Giovanni Mazzola

Varianti del Coronavirus, l’infettivologo Mazzola: «Ecco caratteristiche e rischi»

18 Febbraio 2021

L'intervista di Insanitas al primario di Malattie Infettive dell'ospedale Sant'Elia di Caltanissetta.

 

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CALTANISSETTA. Da quando il virus Sars-Cov-2 ha fatto la sua comparsa sono state registrate numerose varianti, ma mai come in queste settimane l’allarme è aumentato in tutto il mondo, con tre mutazioni che hanno destato non pochi timori da parte della comunità scientifica. Sono le varianti inglese, sudafricana e brasiliana, contro le quali si sta cercando di capire quali vaccini possono funzionare o meno. A preoccupare di più è quella inglese, ormai presente anche in Sicilia.

Il primario di Malattie Infettive dell’ospedale Sant’Elia, Giovanni Mazzola (nella f0to), ci spiega quali sono i rischi e le potenziali conseguenze della diffusione.

Quali sono le potenziali conseguenze delle varianti emergenti di SarsCov 2?
«Sicuramente una più rapida diffusione del virus dovuto all’aumentata trasmissibilità; tuttavia con le varianti attualmente identificate non ci sono evidenze di un incremento di severità della malattia Covid-19 e quindi della mortalità non correlata all’aumento dei casi. Un’altra conseguenza è il rischio potenziale che le varianti acquisiscano la capacità di eludere la diagnosi effettuata con i test di laboratorio attualmente disponibili; per esempio ci potrebbero essere minori probabilità diagnostiche utilizzando tests in PCR (tamponi molecolari) che hanno multipli bersagli per la ricerca del virus».

E quindi che altro dobbiamo temere?
«La preoccupazione maggiore è relativa al rischio che le varianti possano sfuggire all’ immunità costituitasi naturalmente (come nel caso dei pazienti guariti) oppure indotta dai vaccini. In questo momento non sono emersi dati su un potenziale impatto negativo relativamente all’efficacia dei vaccini , infatti il virus avrebbe la necessità di accumulare un gran numero di mutazioni per potere eludere la risposta anticorpale indotta. Tuttavia alcune mutazioni ,come è stato visto in studi preliminari , sembrano conferire al virus una resistenza all’immunità conseguita naturalmente dal paziente guarito, per cui il rischio di re-infezione con ceppi differenti dall’originale diventerebbe possibile».

E quindi dobbiamo considerare i vaccini sicuramente efficaci?
«Per fortuna le varianti Inglese (B 117) e Brasiliana non producono effetti significativi verso i vaccini ad mRNA, per cui la capacità di neutralizzare il virus rimane intatta utilizzando i prodotti Pfizer e Moderna».

I vaccini allora sarebbero efficaci nella stessa misura anche per le altre varianti?
«Quello mRNA -1273 9 (Moderna) nei confronti della variante Sud Africana ha una attività neutralizzante ridotta di circa 6,4 volte; tuttavia il titolo di anticorpi prodotto nel sangue da questo vaccino rimane oltre i livelli attesi (per la definizione di efficacia) per cui, in sintesi, Moderna è in grado di proteggere dal ceppo Sud Africano. L’azienda farmaceutica americana sta tuttavia testando ulteriori dosi di richiamo (booster) per incrementare il livello degli anticorpi prodotti dal vaccino anche contro questa temibile mutazione. Il vaccino ad mRNA BNT 162b2 (Pfizer) invece ha una riduzione dell’attività neutralizzante il virus Sars-Cov 2 con la variante Sud Africana di solo 0,81 volte, per cui di fatto possiamo considerare l’efficacia immunizzante sovrapponibile al ceppo virale originale. Riguardo al vaccino con adenovirus di Astrazeneca invece esistono segnalazioni di una significativa riduzione di risposta immunitaria neutralizzante verso la variante Sud Africana».

Tutto questo negli studi clinici, ma nella vita reale gli effetti dei vaccini sono confermati?
«Certamente giungono notizie confortanti dalla vaccinazione di massa che si sta attuando in tutto il mondo ma il reale impatto di questi vaccini ad mRNA nella popolazione rimane ancora sconosciuto e verrà accertato definitivamente nei prossimi anni con gli studi osservazionali in corso nel “setting di Real-World”».

Quali altre domande riguardo i vaccini rimangono ancora senza risposte?
«Come prima cosa non sappiamo se il soggetto vaccinato è in grado di trasmettere l’infezione eventualmente acquisita in forma asintomatica. Inoltre non conosciamo la durata dell’immunità indotta e non siamo in possesso di dati sulla sicurezza di questi vaccini a distanza di anni. Non abbiamo osservazioni sufficienti per potere affermare in via definitiva che questi vaccini siano efficaci e sicuri nei bambini e nelle donne in gravidanza. Infine sappiamo che il genoma di Sars-Cov 2 sembra relativamente stabile ma non è ancora noto come il virus risponderà alla pressione selettiva indotta dalla vaccinazione di massa».

Come si comportano le varianti nei confronti degli antivirali a base di anticorpi?
«Anche su questo argomento non abbiamo dati definitivi ma preliminarmente , come riportato recentemente dal prof A.S.Fauci in un editoriale sulla prestigiosa rivista JAMA, le varianti (in vitro) sarebbero parzialmente resistenti agli anticorpi monoclonali attualmente autorizzati e anche al siero iperimmune da convalescente».

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