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Tumore del pancreas, tecnica dell’Ismett pubblicata sulla prestigiosa rivista “The Lancet”

La gastroenteroanastomosi ecoendo-guidata consente di mantenere a lungo termine la possibilità del paziente di alimentarsi regolarmente, migliorandone la qualità di vita. L'approfondimento di Insanitas con la dott.ssa Ilaria Tarantino.

Tempo di lettura: 3 minuti

Dare una nuova speranza ai pazienti con tumore del pancreas non operabili e migliorare in primis le loro condizioni di vita: all’IRCCS ISMETT di Palermo è utilizzata da anni la tecnica della gastro-enteroanastomosi eco-endoscopica. Il centro è stato il primo in Europa, l’unico in Sicilia, e oggi tra pochi in Italia a eseguire l’intervento mini-invasivo che prevede il posizionamento di una protesi metallica tra la parete gastrica e quella intestinale per superare le ostruzioni da tumore del pancreas e gastroduodenali che impediscono ai pazienti di alimentarsi.

Sono stati recentemente pubblicati dalla prestigiosa rivista “The Lancet” i risultati del trial multicentrico sull’utilizzo di questa tecnica eco-endoscopica in pazienti con tumore del pancreas. Lo studio che vede- per l’Italia- solo l’IRCCS ISMETT di Palermo, dimostra che questo tipo di tecniche sono non solo sicure ma possono in maniera significativa migliorare le condizioni di vita del paziente con carcinoma del pancreas in stato avanzato.

L’intervento è volto a fare alimentare per bocca questi pazienti, in cui il tumore avanzato ostruisce lo stomaco e non consente la progressione del cibo. In questi casi le strade terapeutiche tradizionali sono l’intervento chirurgico, ma un paziente fragile è a rischio e i tempi di ospedalizzazione sono lunghi e spesso non c’è ripresa, oppure altri interventi palliativi endoscopici come il posizionamento di protesi nel duodeno che hanno una breve efficacia.

L’intervento di gastroenteroanastomosi ecoendo-guidata, invece, consente con un breve ricovero di 2-3 giorni, di mantenere a lungo termine la possibilità del paziente di alimentarsi regolarmente,  può bere già dopo 24 ore dall’operazione.

«È una rivista internazionale di grande impatto sulla comunità scientifica- commenta Ilaria Tarantino (nella foto), Chief of Endoscopic Ultrasound Service dell’Ismett (della Endoscopy Unit diretta da Mario Traina)  Siamo molto contenti perché lo studio avrà una grossa diffusione che porterà a un cambio di approccio da parte dei medici. La procedura consiste nell’ancoraggio diretto, sotto guida ecoendoscopica e controllo radiologico, dello stomaco all’ansa intestinale a valle dell’ostruzione. Questo ancoraggio avviene mediante l’utilizzo di un dispositivo dedicato con rilascio di una speciale protesi metallica, posizionata tra la parete gastrica e quella intestinale, con formazione di una anastomosi gastro-enterica.

«È una tecnica eseguita su pazienti oncologici con uno stadio avanzato di tumore al pancreas o delle vie biliari non operabili- spiega la dott.ssa Taranino- candidati a regime di chemioterapia e/o radioterapia. Le terapie oncologiche, fondamentali per l’allungamento della vita o addirittura per rendere operabile un tumore all’inizio avanzato, possono essere continuate solo se le condizioni nutrizionali del paziente lo consentono. Non è una tecnica volta alla guarigione della malattia neoplastica ma a migliorare la qualità di vita e la sopravvivenza»

«Ha un’efficacia a lungo termine- aggiunge- pari a quella di un intervento chirurgico ma con meno complicanze. Come tutti gli interventi ha dei rischi ma limitati rispetto a quelli dell’intervento chirurgico. Si tratta di una procedura mini-invasiva della durata di circa un’ora. Il paziente si risveglia senza dolore inizia a bere e a mangiare dopo 24 ore dall’intervento».

Dal 2020 al 2022 i pazienti con tumore del pancreas ostruente il tratto gastroduodenale sono stati trattati con la nuova tecnica o con quella endoscopica tradizionale e inseriti nello studio, i pazienti dell’ISMETT rappresentano il 30% di tutti i pazienti inseriti nello studio internazionale pubblicato su Lancet.

«L’intervento può essere eseguito anche su pazienti anziani- sottolinea la dott.ssa Tarantino- ma deve esserci almeno un’aspettativa di vita di sei mesi. Abbiamo registrato risultati brillanti in pazienti che in seguito all’intervento si sono rialimentati, hanno migliorato le performance, potendo continuare le cure oncologiche senza sospensioni, e poi sono stati operati».

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