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Dal palazzo

L'approfondimento

Un virus con numerose mutazioni: ecco le varianti del Sars-Cov-2

Ad illustrarle ad Insanitas è l’infettivologo Antonio Cascio, Direttore della UOC di Malattie Infettive e Tropicali del Policlinico “Giaccone” e professore all’Università di Palermo.

Tempo di lettura: 4 minuti

Da quando è scoppiata la pandemia da Sars-Cov-2 abbiamo sentito dire centinaia di volte che il virus muta, infatti, questo processo si verifica quando si replica o crea copie di se stesso leggermente modificate. Un virus con una o più mutazioni viene indicato come variante del virus originale. «Tutti i virus, incluso il SARS-CoV-2, mutano nel tempo. La maggior parte delle modifiche ha un impatto minimo o nullo sulle proprietà del virus. Tuttavia, alcune mutazioni possono influenzarne la facilità con cui si diffonde, la gravità della malattia, le prestazioni dei vaccini, delle terapie o degli strumenti diagnostici ed ancora le misure di salute pubblica e sociali che potrebbero essere adottate- spiega l’infettivologo Antonio Cascio, Direttore della UOC di Malattie Infettive e Tropicali del Policlinico “Giaccone” e professore all’Università di Palermo- L’OMS, in collaborazione con partner, reti di esperti, autorità nazionali, istituzioni e ricercatori, monitora e valuta l’evoluzione del SARS-CoV-2 da gennaio 2020. Durante la fine del 2020, l’emergere di varianti che rappresentavano un rischio maggiore per la salute pubblica globale ha spinto la caratterizzazione di specifiche varianti di interesse (VOI) e varianti di preoccupazione (VOC) (variants of concern), al fine di dare priorità al monitoraggio e alla ricerca globali e, in definitiva, per informare la risposta in corso alla pandemia di COVID-19».

Varianti di preoccupazione (VOC)

«Viene definita variante di preoccupazione di SARS-CoV-2 quella che ha dimostrato di essere associata a uno o più dei seguenti cambiamenti con un grado di rilevanza per la salute pubblica globale: aumento della trasmissibilità o un peggioramento dell’epidemiologia del COVID-19; aumento della virulenza o cambiamento nella presentazione clinica della malattia; diminuzione dell’efficacia delle misure della sanità pubblica e delle misure sociali o della diagnostica disponibile, dei vaccini, delle terapie» ha riferito ancora il professore Cascio. Parliamo in questo caso della variante Alpha, Beta, Gamma e Delta.

La variante Alpha è stata identificata per la prima volta nel Regno Unito ed ha dimostrato di avere una maggiore trasmissibilità rispetto alle varianti circolanti in precedenza (trasmissibilità superiore del 37%). La maggiore trasmissibilità si traduce in un maggior numero di infezioni e, quindi, in un aumento del numero dei casi gravi.

Identificata, invece, in Sud Africa la variante Beta non sembra caratterizzata da una maggiore trasmissibilità ma potrebbe indurre un parziale effetto “immune escape” nei confronti di alcuni anticorpi monoclonali, per questo motivo tale variante viene monitorata con attenzione.

Quella di origine brasiliana è la variante Gamma che presenta una maggiore trasmissibilità e un possibile rischio di reinfezione. Non sono disponibili evidenze sulla maggiore gravità della malattia.

Ed infine la variante Delta, che sta diventando predominante nel nostro Paese, rilevata per la prima volta in India. Include una serie di mutazioni che la rendono maggiormente trasmissibile. Desta particolare preoccupazione anche per la possibilità di reinfezione.

Segue la Tabella dell’eCDC con le VOC aggiornato al 22 luglio

Varianti di interesse (VOI)

«Si tratta di varianti di SARS-CoV-2 che possiedono mutazioni che potrebbero influenzare la trasmissibilità del virus, la gravità della malattia, la risposta al vaccino o alle terapie o influenzare negativamente i risultati dei kit diagnostici» precisa Antonio Cascio. Di questa categoria fanno parte la variante nigeriana, filippina, colombiana, peruviana e indiana.

Segue la Tabella dell’eCDC con le VOI aggiornato al 22 luglio

Variante Delta

«È stato appena pubblicato sul New England Journal of Medicine, lo studio sull’efficacia dei vaccini nel proteggere dalla malattia in pazienti con variante Delta – fa presente il professore Cascio – L’efficacia sia di Pfizer che di Astra Zeneca è bassa (inferiore al 50%) nei vaccinati con solo una dose mentre in chi ha ricevuto doppia dose la protezione è pari rispettivamente all’88% nei vaccinati Pfizer e al 67% nei vaccinati Astra Zeneca».

Quali sono i sintomi della variante Delta?

«I sintomi sono simili a quelli osservati con il ceppo di Coronavirus originale e altre varianti, tra cui tosse persistente, mal di testa, astenia, febbre e mal di gola. Allo stesso tempo, i pazienti COVID-19 nel Regno Unito hanno riferito che alcuni sintomi sono leggermente diversi per la variante Delta. Secondo i dati dello ZOE COVID Symptom Study. La tosse e la perdita dell’olfatto sembrano essere meno comuni. Mal di testa, mal di gola, naso che cola e febbre sembrano essere più comuni» conclude Antonio Cascio.

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