ASP e Ospedali

L'intervista di Insanitas

Tumore ovarico, Scollo: «La Sicilia avrà centri di riferimento regionali»

Il direttore del Dipartimento di Ginecologia ed Ostetricia del Cannizzaro: «In arrivo un decreto assessoriale. È motivo di orgoglio che da altre regioni d’Italia vogliano mutuare il nostro PDTA».

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Il tumore ovarico in Sicilia interessa 500 donne (sono 5 mila in tutta Italia) per una sopravvivenza media a 5 anni non superiore al 37%, soprattutto in casi avanzati. Entro l’estate è atteso il riconoscimento dei centri siciliani di riferimento per il trattamento del carcinoma ovarico, secondo il nuovo Percorso Diagnostico Terapeutico assistenziale (PDTA). L’UOC guidata dal prof. Paolo Scollo (nella foto), direttore del Dipartimento di Ginecologia ed Ostetricia dell’Ospedale Cannizzaro di Catania e professore ordinario di ginecologia e ostetricia all’Università Kore Enna, è prima in Sicilia per volume di ricoveri in ben tre tipologie di intervento: tumore all’ovaio (75), tumore dell’utero (185) e isterectomie (412). Per quanto riguarda il tumore ovarico, il Cannizzaro- con lo stesso volume dell’Arnas Civico di Palermo- è quinto in Italia dietro a realtà importanti della sanità pubblica e convenzionata.

Professore, cosa occorre per essere centri di riferimento?
«Bisogna avere requisiti di riferimento ben precisi, come trattare 30 casi ovarici di prima diagnosi. L’elevata mortalità è causata dalla mancanza di strumenti di prevenzione o di diagnosi precoce e dal fatto che si tratta di un tumore molto complesso e asintomatico per cui il 70% delle diagnosi viene effettuata tardivamente (stadio III o stadio IV) quando le possibilità di cura sono più limitate».

Cosa caratterizza il Pdta?
«Al centro c’è sicuramente la qualità dei trattamenti chirurgici, che indica i centri specializzati nei quali le pazienti affette da tumore ovarico possono trovare l’esperienza, la cultura, la preparazione tecnica, la conoscenza della malattia indispensabili per garantire le cure migliori ed una sempre più lunga sopravvivenza. Il tumore all’ovaio è il più brutto nella sua evoluzione e necessariamente deve essere trattato nei centri di riferimento dove grazie alle cure si è notato un notevole allungamento della vita».

Il modello siciliano viene emulato anche oltre l’Isola?
«È motivo di orgoglio che da altre regioni d’Italia vogliano mutuare il nostro PDTA. L’assessore Ruggero Razza è molto sensibile a questi temi e ha proposto una rete oncologica siciliana con professionisti ognuno per la propria branca, un team di 15 persone specializzate. Nei Pdta un ampio spazio è dedicato alla valutazione genetica, come anche alla qualità dei trattamenti medici a fronte di uno scenario terapeutico ampliatosi negli anni più recenti grazie a nuovi farmaci e allo sviluppo dell’oncologia mutazionale di precisione che ha rivoluzionato il trattamento del carcinoma ovarico. Il Percorso diagnostico terapeutico assistenziale affronta anche il modello gestionale della malattia individuando nella centralità del paziente e nell’approccio multidisciplinare offerto dai centri specializzati l’unico efficace per migliorare le curve di sopravvivenza. Infine uno spazio importante è dedicato ai percorsi psico-oncologici, alla preservazione della fertilità e alla collaborazione con la medicina e l’assistenza sul territorio».

 I centri di riferimento sono in dirittura d’arrivo?
«Sì, aspettiamo il decreto ed entro poche settimane verranno individuati tutti i centri che rispondono ai requisiti per trattare al meglio tutti i pazienti».

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