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Tumori, in Italia sopravvivenza aumentata del 53 per cento rispetto a dieci anni fa

4 Febbraio 2020

Oggi 4 febbraio è la giornata mondiale contro il cancro. I cinque tumori più frequenti sono quello della mammella, (53.500 casi nel 2019), del colon-retto (49.000), del polmone (42.500), della prostata (37.000) e della vescica (29.700).

 

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Oggi 4 febbraio è la giornata mondiale contro il cancro. Un appuntamento ormai istituzionalizzato, con lo scopo di sensibilizzare a livello globale sui tumori.

Lo slogan “I am I will” (io sono io sarò/ farò) scelto per il World Cancer Day, organizzato in tutto il mondo dalla Union for International Cancer Control (UICC) esalta l’importanza dell’agire individuale sulla prevenzione dei tumori.

In Italia nel 2019 sono state stimate 371 mila diagnosi (196.000 uomini e 175.000 donne), mentre erano 373 mila nel 2018: 2000 in meno in 12 mesi.

I cinque tumori più frequenti sono quello della mammella, (53.500 casi nel 2019), del colon-retto (49000), del polmone (42.500), della prostata (37.000) e della vescica (29.700).

In calo, in particolare, le neoplasie del colon retto, dello stomaco, del fegato e della prostata e, solo negli uomini i carcinomi del polmone, che continuano, invece, ad aumentare fra le donne (+2,2% annuo), per la preoccupante diffusione dell’abitudine al fumo di sigaretta fra le italiane.

Il fumo è responsabile del 30% delle morti per neoplasie, imputabili particolarmente alla presenza del catrame ed i suoi derivati e all’acido cianidrico; mentre il benzopirene (idrocarburo aromatico), favorisce l’insorgenza del tumore polmonare (rapporto AIOM-AIRTUM).

In crescita anche il tumore della mammella e, in entrambi i generi, quelli del pancreas, della tiroide e i melanomi (soprattutto al Sud).

Sono questi alcuni dei dati che emergono dal volume “I numeri del cancro in Italia 2019” il censimento ufficiale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica-AIOM, dell’Associazione Italiana Registri Tumori-AIRTUM, di Fondazione AIOM e di PASSI (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia), PASSI d’Argento e della Società Italiana di Anatomia Patologica e di Citologia Diagnostica (SIAPEC-IAP)- arrivato alla nona edizione e presentato a Roma nell’Auditorium del Ministero della Salute nel corso di un convegno nazionale.

Incidenza a livello delle regioni
L’incidenza più alta si registra in Friuli Venezia Giulia (716 casi per 100.000 abitanti), la più bassa in Calabria (559 casi per 100.000 abitanti).

Quanti italiani vivono dopo una diagnosi di tumore
Quasi 3 milioni e mezzo di italiani (3.460.025, il 5,3% dell’intera popolazione) vivono dopo la diagnosi di cancro, cifra in costante crescita (erano 2 milioni e 244 mila nel 2006, 2 milioni e 587 mila nel 2010, circa 3 milioni nel 2015), grazie ad armi sempre più efficaci e alla maggiore adesione ai programmi di screening.

Sopravvivenza in aumento
In aumento anche la sopravvivenza: il 63% delle donne e il 54% degli uomini sono vivi a 5 anni dalla diagnosi. Almeno un paziente su quattro, pari a quasi un milione di persone, è tornato ad avere la stessa aspettativa di vita della popolazione generale e può considerarsi guarito.

Nel nostro Paese, nell’arco di 10 anni, i pazienti vivi dopo la diagnosi di tumore sono aumentati del 53%: erano 2 milioni e 250 mila nel 2010, oggi sono 3 milioni e 460 mila.

Nonostante, però, gli ottimi risultati realizzati nell’assistenza oncologica, secondo l’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) “sono ancora troppe le differenze sul nostro territorio: dall’adesione e copertura degli screening, ancora troppo basse al Sud, alla realizzazione delle reti oncologiche regionali a macchia di leopardo, alla disponibilità solo in alcune regioni più virtuose di terapie efficaci e di test in grado di analizzare il profilo molecolare del tumore. È concreto il rischio, dunque, di pericolose discrepanze a danno dei pazienti”.

In particolare, una delle prossime sfide è risolvere la disparità nell’accesso ad alcune terapie. Sul punto delle divergenze regionali, ad esempio, si evidenzia che la Campania a ottobre 2019, è stata la prima in Italia a fornire gratuitamente a tutti i pazienti colpiti da melanoma la combinazione di due molecole immunoterapiche, nivolumab e ipilimumab e che la rimborsabilità vede dei gap tra Regioni anche sul versante dei test genomici: la Lombardia è stata, a settembre 2019, apripista per la rimborsabilità per le donne con carcinoma della mammella in stadio iniziale (positivo ai recettori ormonali e a rischio intermedio).

SICILIA
La Rete Oncologica Siciliana (V. GURS 18-10-2019 – PARTE I n. 47) è il modello organizzativo che la nostra Regione ha abbracciato con l’obiettivo complesso di assicurare la presa in carico totale dei pazienti oncologici e onco-ematologici su tutto il territorio dell’Isola e dare risposte ad alcune ataviche problematiche, come l’aderenza ai programmi di screening, la prevenzione secondaria e la fuga dei pazienti in altre Regioni.

Su input dell’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza si è perciò intrapreso un cambiamento volto a superare le criticità in materia di esiti per i tumori maligni e cercare anche in questi ambiti di ridurre la mobilità passiva, garantendo cure e assistenza di qualità.

La Sicilia, inoltre, è stata la prima tra le regioni italiane ad aver elaborato un  PDTA in ambito cardio-oncologico.

Il documento è stato realizzato da un Gruppo di lavoro multidisciplinare, composto dai rappresentanti delle principali società scientifiche e coordinato per l’Assessorato, dal cardiologo Giovanni De Luca, dirigente del Servizio 8 “Qualità, Governo clinico e Centro Regionale per la gestione del rischio sanitario e la sicurezza del paziente”- DASOE diretto da Maria Letizia Di Liberti.

TUMORI E FATTORI DI RISCHIO

La ricerca scientifica ha messo in evidenza diversi fattori di rischio circa la comparsa dei tumori e vari trial multicentrici hanno dimostrato che una percentuale di tumori sarebbero prevenibili modificando gli stili di vita (abolizione di fumo e alcol, alimentazione sana ed attività fisica adeguata) e riducendo l’esposizione a sostanze cancerogene e a radiazioni.

Ambiente ed emissioni industriali
Studi epidemiologici indicano incrementi di mortalità per il tumore polmonare per emissioni industriali di raffinerie e poli petrolchimici e degli stabilimenti metallurgici. L’aumento di linfomi non Hodgkin è stato messo in relazione con la contaminazione diffusa di policlorobifenili.

Inoltre preoccupa la crescita del cancro della tiroide, della mammella e del mesotelioma, in aree dove i terreni sono profondamente inquinati da diossina. Dalla valutazione di studi autorevoli è emersa la relazione causa-effetto tra emissioni di polveri e biossido di zolfo e alta incidenza di tumore polmonare.

L’International Agency for Research on Cancer, inoltre, ha recentemente inserito le fibre di fluoro-edenite (simili all’amianto) nel gruppo dei cancerogeni umani certi (gruppo 1).

Le indagini dell’Istituto Superiore di Sanità hanno portato all’osservazione di un eccesso di mortalità per mesotelioma pleurico.

Ancora il benzene, che si trova in alta concentrazione nei vapori della benzina, è possibile causa di leucemia tra i lavoratori dell’industria, delle colle e delle vernici. Il cloruro di vinile o PVC, costituente di materiali plastici di largo impiego, è stato posto in relazione con i tumori del fegato.

L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul cancro ha riconosciuto la diossina (sostanza formata da idrocarburi  aromatici legati ad atomi di cloro) cancerogeno umano certo (gruppo 1) ed è stato dimostrato che si può formare in diversi processi di combustione: motori di auto, navi ed aerei, stufe, caminetti domestici ed incendi forestali.

La fonte accertata, maggiormente significativa  di diossine deriva dai processi inefficienti di combustione, specialmente in elevate quantità di sostanze clorurate: incenerimento di rifiuti solidi urbani e ospedalieri, caratterizzati da una elevata percentuale di prodotti monouso realizzati in PVC (polivinile cloruro).

Le diossine sono gli agenti inquinanti più conosciuti prodotti dagli inceneritori e oltre al cancro dettano danni al sistema immunitario e problemi riproduttivi.

Anche gli ossidi di azoto vengono prodotti principalmente dalla combustione del gasolio nei motoveicoli e dai processi industriali, particolarmente quelli coinvolti nella produzione di energia. L’OMS conferma anche la nocività delle emissioni diesel- cancerogeni certi (gruppo 1) per gli esseri umani e associate ad un rischio  maggiore di tumore polmonare e  della vescica – e la necessità che l’esposizione a questa miscela di prodotti chimici (ossidi di azoto, monossido di carbonio, polveri sottili) sia limitata in tutto il mondo.

Anche pesticidi, fitofarmaci e fertilizzanti sintetici, secondo l’OMS, presentano rischi per quanto riguarda i tumori del sangue, ma anche del polmone, pancreas, colon-retto, vescica, prostata, cervello e melanoma. Il triste primato del peggior cancerogeno del terzo millennio va all’amianto – che l’Agenzia Internazionale della Ricerca sul cancro ha sancito essere agente cancerogeno certo (gruppo 1).

Altre possibili relazioni con:
Alimenti: un numero elevato di sostanze conservanti e coloranti, vengono introdotte nell’organismo con potenziale effetto cancerogeno, come ad esempio, i nitrati usati nella industria conserviera dei salumi, che sono stati implicati nello sviluppo di carcinoma dello stomaco e del colon, ma anche l’affumicatura e la cottura alla brace. Il consumo di alcol: i tumori ad esso correlati sono quelli del cavo orale, faringe, laringe, esofago, fegato ad es.
Virus: spiccano quelli epatitici (HBV, HCV) per i tumori epatici e l’HPV (Papilloma virus umano) per il cancro della  cervice  uterina.
Radiazioni ionizzanti (raggi X e Y) e Radiazioni solari. Queste ultime costituiscono il fattore di rischio più importante per i tumori cutanei, compreso il melanoma.

CANCRO E COMUNICAZIONE SOCIAL

Secondo uno studio presentato nel 2018 dalla Società Europea di Oncologia Medica (ESMO), i tumori sono la malattia più cercata in rete ed, in Italia, quasi il 50% delle pazienti con tumore al seno ricorre ai “social” per condividere l’esperienza della malattia.

Lo studio ha analizzato più di 6.000 tweet relativi al tumore del seno. I social network possono essere importanti per la comunicazione, ma vanno gestiti con molta prudenza in epoca di Fake News. È importante rivolgersi sempre al proprio medico e non affidarsi a dottor google su tutti i temi di Salute.

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