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Villa Sofia-Cervello, i lavoratori precari entrano in stato di agitazione

28 Ottobre 2020

La Cigl sollecita la stabilizzazione di medici, infermieri, operatori socio sanitari, tecnici e personale non sanitario che svolge importanti funzioni amministrative e di ricerca.

 

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PALERMO. Proclamato lo stato di agitazione dei lavoratori atipici dell’azienda Villa Sofia-Cervello, di cui oltre 100 precari “storici”.

Cgil Palermo, Fp Cgil Palermo e Nidil Cgil Palermo hanno comunicato la decisione in una nota inviata oggi al direttore generale, al direttore amministrativo e al direttore sanitario dell’azienda.

Il sindacato chiede il superamento di una lunga stagione di precariato, che riguarda figure come medici, infermieri, operatori socio sanitari, tecnici e personale non sanitario che svolge importanti funzioni amministrative e di ricerca.

«Tante volte abbiamo sollecitato l’azienda a risolvere il nodo del precariato, fenomeno presente da anni all’interno della struttura ospedaliera. La stabilizzazione dei contratti, molti dei quali sono in scadenza a novembre, non è quindi solo relativa alla necessità di fronteggiare l’emergenza Covid-19- dichiarano Anna Maria Tirreno (Cgil Palermo), Sergio Sortino (Fp Cgil Palermo) e Andrea Gattuso (segretario generale Nidil Cgil Palermo)- In considerazione dell’assenza di un riscontro alle richieste di incontro inviate negli ultimi dieci mesi, constatato il mancato utilizzo degli strumenti previsti dalla normativa per la stabilizzazione dei precari nelle pubbliche amministrazioni (art.20 del decreto legislativo 75 del 2017) e in mancanza di notizie sulla proroga dei contratti in corso, siamo costretti a proclamare lo stato di agitazione del personale sanitario e non sanitario che opera con contratti di lavoro atipico».

L’agitazione parte oggi e resterà in atto fino a quando Cgil, Fp e Nidil, in rappresentanza dei lavoratori, non riceveranno una risposta alle richieste avanzate. «Tra i lavoratori c’è molta tensione- dicono Cgil, Fp e Nidil- Qualora non ci fosse un riscontro, siamo pronti a forme più dure di mobilitazione».

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