vaccinazioni obbligatorie Gianfranco Fidone

Vaccinazioni obbligatorie nel Lazio, l’associazione Vaccipiano presenta ricorso al TAR

23 Giugno 2020

La vicenda approda al TAR Lazio, il quale dovrebbe esprimersi sulla questione nel giro di un mese

 

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Il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, con una ordinanza pubblicata nel bollettino ufficiale regionale lo scorso 17 aprile 2020, ha disposto per i “soggetti di età superiore ai 65 anni” nonché per i “medici e personale sanitario, sociosanitario di assistenza, operatori di servizio di strutture di assistenza, anche se volontario”, l’obbligo di sottoporsi a vaccinazione antinfluenzale.

Secondo l’ordinanza, avente ad oggetto “Ulteriori misure per la prevenzione e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-2019. Ordinanza ai sensi dell’art. 32, comma 3, della legge 23 dicembre 1978, n. 833 in materia di igiene e sanità pubblica. Disposizioni in merito alla campagna di vaccinazione antinfluenzale e al programma di vaccinazione anti-pneumococcica per la stagione 2020-2021”, il suddetto obbligo decorre – per i soggetti di età superiore ai 65 anni – dal 15 settembre 2020 o, dalla data di compimento dei 65 anni, se successiva, previa acquisizione della disponibilità dei vaccini e deve essere adempiuto entro il 31 gennaio 2021; per il personale sanitario dal 15 settembre 2020 e deve essere adempiuto entro il 31 gennaio 2021.

Secondo quanto, si legge nell’ordinanza, al mancato rispetto delle prescrizioni consegue, per i soggetti di età superiore ai 65 anni, “l’impossibilità di prendere parte ad assembramenti presso centri sociali per anziani, case di riposo o altri luoghi di aggregazione che non consentono di garantire il distanziamento sociale”, mentre, per il personale sanitario e socio sanitario, “l’inidoneità temporanea a far data dal 1° febbraio 2021, allo svolgimento della mansione lavorativa, ai sensi dell’articolo 41 co. 6 del d.lgs. 81/2008, nell’ambito della sorveglianza sanitaria da parte del medico competente di cui all’articolo 279 e correlata alla rivalutazione del rischio biologico a cura del datore di lavoro, ai sensi degli artt. 271 e ss. del decreto citato”.

 L’Associazione Vaccipiano, da anni impegnata nella difesa dei diritti costituzionali e civili, insieme ad un gruppo di cittadini laziali ultrasessantacinquenni ed operatori sanitari, ha conferito incarico agli avvocati Gianfranco Fidone, Anna Chilese e Barbara Barolat Massole, al fine di impugnare dinanzi al TAR del Lazio un’ordinanza che pare presentare numerosi profili di illegittimità.

“In caso di mancato rispetto dell’obbligo di vaccinazione antinfluenzale – afferma l’avvocato Gianfranco Fidone – vi saranno abnormi conseguenze sulla categoria degli over 65 e del personale del comparto sanità, sul piano delle restrizioni a libertà fondamentali riconosciute dalla nostra Costituzione e dall’ordinamento comunitario. La scelta della Regione Lazio è legata, inspiegabilmente, alla necessità di fronteggiare l’emergenza Covid-19 mediante la vaccinazione obbligatoria antinfluenzale, per le due categorie di cui si è detto. Fra i numerosi aspetti affrontati nel ricorso, vi è l’incompetenza del Presidente della Regione Lazio ad emettere provvedimenti gravemente restrittivi di libertà fondamentali in assenza di misure omogenee sul territorio nazionale ed in assenza di presupposti logici, scientifici e statistici a sostegno della determinazione adottata, peraltro destinata a spiegare effetti con riguardo ad un periodo successivo al termine dell’emergenza Covid-19 del 31/07/2020″.

“La Regione Lazio, sulla scorta della “esasperazione” del principio di precauzione – prosegue il legale – ha dunque posto a rischio diritti costituzionalmente sanciti, in assenza di qualsiasi presupposto di legge. La parola andrà, a questo punto, al TAR Lazio, il quale dovrebbe esprimersi sulla questione nel giro di un mese, in sede cautelare. Siamo stati supportati, nel nostro lavoro, dagli avvocati Rosario Giommarresi, Salvatore Brighina e Andrea Nicosia, i quali hanno redatto un parere legale che ha evidenziato diverse criticità nell’ordinanza”.

 

 

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