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Veterinari convenzionati sul piede di guerra: «Lesa la nostra dignità professionale»

14 Novembre 2019

Oltre 340 in Sicilia, operano con varie tipologie di contratti nelle Asp e negli Istituti zooprofilattici: «Basta con la violazione dell'applicazione del contratto di lavoro». Il 20 novembre terranno un sit-in a Palermo, davanti l'assessorato regionale alla Salute.

 

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PALERMO. Sul piede di guerra i medici veterinari convenzionati, oltre 340 in tutta la Sicilia. In un duro documento di protesta, sottolineano di operare con varie tipologie di contratti nelle Asp e negli Istituti zooprofilattici e puntano l’indice contro “l’indifferenza della politica siciliana che bandisce concorsi per la dirigenza veterinaria lamentando una falsa mancanza di personale”.

«Non intendiamo più sopportare ulteriori silenzi e soprusi», aggiungono, annunciando pertanto per mercoledì 20 novembre una manifestazione a Palermo davanti la sede dell’assessorato regionale alla Salute per chiedere «l’immediato incremento a 38 ore settimanali dell’incarico a tempo indeterminato, la modifica dell’articolo 2 (commi 2,3 e 4) del D.A 2113 del 2017 e l’applicazione concreta del contratto A.C.N. nella sua interezza per porre definitivamente fine a una situazione lavorativa lesiva della dignità professionale e non più sostenibile».

Abbiamo contattato ieri l’assessorato alla Salute per avere una replica, non appena dovesse arrivare la pubblicheremo.

Intanto, gli autori della protestano denunciano che nei concorsi dedicati ai veterinari in Sicilia «viene permesso l’inserimento di personale non ancora in possesso di specializzazione e quindi totalmente privo di esperienza sul campo».

«Ancora una volta la politica non valorizza l’esperienza professionale dei medici veterinari convenzionati, già formati e presenti sul territorio, negando l‘incremento delle ore di incarico e preferendo sperperare risorse e denaro pubblico», aggiungono.

Infine, sottolineano: «Basta con la violazione dell’applicazione del contratto, vincolando i medici veterinari a poche ore di incarico, con carichi di lavoro non sostenibili. Basta con la mortificazione professionale di una categoria che da decenni ha contribuito al miglioramento sanitario del patrimonio zootecnico, al controllo capillare della filiera alimentare, agli approfondimenti laboratoristici per la ricerca di malattie trasmissibili, al benessere animale, alla prevenzione del randagismo e alla tutela della salute pubblica».

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