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Dal palazzo

Vaccini contro il Coronavirus, l’approfondimento con l’infettivologo Cascio

L'intervista di Insanitas al direttore di Malattie Infettive del Policlinico “Giaccone”, che dice la sua pure su un eventuale passaporto sanitario per i vaccinati.

Tempo di lettura: 5 minuti

Prima il vaccino Pfizer, poi quello Moderna, ora anche l’AstraZeneca. Inoltre si attende per marzo il via libera dall’Ema anche del Johnson & Johnson. La campagna anti-Covid in Sicilia, così come nel resto d’Italia, va avanti tappa dopo tappa. Sul tema Insanitas ha intervistato Antonio Cascio (nella foto), direttore dell’Unità Operativa di Malattie Infettive del Policlinico “Giaccone” e docente di Malattie Infettive all’Università di Palermo.

L’OMS ha raccomandato AstraZeneca anche per gli over 65 anni e sostiene che può essere usato anche contro le varianti. Lei che ne pensa?
«Ad oggi abbiamo pochi dati sugli anziani, ma non vuol dire che il vaccino non funzioni in chi ha più di 65 anni. Io sono dell’idea che funzionerà ugualmente in tutte le fasce di età ed anche nei soggetti più fragili. Fra meno di un mese dovrebbero essere disponibili nuovi dati che mi auguro potranno confermare questa teoria».

Perché ci sono dei dubbi sul fatto che AstraZeneca sia efficace con la variante sudafricana?
«Il vaccino di Oxford/AstraZeneca, sulla base di studi preliminari condotti in Sudafrica e anticipati da media e ricercatori britannici, ancora in attesa di validazione, pare che sia efficace solo al 10% sui casi di contagio lieve o moderato relativi alla sola variante sudafricana del Covid. Mancano, però, i dati sull’impatto del vaccino nei casi di contagio grave e si aspettano comunque ulteriori evidenze che documentino meglio la situazione».

Con AstraZeneca quanti mesi per assicurarsi l’immunità?
«I dati attualmente disponibili indicano che già dopo 4 settimane dopo la prima dose si raggiunge un livello di protezione efficace che si mantiene fino alla dodicesima settimana. L’effetto della seconda dose apparirebbe più consistente quanto più ci si avvicina alla 12° settimana, l’AIFA ha quindi raccomandato che la seconda dose sia somministrata idealmente nel corso della 12° settimana (da 78 a 84 giorni) e comunque ad una distanza di almeno 10 settimane (63 giorni) dalla prima dose».

Alcune categorie di persone (insegnanti, forze dell’ordine, detenuti) ritengono di essere destinatari di un farmaco (AstraZeneca) meno efficace degli altri…
«È vero, raccolgo simili lamentele da un po’ di tempo. In realtà tendo a rassicurare tutti. Il vaccino è efficace tra il 60 e il 75% nel prevenire la malattia sintomatica lieve e nel 100% per la malattia grave e la morte. Il vaccino AstraZeneca potrà essere distribuito e somministrato molto più rapidamente rispetto agli altri attualmente disponibili e in questa fase l’obbiettivo deve essere quello di vaccinare il numero più alto di persone possibile. Non è il momento di fare i capricci».

Il vaccino Johnson & Johnson dovrebbe essere autorizzato dall’Ema a marzo, si tratta di una buona notizia perché è stato testato sulla variante sudafricana. Come funziona?
«Si tratta di un vaccino a vettore virale simile a quello dell’AstraZeneca e sembrerebbe funzionare contro la variante 501Y.V2».

Come vi siete comportati con i no-responder ai vaccini Pfizer e Moderna?
«Ancora non si hanno dati ufficiali e indicazioni specifiche su cosa fare di fronte ad una persona che non ha risposto al vaccino con la produzione di anticorpi. Se la persona in questione dovesse essere un operatore sanitario impegnato in area Covid, senza alcuna esitazione, proporrei di fare un altro ciclo vaccinale possibilmente con un vaccino diverso che al momento è quello dell’AstraZeneca».

Cosa segnala Aifa nel primo rapporto sui vaccini Covid-19?
«Le segnalazioni di eventi avversi riguardano soprattutto (99%) la prima dose del vaccino Comirnaty (Pfizer e BioNTech), che è stato il più utilizzato. Sono pervenute 7.337 segnalazioni su un totale di 1.564.090 dosi somministrate (tasso di segnalazione di 469 ogni 100.000 dosi), di cui il 92,4% sono riferite a eventi non gravi, come dolore in sede di iniezione, febbre, astenia/stanchezza, dolori muscolari. Con Comirnaty sono state osservate anche cefalea, parestesie, vertigini, sonnolenza e disturbi del gusto mentre con il vaccino Moderna, nausea e dolori addominali. Meno frequenti sono le altre reazioni locali e i dolori articolari diffusi. Come atteso, la febbre è stata segnalata con maggior frequenza dopo la seconda dose rispetto alla prima. Gli eventi segnalati insorgono prevalentemente lo stesso giorno della vaccinazione o il giorno successivo (85% dei casi). Del 7,6% di segnalazioni classificate come “gravi”, per le quali è in corso la valutazione del nesso causale con i vaccini, tre su quattro non hanno richiesto intervento specifico in ambito ospedaliero. Nel periodo sono stati segnalati anche 13 decessi avvenuti nelle ore successive alla vaccinazione che, nelle segnalazioni più dettagliate e complete di dati, non sono risultati correlati alla vaccinazione e sono in larga parte attribuibili alle condizioni di base della persona vaccinata. Le analisi condotte sui dati fin qui acquisiti confermano quindi un buon profilo di sicurezza di questi due vaccini a mRNA. L’ampio numero di segnalazioni non implica che siano emerse criticità inattese, ma è indice dell’elevata capacità del sistema di farmacovigilanza nel monitorare la sicurezza».

È d’accordo su un eventuale passaporto sanitario per i vaccinati?
«Sì, il passaporto potrebbe permettere una più precoce riapertura dei locali pubblici. Chi ha il passaporto potrebbe entrare liberamente, chi non lo ha dovrebbe fare un tampone rapido prima di entrare. Distanziamento ed areazione dovranno comunque continuare ad essere mantenute».

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