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paralisi viso

ASP e Ospedali

Chirurgia maxillofacciale

Villa Sofia- Cervello, delicato intervento chirurgico contro una paralisi del viso

Il primario Dario Sajeva: «Non originale né pionieristica, tuttavia è una procedura chirurgica raffinata che viene eseguita normalmente in diversi centri in Italia, dove la chirurgia maxillo-facciale e la chirurgia ricostruttiva della testa e del collo si affermano ad un certo livello».

Tempo di lettura: 2 minuti

PALERMO. È stato eseguito presso la Chirurgia maxillofacciale degli Ospedali riuniti Villa Sofia-Cervello un delicato intervento di “rianimazione “ microchirurgica di una paralisi del viso in un paziente, sottoposto mesi fa ad un intervento di resezione di un tumore intracranico del nervo acustico.

A seguito dell’intervento aveva patito gli effetti previsti di una paralisi completa del nervo facciale che anima i muscoli mimici del volto.

È stato realizzato, quindi, un delicato intervento microchirurgico che consiste nel collegare (anastomizzare) il tronco del nervo che non riceve più impulsi ad un ramo motore di un altro nervo cranico integro (trigemino) che ne possa riabilitare la capacità conduttiva verso i muscoli paralizzati.

L’intervento chirurgico è stato eseguito dal dott. Dario Sajeva (nella foto) in equipe con i dott. Giuseppe Lo Baido e Daniela Bagnasco.

«Questo intervento, non originale né pionieristico– dice Sajeva- è una procedura chirurgica raffinata che viene eseguita normalmente in diversi centri in Italia, dove la chirurgia maxillo-facciale e la chirurgia ricostruttiva della testa e del collo si affermano ad un certo livello».

Si tratta di un intervento con bassa morbilità post-chirurgica e una notevole percentuale di successo terapeutico, potendo rianimare selettivamente o completamente la funzione mimica del volto. Inoltre si effettua su un set di pazienti selezionati e non ha alcuna efficacia nelle paralisi inveterate dove i muscoli sono “irresponsivi” agli stimoli contrattili.

«È un intervento delicato, non eccezionale- aggiunge Sajeva- Ci piace ricordarlo perché è strumento terapeutico efficace in diverse condizioni di interesse oncologico e traumatologico che potrebbero essere intercettate verso un recupero di funzione anziché avviate, attraverso inutili attese o senza indirizzo, verso deficit cronici».

E conclude: «Ci piace soprattutto se ne parli semplicemente, senza sensazionalismi o narcisismi mediatici, in un momento in cui la cronaca giudiziaria e i default denunciati del sistema assistenziale sembrano affermare una verità diversa da quella che anima la professione del medico e di un operatore sanitario in genere: la capacità e la voglia di produrre salute».

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