori, com’è noto, indosseranno dispositivi di protezione individuale. Dpi che però vanno classificati e scelti in base al tipo di rischio relativo alla procedura odontoiatrica da applicare.

In uno studio recente, “Covid-19 Pandemic: What Changes for Dentists and Oral Medicine Experts? A Narrative Review and Novel Approaches to Infection Containment”, condotto dalla stessa Campisi e da Maria Eleonora Bizzoca e Lorenzo Lo Muzio dell’Università di Foggia, e pubblicato sull’International Journal of Environmental Research and Public Health, viene sottolineato quanto “il dentista adesso debba essere ancor più capace di distinguere quali procedure siano particolarmente pericolose ed adattare i dpi sulla base della procedura che sta per affrontare”, afferma Campisi.

L’attenzione principale adesso si focalizza su procedure come l’ablazione tartaro che, com’è comprensibile, provocano dispersione di goccioline, “droplet”, nell’aria attraverso l’uso di strumenti rotanti.

Il vademecum del ministero quindi distingue tra scenari a:
– bassa probabilità di diffusione del contagio
– media probabilità di diffusione del contagio
– elevata probabilità di diffusione del contagio

Nel dettaglio, si considerano prestazioni che prevedono: contatto con saliva; con saliva e sangue; con saliva e sangue e produzione di aerosol nell’aria.

Gli operatori, dal dentista all’assistente alla poltrona alla segretaria, si “barderanno” con la stessa tipologia di dispositivi di protezione (camici, guanti monouso e braccioli, mascherine almeno ffp2, schermi facciali, occhiali protettivi, cuffie o caschi, tute).

Il paziente, con mantellina idrorepellente, è quindi pronto per la visita. “Tutto deve essere pronto, compresa la cartella se non elettronica, e coperto prima dell’ingresso del paziente che, una volta seduto in poltrona, non dovrà toccare nulla e, se poco collaborante – pensiamo ai pazienti disabili -, dovrà anche essere munito di guanti”, aggiunge Campisi.

Anche la bocca del paziente dovrà essere disinfettata prima di ogni procedura “con un disinfettante, come l’acqua ossigenata, per circa trenta secondi e anche con la clorexidina, un battericida – specifica – e solo a quel punto si può procedere con la prestazione”.

L’area di intervento viene quindi isolata, ove possibile, con la diga di gomma rispetto al resto della bocca in modo tale che gli strumenti non entrino in contatto con zone non pertinenti e per ridurre del 70% le particelle sospese nell’aria. Il protocollo sanitario prevede anche l’uso di aspiratore doppio o chirurgico e la predilezione, se possibile, di procedure manuali.

“Ciò che mi sento di consigliare ai pazienti è quello di osservare e di vedere cambiate le procedure che abbiamo descritto. Si può dire infatti che adesso, rispetto al passato- conclude Campisi- si possa ritenere ancora più sicuro recarsi in visita dal dentista”.

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