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Salute e benessere

L'intervista al prof. Luigi Buonaguro

Virus “vaccini preventivi” contro i tumori? L’approfondimento con l’esperto del “Pascale”

Nel laboratorio “Modelli Immunologici Innovativi” dell’Istituto di Napoli è stata definita per la prima volta l’omologia tra antigeni tumorali e antigeni virali.

Tempo di lettura: 4 minuti

Un concetto innovativo che potrebbe rivoluzionare le terapie anticancro ed aprire la strada alle vaccinazioni preventive è stato dimostrato in uno studio condotto dall’Istituto Nazionale Tumori IRCCS “G.Pascale” di Napoli, il più grande polo oncologico del Mezzogiorno che da sempre, oltre all’aspetto clinico, ha dedicato tempo e risorse alla ricerca scientifica di alta qualità. Nel laboratorio “Modelli Immunologici Innovativi” dell’Istituto, diretto dal professore Luigi Buonaguro (nella foto, intervistato da Insanitas), è stata definita per la prima volta l’omologia tra antigeni tumorali e antigeni virali. La ricerca firmata da Concetta Ragone e Carmen Manolio è stata pubblicata sull’autorevole rivista internazionale “The Journal for Immunotherapy of Cancer”.

Secondo lo studio condotto dal suo laboratorio, una infezione virale ad opera di un virus influenzale, erpetico o da Papilloma virus potrebbe funzionare come “vaccinazione preventiva” contro il cancro. In che modo?
«Abbiamo condotto tutta una serie di analisi, le quali dimostrano che i virus possono presentare al sistema immunitario degli antigeni molto simili a quelli che possono essere presentati da un tumore. Quando un soggetto, nel corso della sua vita, è esposto ad un virus e ha risposto dal punto di vista immunologico, ha sviluppato una memoria immunitaria. Pertanto, nel momento in cui, malauguratamente, dovessero iniziare a replicarsi delle cellule tumorali nell’organismo e se queste dovessero avere antigeni molto simili a quelli che il soggetto in questione ha già incontrato nel corso della vita per un’infezione virale, potrebbe risvegliarsi la memoria immunologica e bloccare la replicazione delle cellule tumorali sul nascere, non permettendo mai al tumore di svilupparsi. Tutto ciò può accadere senza avere alcun sentore che stia succedendo. Oppure la memoria immunitaria potrebbe contenere la replicazione, farla progredire più lentamente, in modo tale che tutti i trattamenti di cui noi disponiamo (farmaci, chirurgia, radioterapia) possano avere una maggiore efficacia»

Cosa fa scattare il meccanismo della memoria immunitaria?
«È lo stesso principio della vaccinazione in cui diamo al nostro organismo qualche cosa che è molto simile al patogeno reale, sia esso virus o batterio. Nella vaccinazione noi induciamo la memoria immunitaria che rimane nel nostro organismo, in genere, per tutta la vita. Nel momento in cui, nel corso della vita, un soggetto incontra il vero agente patogeno contro cui è stato vaccinato e per il quale ha sviluppato una memoria, il suo sistema immunitario comincia subito a reagire in maniera molto veloce e potente. Pertanto, in questo caso particolare noi stiamo proponendo, perché i dati sperimentali ci suggeriscono fortemente questo, che la memoria immunitaria indotta da una qualunque infezione nel corso della vita può subito essere richiamata e stimolata a reagire nel momento in cui dovesse presentarsi un tumore nel nostro organismo che ha lo stesso o un antigene molto simile a quello del virus che abbiamo incontrato tanti anni prima»

Questa omologia è stata riscontrata con i virus, potrebbe essere riscontrata anche con i batteri?
«Pensiamo di sì, ma ancora è soltanto un’ipotesi»

Nel caso in cui, invece di essere contratto naturalmente, il virus viene trasmesso tramite vaccinazione potrebbe avere lo stesso effetto?
«Se nella sequenza del vaccino c’è un antigene che può essere simile a quello di un tumore, certamente sì»

Questo è un concetto innovativo nella lotta ai tumori, quali orizzonti si aprono sul fronte delle terapie anticancro e dei vaccini?
«In primis, dobbiamo dire che ci sono persone più fortunate di altre perché se un individuo ha incontrato un determinato virus e ha sviluppato quella memoria immunitaria può essere protetto o avere un vantaggio rispetto ad un’altra persona. Inoltre, noi possiamo usare questi antigeni virali per la vaccinazione antitumorale, per cui a questo punto si potrebbe prospettare anche una situazione di vaccinazione preventiva nei confronti dei tumori, non soltanto terapeutica»

Come referente del Pascale potrebbe parlarci dei risultati di un altro studio condotto nel suo Istituto sui pazienti affetti da tumore al colon che hanno contratto il Coronavirus?
«I miei colleghi hanno rispostato i casi di tre pazienti in cui sembrerebbe presentarsi un effetto oncolitico da parte del virus Sars-Cov-2. In generale è un concetto che conosciamo perché in letteratura scientifica esistono vari virus oncolitici ovvero che entrano nelle cellule tumorali e ne determinano la morte (la lisi appunto). I colleghi hanno quindi osservato questo tipo di fenomeno anche nel caso del Coronavirus che potrebbe avere un effetto litico nei confronti delle cellule tumorali».

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