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USA, 50 mila casi di Covid in un giorno: Trump acquista tutte le scorte mondiali di remdesivir

2 Luglio 2020

L'amministrazione Usa acquisterà il 100% della produzione farmaceutica di luglio e il 90% di quella di agosto e settembre

 

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Per la prima volta il bilancio giornaliero dei nuovi contagi da coronavirus negli Usa ha superato quota 50.000. La California ha ripristinato il lockdown sul 75% del territorio dello Stato mentre nuovi record di infezioni sono stati toccati in Texas e Arizona. A Houston, in Texas, gli ospedali hanno raggiunto il 100% della capienza mentre società come McDonald’s e Apple hanno fatto dietrofront sui piani di riapertura.

I contagi negli Usa sono schizzati a 2,68 milioni mentre i decessi sono oltre 128.000. Secondo i dati di Johns Hopkins University, alle 20:30 di mercoledì a Washington risultano 52.898 nuovi casi per un totale di 2.682.270. I decessi sono 128.028. “Penso che ad un certo punto sparirà. Lo spero”. Così il presidente Donald Trump in un’intervista a Fox News insiste sul fatto che il coronavirus prima o poi se andrà, da solo e comunque, ha aggiunto, “avremo molto presto un vaccino”.

Intanto però gli Stati Uniti hanno acquistato praticamente tutte le scorte mondiali per i prossimi tre mesi del remdesivir, uno dei due farmaci che hanno dimostrato di funzionare contro il Covid-19. È stato Alex Azar, il segretario alla Salute, a dare l’annuncio dello “straordinario affare” concluso dal presidente Donald Trump, con Gilead Sciences, la società californiana che lo produce. “Per quanto possibile, vogliamo garantire che qualsiasi paziente americano che abbia bisogno del remdesivir possa ottenerlo”, ha spiegato il ministro.

Il farmaco è pensato per disinnescare il meccanismo mediante il quale il virus si replica e magari surclassa il sistema immunitario dell’ospite. A maggio ha ottenuto l’approvazione urgente dalla Food and Drug Administration (FDA) americana; e alla fine di giugno, quella dell’Agenzia europea per il farmaco, l’Ema, prima dell’ok definitivo della Commissione.

La raccomandazione dell’Ema si basa sui risultati preliminari del più grande studio finora condotto sul redemsivir, pubblicato sul New England Journal of Medicine, secondo cui accelera di 4 giorni (da 15 a 11 giorni) il recupero dei pazienti più gravi (ma uno studio realizzato in Cina e pubblicato da Lancet non ne ha confermato l’efficacia).

L’amministrazione Usa acquisterà il 100% della produzione farmaceutica di luglio e il 90% di quella di agosto e settembre in modo da poter curare circa 80 mila pazienti. Il farmaco è decisamente costoso: 309 dollari per fiala, pari a un totale di 2.340 dollari per l’intera cura. A maggio la Gilead aveva donato al governo americano il suo intero magazzino. E in 127 Paesi poveri e a medio reddito, la società già permette ai produttori di fornire una versione generica del farmaco. Ma adesso i Paesi europei rimarranno a bocca asciutta: non saranno in grado di acquistarlo o produrlo.

Se l’Europa, seppur con diverse zone d’ombra, sta uscendo dalla pandemia, rimane il timore di una possibile seconda ondata in autunno; ma gli Stati Uniti sono ancora immersi in pieno nella crisi: sono la nazione più colpita al mondo, solo martedì sono stati segnalati 47.000 nuovi casi e conta praticamente un quarto dei 10 milioni di contagi nel mondo.

L’amministrazione Trump ha già dimostrato di essere pronta a superare, in termini di offerte e manovre, qualunque altro Paese pur di garantire le forniture mediche di cui ha bisogno per gli Stati Uniti: a marzo fece clamore la notizia che la Casa Bianca aveva tentato di convincere l’azienda tedesca CuraVac a produrre un vaccino esclusivamente per gli americani. L’attuale mossa unilaterale allarma anche per le prospettive future, ad esempio nel caso in cui si arrivi a un vaccino.

L’altro farmaco, insieme al remdesivir, risultato efficace contro il Covid-19 è uno steroide economico e molto usato, il desametasone, che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito “una svolta” nella lotta contro il virus.

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