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Villa Sofia-Cervello, la Cgil: «Urgente la stabilizzazione dei precari storici»

24 Settembre 2020

Il sindacato: «A molti di loro scadrà il contratto a novembre, ma ancora non sanno nulla del loro futuro lavorativo».

 

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PALERMO. «Si sta creando un’emergenza nell’emergenza: oltre all’aumento dei casi di Covid, il personale precario dell’Ospedale Villa Sofia-Cervello, che ha contribuito senza sosta al buon funzionamento della struttura, in forte carenza di organico, si trova in situazione critica: a molti dei precari storici scade il contratto a novembre e non sanno niente del loro futuro».

Lo affermano Anna Maria Tirreno, segretario Cgil Palermo, Sergio Sortino, segretario aziendale Fp Cgil Palermo, Giuseppe Aiello, segretario generale Filcams Cgil Palermo e Andrea Gattuso, segretario generale Nidil Cgil Palermo, aggiungendo: «Si tratta  di oltre 100 unità tra infermieri, psicologi, radiologi, operatori socio sanitari, tecnici di laboratorio, assistenti sociali, personale amministrativo. Vista la gravità del problema, che ha un impatto negativo a livello organizzativo per l’ospedale, e a livello economico e sociale per i lavoratori, e vista la possibilità di utilizzare le risorse provenienti da fondi nazionali e comunitari per il rafforzamento del sistema sanitario, chiediamo di condividere con urgenza percorsi che portino a una soluzione della vicenda e quindi alla stabilizzazione di personale che lavora con contratti precari in alcuni casi anche da oltre 8 anni».

A lanciare l’allarme per la sicurezza dei lavoratori dell’Ospedale Villa Sofia-Cervello e per il rischio che non vengano rinnovati i contratti a figure necessarie all’ospedale è la Cgil Palermo, assieme alle sue categorie Filcams Cgil Palermo, Fp Cgil Palermo e Nidil Cgil Palermo, impegnate in questi giorni in assemblee con i lavoratori, dove si registra lo stato di fibrillazione.

«Si stanno acuendo alcune criticità già viste nel periodo del lockdown sulla sicurezza dei lavoratori- precisano Tirreno, Sortino, Aiello e Gattus- A Villa Sofia-Cervello insistono lavoratori di tutti i tipi: a tempo indeterminato, lavoratori precari, lavoratori di aziende private appaltatrici di servizi (come vigilanza, pulimento, sanificazione e manutenzione). Un mondo composito, di lavoratori che svolgono negli stessi reparti compiti diversi ma di uguale importanza rispetto a quelli dei lavoratori diretti e con diverse molteplicità di contratti applicati, tempo determinato, indeterminato, co.co.co., ma senza pari diritti e retribuzioni, pur svolgendo anch’essi un ruolo pubblico».

Cgil, Fp, Filcams e Nidil puntano anche il dito sulle «disparità di trattamento tra lavoratori precari e diretti: i tamponi non vengono eseguiti a tutti allo stesso modo».

«La sicurezza, nello stesso posto di lavoro, sembrerebbe dipendere dal contratto di applicazione. Coloro che hanno contratti più deboli hanno una minore tutela dal punto di vista dei diritti e della sicurezza. Per cui, ad esempio- proseguono Tirreno, Gattuso, Aiello e Sortino- i lavoratori di vigilanza, pulimento, sanificazione e manutenzione, sono sempre a stretto contatto con i reparti Covid, nonché con i pazienti, proprio per i compiti da loro svolti. Eppure non vengono considerati per l’effettuazione dei tamponi, che sono la condizione primaria per garantire la sicurezza e la salute di tutti i lavoratori e non solo di quelli a tempo indeterminato (medici, infermieri, psicologi etc). Inoltre questi lavoratori non ricevono le giuste informazioni relative ai casi riscontrati di Covid nei reparti, non hanno spogliatoi e sono costretti a portarsi a casa le loro divise, con tutti i relativi rischi».

Per la stabilizzazione dei lavoratori, la Cgil indica altri percorsi possibili: «C’è anche lo strumento della Legge Madia, che all’art. 20 comma 2° prevede la possibilità di stabilizzare il 50 per cento del personale precario che abbia prestato servizio almeno per tre anni nelle amministrazioni pubbliche- aggiungono Tirreno, Sortino, Aiello e Gattuso- Ma tutto questo è possibile se si interviene entro il 31 dicembre 2020. Come sindacato vogliamo difendere questi lavoratori, sia per garantire il rispetto della sicurezza e della salute nel loro lavoro, sia per arrivare a una composizione di questa ‘vertenza precari’. Il solo lavoro pubblico che vogliamo è quello stabile e a tempo indeterminato, perché solo così si garantiscono la qualità e la professionalità delle pubbliche amministrazioni».

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