Via libera al corso di medicina a Enna, ma il Miur ribadisce: «Eventuali titoli rilasciati non avrebbero alcun valore»

21 Luglio 2016

Il ministero dell'Istruzione replica così al nullaosta contenuto nell'ordinanza del Tribunale di Caltanissetta. CrisafullIi: «Le sentenze non si commentano, si applicano. Come spero voglia finalmente fare il Miur..».

 

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ENNA. Botta e risposta fra il Miur e il Fondo Proserpina dopo l’ordinanza del Tribunale di Caltanissetta che ha dato il via libera al corso di medicina dell’Università romena Dunarea de Jos Galati, nato a Enna grazie proprio al Fondo Proserpina presieduto dall’ex parlamentare del Pd Vladimiro Crisafulli.

Al Tribunale collegiale di Caltanissetta si era rivolto il Minister (attraverso l’Avvocatura dello Stato) chiedendo un provvedimento d’urgenza per «l’immediata interdizione alla prosecuzione dell’attività didattica» dell’ateneo, dopo che in primo grado, a febbraio scorso, il Tribunale nisseno aveva confermato la legittimità dei corsi avviati presso l’Università Kore e nei locali dell’Asp ai quali si era opposto il Miur.

In secondo grado con l’ordinanza del 19 luglio il Collegio ha considerato meritevoli le ragioni del ministero per quanto riguarda il profilo del “fumus boni iuris”, ossia la presunzione dell’esistenza di sufficienti presupposti per applicare un istituto giuridico, riconoscendo nello specifico l’abuso del diritto dell’Unione Europea da parte dell’Università romena e della “Proserpina”.

Tuttavia ha deciso che non vi è “periculum in mora”. Non c’è, per il giudice, nessun pericolo di un pregiudizio imminente e irreparabile e quindi i corsi possono andare avanti. Come, se vorrà, potrà andare avanti, con un giudizio di merito, il Ministero.

«Abbiamo atteso con serenità l’ulteriore epilogo della vicenda, sicuri delle nostre buoni ragioni- aveva dichiarato l’amministratore unico del Fondo Proserpina Srl, Vladimiro Crisafulli, subito dopo la decisione collegiale- Oggi, come ieri, le sentenze non si commentano, se ne prende atto e si applicano. Come spero voglia finalmente fare il Miur».

La risposta del Miur non si è fatta attendere. Sul sito istituzionale del Ministero una nota chiarisce che si «prende favorevolmente atto dell’ordinanza del Tribunale di Caltanissetta depositata il 19 luglio, che ha ritenuto “fondate le doglianze del MIUR per ciò che concerne il profilo del fumus boni iuris” affermando che l’iniziativa relativa alla costituzione di una facoltà di medicina a Enna da parte dell’Università Dunarea de Jos di Galati e della Fondazione Proserpina è in contrasto con l’ordinamento nazionale e comunitario».

Secondo il Ministero, quindi, «risulta pertanto confermato, come già fatto presente all’Università Dunarea de Jos e alla Fondazione Proserpina fin dallo scorso mese di settembre, che eventuali titoli rilasciati all’esito di tali corsi non avrebbero alcun valore né a fini accademici né ai fini professionali e non potrebbero essere riconosciuti né da altro Ateneo né da altra Autorità pubblica».

E la nota prosegue: «Già il giudice di primo grado aveva affermato la possibilità di un provvedimento successivo del Ministero per disconoscere l’efficacia dei titoli di studio. Anche al fine di tutelare la posizione degli stessi studenti frequentanti tali corsi, il Ministero sta quindi valutando ogni possibile ulteriore azione al fine di ricondurre nel più breve tempo possibile questa spiacevole situazione nell’alveo della legalità e di fornire puntuali indicazioni alle Università per confermare la non riconoscibilità del titolo di studio».

Crisafulli non ci sta: «Il Tribunale di Caltanissetta ha stabilito, con molta chiarezza, che – spiegano i legali Augusto Sinagra e Anna Lucia Valvo, nell’interesse della Fondazione/Fondo Proserpina, rappresentata dal suo amministratore Vladimiro Crisafulli – non solo mancano le ragioni dell’urgenza pretese dal Miur ma, altresì, qualsiasi fondamento di danno denunciato dal Ministero. Nel merito il Tribunale di Caltanissetta, non potendo esorbitare dai limiti della giurisdizione cautelare, ha correttamente rinviato l’esame delle argomentazioni del Miur all’eventuale giudizio ordinario che, eventualmente, potrebbe essere proposto dallo stesso Ministero». Ministero che a sua volta aveva già detto, all’esito dell’ordinanza, di stare valutando “ogni possibile ulteriore azione”.

«Il Miur- aggiungono gli avvocati Sinatra e Valvo- non inizierà mai un giudizio ordinario, perché mancherebbe la legittimità della causa petendi e del petitum. In altre parole, il Miur, non ha cosa chiedere al giudice ordinario, ma vorrebbe che questo si pronunciasse al posto del giudice amministrativo sulla legittimità dei titoli di laurea che il Ministero sa bene di dover poi riconoscere. Giustamente, il Tribunale di Caltanissetta non ha detto nulla di quanto pretendeva il Miur e cioè l’invalidità dei titoli. Sotto questo punto di vista, il comunicato prontamente diffuso dal Miur appare abusivo e fuorviante perché diffonde notizie prive di fondamento e, forse, di competenza dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato e dell’Autorità delle comunicazioni».

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