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Turista operata a Ragusa scrive a Razza: «Grande professionalità al “Giovanni Paolo II”»

24 Ottobre 2019

Ecco la lettera inviata all'assessore regionale alla Salute per lodare «l’efficienza e la prontezza nell'intervento, nonché la rara accoglienza e cura che un malato si augurerebbe di incontrare sempre».

 

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«Egregio Assessore della Salute Siciliana, vorrei brevemente citarle la mia recente esperienza da paziente presso l’Ospedale Giovanni Paolo II di Ragusa».

È il prologo di una lettera inviata a Ruggero Razza da M. N., con l’obiettivo di evidenziargli «l’efficienza, la professionalità e la prontezza nell’intervento, nonché la rara accoglienza e cura che un malato si augurerebbe di incontrare sempre quando si trova in una situazione di bisogno e di sofferenza».

Ecco il seguito della missiva:

«Nel mese di agosto mi trovavo a trascorrere le mie vacanze estive a Modica (Rg) con mia figlia, Elisabetta Di Marco e mio genero Giovanni Esposto, originario del medesimo Comune. Il giorno 15 agosto ho accusato fortissimi dolori alla “bocca dello stomaco” accompagnati da febbre alta. Dal momento che avevo già avuti rari episodi simili ma molto meno acuti, avevo già effettuato le analisi del sangue e l’ecografia all’addome. Pertanto sapevo che, tornata a Roma, dove abito, avrei dovuto affrontare un intervento chirurgico per rimuovere la colecisti piena di calcoli».

«La crisi si attenuava nei dolori nella medesima serata, ma il giorno dopo decidevamo di recarci presso l’Ospedale Giovanni Paolo II di Ragusa, perché gli stessi si erano ripresentati».

«Effettuavo una visita in intramoenia col Dott. Rosso Nunzio che, dopo aver effettuato la sua visita e visti i miei precedenti accertamenti, e compresa l’urgente e la gravità, organizzava il mio ricovero per l’indomani nel reparto di Chirurgia».

Il 17 agosto venivo ricoverata e riuscivo ad effettuare tutti gli accertamenti necessari, compreso il colloquio con l’anestesista, per affrontare il lunedì successivo il primo intervento di bonifica del coledoco. Vorrei sottolineare che il tutto avveniva a ridosso del ferragosto».

«Successivamente, posto che il primo intervento era stato da me superato brillantemente senza problematiche di alcuna natura, mi veniva chiesto dal Dott. Rosso se volessi effettuare il secondo intervento di rimozione della mia colecisti presso l’Ospedale di Ragusa o se avessi preferito invece tornare a Roma per effettuarlo comunque in breve tempo».

«Aggiungeva che, se avessi deciso per Ragusa, mi avrebbe operato lui stesso il mercoledì successivo (21 agosto), prima di andare anche lui in ferie. Senza doverci riflettere a lungo, optai per restare a Ragusa, dove ero stata seguita dall’inizio con estrema premura e solerzia anche dal resto dell’equipe di Chirurgia, inclusi gli infermieri, e dove tutti manifestarono segni di orgoglio».

«Di fatto, il 21 agosto affrontavo l’altro intervento, più complicato, lungo ed impegnativo del primo, per questo non effettuato in laparoscopia. Tuttavia, anche questo secondo intervento chirurgico è stato condotto con estrema efficacia ed efficienza».

«Il dott. Rosso, fino al momento della sua partenza, si è interessato alla mia ripresa. E successivamente, tornato dalle ferie ci ha ricontattato telefonicamente per sapere come procedeva la mia salute».

«Durante tutta la mia degenza in Ospedale, ho ricevuto attenzioni da tutta l’equipe del Reparto di Chirurgia, attenzioni che gli stessi rivolgevano anche agli altri pazienti. Cito il Dott. Di Stefano, il Dott. Corallo e il Dott. Ammatuna, presenti in quel periodo estivo. E gli infermieri instancabili, pronti a rispondere ad ogni chiamata, ricordo Rosalba, Santina, Alessandra, Patrizia, Giuseppe e tutti gli altri che ringrazio di vero cuore».

«Ciò che vorrei evidenziare è la professionalità, il clima socievole, paziente e pronto ad accogliere le richieste di chi sta male ma anche lo spirito sereno e collaborativo di chi svolge il proprio lavoro con passione e dedizione insieme ai propri colleghi».

«Le mie vogliono essere parole di lode per un Reparto che ho vissuto e visto funzionare con efficacia ed efficienza tale da farlo emergere a modello da imitare nelle altre realtà ospedaliere, come modello che chiunque nella posizione di paziente vorrebbe incontrare».

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