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palliative

Umanizzazione delle cure, il progetto biennale all’Asp di Messina

16 Settembre 2020

Si è svolto all’interno dei percorsi assistenziali presso i sette Presidi Ospedalieri dell’Asp.

di Redazione

MESSINA. “Sperimentazione del modello Health Humanisation”: è il progetto di sviluppo dei processi di umanizzazione all’interno dei percorsi assistenziali realizzato all’Asp di Messina a partire da settembre 2018.

Per una durata biennale, si è svolto presso i sette Presidi Ospedalieri dell’Asp: “San Vincenzo” di Taormina, “G. Fogliani” di Milazzo, “Ospedale Civile” di Lipari, “Cutroni Zodda” di Barcellona P.G., “Barone Romeo” di Patti, Ospedale di S.Agata M., “San Salvatore” di Mistretta.

Il Gruppo di Lavoro umanizzazione delle Cure è costituito da Adriana Ferruccio, Francesca Ceravolo, Katia Merlino, Graziella Messina, Gian Fausto Saglimbeni, Angela Salvo e Giovanna Vinci

L’umanizzazione all’interno dei percorsi assistenziali investe vari ambiti e pone attenzione alla persona nella sua totalità considerando i suoi bisogni fisici, psicologici e relazionali. Il concetto fondamentale è che non esistono malattie, ma persone che si ammalano, ciascuna con la propria specifica individualità somatica, psicologica e sociale.

L’équipe psico-sociale dedicata ai processi di umanizzazione delle cure ha interagito con enti istituzionali partner presenti nel territorio e sostenuto azioni sistemiche per la promozione e la presa in carico globale dei soggetti fragili, familiari e operatori dei servizi ospedalieri e territoriali.

Due anni di intense attività svolte dai tre team, formati da psicologi e assistenti sociali, si sono occupati di promuovere percorsi di integrazione tra ospedale- territorio e valorizzare la presenza attiva del Terzo Settore, ponendo particolare attenzione alla cura delle dinamiche relazionali interne e al rapporto tra operatore sanitario/paziente e operatore sanitario/colleghi, senza trascurare azioni che possano migliorare anche il comfort dei luoghi di cura, ad esempio attraverso il contributo artistico degli studenti dell’istituto d’arte, spazi dedicati alla lettura grazie alla donazione di libri da parte della comunità locale e piante ornamentali donate dai vivai locali.

I professionisti coinvolti sono stati facilitatori nella realizzazione dei processi di umanizzazione, orientando le proprie azioni verso il rispetto e la specificità della persona, la cura della relazione con il paziente/cittadino, il diritto di accesso facilitato alle informazioni ed anche dell’accessibilità, vivibilità e comfort dei luoghi di cura.

Considerando l’importanza di attenzionare e prendersi carico della relazione e della comunicazione, i team hanno accolto e valorizzato il mondo emozionale degli operatori sanitari, all’interno del contesto lavorativo attraverso focus group e colloqui di counselling psicosociale in risposta all’evidente bisogno espresso di essere ascoltati e sostenuti.

Applicando la metodologia della ricerca sociale e il coinvolgimento degli stakeholder nei servizi alla persona, sono state coinvolte numerose associazioni del Terzo Settore che hanno proposto e realizzato attività che favoriscono la continuità del rapporto con il mondo esterno.

Per tale ragione è stato avviato un proficuo lavoro di rete, facilitando l’accesso e la collaborazione attiva dei volontari all’interno dei reparti, con l’obiettivo di ampliare i servizi rivolti al cittadino/paziente, realizzare attività ludico-ricreative per i piccoli pazienti ed offrire il sostegno/supporto ai pazienti e ai loro familiari.

Sono state molto significative le giornate di informazione, sensibilizzazione e promozione della salute che hanno coinvolto i professionisti sanitari, il mondo della scuola, gli enti locali e i cittadini, ad esempio attraverso eventi sulla donazione di sangue, organi, tessuti e cellule “Diamo il meglio di noi”, in cui è stata anche inaugurata l’autoemoteca aziendale con la partecipazione del Direttore Generale Paolo La Paglia; sulla sensibilizzazione della fibromialgia “Cento città contro il dolore”; sulla sensibilizzazione vaccinale “Influ day”.

Grazie alla collaborazione del Comitato Consultivo Aziendale, l’equipe di professionisti ha posto attenzione alla valutazione della qualità percepita dai cittadini elaborando un report sul livello di soddisfazione del ricovero ospedaliero, per individuare gli aspetti del servizio ospedaliero che possono essere migliorati per offrire un’assistenza che risponda sempre più ai bisogni dei pazienti.

In relazione all’emergenza sanitaria Covid-19 i team dell’umanizzazione delle cure hanno incrementato la loro attività di facilitatori dell’informazione e della comunicazione attraverso la collaborazione con l’Equipe Psico-sociale dell’Emergenza, l’ascolto attivo ed il sostegno psico-sociale agli operatori sanitari, ai cittadini/pazienti, ai loro familiari e alle associazioni e, la diffusione costante e capillare di brochure informative, linee guida, circolari, raccomandazioni, lettere di sostegno/supporto.

La sfida è stata quella di costruire e diffondere una cultura formativa dell’umano che potesse sostenere e incoraggiare, confortare e accogliere, sollecitare e supportare, integrare e includere. È qui che risiede la forza propulsiva del progetto in termini di azione tras-formativa. È qui che si dovrebbe posare lo sguardo sanitario-ospedaliero: sul processo di trasformazione umana, per far fiorire il divenire possibile, il pieno essere dell’altro (L. Mortari, Filosofia della cura, Raffaello Cortina, Milano, 2015).

Ogni percorso assistenziale si nutre di sensibilità, gesti, posture esistenziali, sguardi e, soprattutto, di relazioni umane che “squadernano” universi significanti che sono in grado di promuovere processi di cambiamento. Intraprendere e continuare a percorrere la strada dell’umanizzazione è un promettente tentativo per mettersi in ascolto e in dialogo con il “sentire” umano, valorizzando tutte le diverse fondazioni esistenziali della soggettività in tutte le periferie umane.

Una nuova idea di ospedale come di una realtà che non è scissa dal contesto sociale ma in esso si inserisce e con esso collabora proficuamente. Un ospedale umano e vitale, dove la persona sofferente incontra l’attenzione degli operatori sanitari e mantiene il contatto con il fluire incessante della vita esterna.

Un processo di cambiamento sistemico, che in quanto tale, deve essere agito in piccole dosi, costante nel tempo e senza interruzioni.

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