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Colon

Tumore del colon, molto meglio prevenire che curare…

1 Marzo 2016

In Italia i casi stimati di tumore al colon-retto sono passati dai 16.000 del 1970 ai circa 50.000 del 2000. Da qui l'importanza di ricorrere a test di screening, è tra loro la colonscopia è quello ideale.

Dott. Paolo Pirrotta, Spec. in Gastroenterologia ed endoscopia digestiva

La prevenzione che ti salva la Vita
Nonostante i risultati incoraggianti raggiunti negli ultimi anni dalla ricerca medica e dalle tecniche terapeutiche, i tumori purtroppo costituiscono ancora oggi una seria minaccia per la nostra salute e spesso una triste sconfitta per il mondo medico.
Nonostante la mortalità sia in riduzione e la sopravvivenza in aumento, le malattie oncologiche si confermano un fenomeno estremamente rilevante, con una domanda di assistenza per il nostro Sistema Sanitario che arriva dai 363.000 nostri concittadini che avranno in questo anno una diagnosi tumorale, ma anche dai circa 3.000.000 di italiani che hanno avuto questa esperienza nella loro vita e che per questo si sottopongono a visite periodiche di controllo ed esprimono nuovi e differenti bisogni socio-sanitari.

I dati pubblicati dalle maggiori società scientifiche di oncologia in Italia indicano che tanto più il tumore è frequente, tanto minore sarà il numero di persone da seguire per riscontrarne una affetta da tumore: una donna ogni 9 ha la probabilità di ammalarsi di tumore della mammella, un uomo ogni 8 ha la probabilità di ammalarsi di tumore della prostata. Per quanto riguarda il tumore del polmone, un uomo ogni 10 e una donna ogni 38 avranno la probabilità di ammalarsi, mentre un uomo su 11 e una donna su 18 di un tumore del colon-retto.

Di tumore si può anche guarire e si guarisce sempre di più grazie alla lotta contro i tumori effettuata da chirurgia, chemioterapia e radioterapia. Ma è importante avere la consapevolezza che si può intervenire prima che il tumore si manifesti, attraverso la prevenzione.

Il primo passo verso la prevenzione è certamente quello di adottare uno stile di vita in grado di ridurre sensibilmente le probabilità di ammalarsi di tumore, basti pensare all’azione cancerogena, scientificamente dimostrata, del fumo di sigaretta o ai benefici di una sana e corretta alimentazione e di un’adeguata attività fisica.

Per alcuni tumori si può fare prevenzione primaria cercando di individuare la malattia in uno stadio in cui ancora non si è instaurata la condizione di tumore ma esistono le condizioni perché questo si possa determinare. Una di queste malattie è rappresentata dai tumori del colon retto che si possono prevenire agevolmente quando si interviene sulla sua condizione predisponente: l’adenoma (polipo).

Il tumore del colon retto. Invasivo (adenocarcinomi), si sviluppa a partire dalle cellule della mucosa del colon retto che costituisce il rivestimento interno dell’organo. Nel 90% dei casi il cancro del colon-retto insorge da una lesione benigna, il polipo o adenoma, la cui rimozione comporta una netta riduzione del rischio di neoplasia. Fortunatamente non tutti i polipi tendono a degenerare; si stima che circa il 25% si trasformi in tumore maligno attraverso una serie di passaggi intermedi legati a mutazioni di carattere genetico (sequenza adenoma-carcinoma). La trasformazione del polipo in tumore invasivo e l’accrescimento di questo è un processo molto lungo che di norma impiega molti anni.

In Italia nel periodo 1970-2000 i casi stimati di tumore al colon-retto sono passati dai 16.000 casi del 1970 ai circa 50,000 casi del 2000. Circa la metà di questo incremento può essere attribuita ad un’aumentata incidenza, mentre l’altra metà può essere ricondotta all’aumentata dimensione della popolazione anziana. Una riduzione dei tassi di incremento è rilevabile dalle più recenti coorti di studio.

I fattori di rischio
Molti dati di letteratura dimostrano che i principali fattori di rischio del cancro del colon sono rappresentati da: fattori ereditari, malattie del colon preesistenti, età e non ultimo lo stile di vita. A proposito dello stile di vita va evidenziato che vari studi hanno documentato che l’alimentazione gioca un importante ruolo come fattore di rischio. Tra i fattori dietetici dannosi, i più documentati sono: l’eccessiva assunzione di grassi animali, di carni rosse e una dieta ipercalorica con zuccheri e carboidrati raffinati. Al contrario, un’alimentazione ricca di vegetali, fibre e cereali sembra ridurre il rischio di cancro colo-rettale. Per il cancro del colon-retto valgono le indicazioni suggerite per la riduzione del rischio cardio-vascolare: dieta ipocalorica, ricca di vegetali e fibre e una regolare attività fisica.

I polipi e i tumori che non rientrano nelle sindromi familiari sono definiti “sporadici” (anche se costituiscono la grande maggioranza dei cancri del colon-retto), ma anche in questi casi sembra vi sia una certa predisposizione familiare (nel 15% circa dei casi): si stima infatti che i parenti di primo grado di persone affette da cancro del colon-retto abbiano un rischio aumentato di 2-3 volte rispetto al rischio generico. In queste persone si consiglia di iniziare la sorveglianza direttamente con la colonscopia 10 anni prima dell’età di insorgenza del tumore nel parente affetto.

Il tumore del colon lo puoi prevenire
In tutto il mondo sono state avviate campagne di prevenzione nei confronti di tali neoplasie in grado di cogliere la malattia in uno stadio in cui non si è ancora determinata o in uno stadio di diagnosi precoce.

Sono stati messi a punto dei tests di screening su misura delle caratteristiche e della storia naturale della malattia. Screening è una parola inglese che sta ad indicare l’invito rivolto ad un’intera popolazione a sottoporsi ad esami semplici che permettono di individuare eventuali tumori in fase iniziale o patologie fortemente predisponenti.

Le lesioni tumorali del colon e, seppure in misura minore i polipi adenomatosi, per le loro caratteristiche strutturali, possono sanguinare fin dai primissimi stadi di sviluppo. Esistono tests di laboratorio adeguatamente sensibili definiti “test per la ricerca del sangue occulto nelle feci” che consentono di identificare lesioni pre-tumorali o tumorali e permettono di avviare accertamenti più approfonditi (principalmente la colonscopia), per verificarne l’origine.

Gli adenomi e i tumori in fase precoce non sanguinano in modo continuativo, ma saltuario, per questo è possibile che ad un primo test, pur in presenza di una lesione, il sanguinamento occulto non sia presente. È quindi necessario, per aumentare la probabilità di identificare un sanguinamento, ripetere periodicamente il test. La periodicità ritenuta ottimale, anche in relazione al lento sviluppo dei tumori, è ogni due anni. In caso di positività del test è indispensabile eseguire gli approfondimenti successivi per individuare la causa del sanguinamento.

Il test ideale di screening è la colonscopia che consente la visione diretta della superficie interna dell’intero colon e del retto. La colonscopia si esegue introducendo per via anale una sonda flessibile del diametro di 11-13 mm fornita di una piccola telecamera che è fatta avanzare delicatamente fino al cieco; eventualmente si può attenuare il disagio dell’esame praticando una sedazione cosciente. Questa indagine permette di osservare direttamente la mucosa intestinale identificando eventuali anormalità come infiammazioni, polipi, tumori, emorragie.

In caso di necessità è possibile prelevare, in maniera indolore, piccoli frammenti di tessuto (biopsie) o asportare eventuali polipi. Se non è possibile eseguire una colonscopia, si potrà ricorrere alla esecuzione di un esame radiologico: come la colonscopia virtuale o il meno indicato Rx clisma opaco con doppio contrasto. Il limite di questi esami è rappresentato oltre alle limitazioni specifiche delle indagini, anche dal fatto che in casi di positività è impossibile intervenire per rimuovere la lesione o eseguire biopsie.

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