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Tumore alla prostata, borsa di studio Veronesi a una ricerca del CQRC

Il progetto di Annamaria Cucina nasce dalle verifiche effettuate dal centro di Spettrometria di massa sul dosaggio del PSA. Il commento di Francesca Di Gaudio.

Tempo di lettura: 5 minuti

Sul tumore alla prostata in futuro la spettrometria di massa potrebbe rappresentare una soluzione innovativa. La risposta all’interrogativo scientifico potrebbe arrivare dai laboratori della UOC Controllo Qualità e Rischio Chimico (CQRC) dell’Azienda Ospedaliera Ospedali Riuniti Villa Sofia-Cervello sotto la direzione scientifica della professoressa Francesca Di Gaudio.

Nell’ambito del programma “Post-Doctoral Fellowships 2024”, la fondazione Umberto Veronesi ha finanziato la borsa di ricerca “Targeted and Untargeted Proteomics to Advance Prostate Cancer Diagnosis and Prognosis” a Annamaria Cucina (nella foto in alto) dottoressa di ricerca in Scienze Chimiche che attualmente svolge la sua attività di ricerca presso il CQRC, braccio tecnico operativo dell’Assessorato alla Salute per le verifiche esterne di qualità dei dati di laboratorio (VEQ).

Il progetto della giovane ricercatrice del CQRC nasce proprio dalle verifiche effettuate dal centro di Spettrometria di massa sul dosaggio del PSA (Prostate Specific Antigen) eseguito dai laboratori pubblici e privati del servizio sanitario. Il progetto propone di sviluppare un metodo di analisi del PSA, che superi le attuali criticità, dando maggiore certezza e sensibilità al dato analitico, attraverso l’uso della metodologia di spettrometria di massa, di cui il CQRC è da anni leader in Italia. Un metodo più sensibile ed accurato fornirà ai clinici, risposte certe e più precoci, che miglioreranno tantissimo la diagnosi, la prognosi e, soprattutto, nel follow-up, il monitoraggio biochimico delle recidive dei pazienti e l’individuazione della presenza di metastasi.

«La borsa di studio inizierà ad aprile, per consentirci di terminare un’altra nostra ricerca in corso e durerà un anno- commenta la ricercatrice Annamaria Cucina – A una prima fase di sviluppo del metodo analitico, quindi con prove a campione, poi seguirà una successiva sul paziente. Il progetto si occuperà di identificare e quantificare l’antigene proteico specifico prostatico, un comune marker utilizzato già nello screening del cancro alla prostata. L’antigene del PSA è una molecola prodotta solo dalle cellule prostatiche, pertanto ne segna la presenza. Quando, a seguito di un cancro, si è stati sottoposti alla rimozione totale della prostata il PSA deve azzerarsi».

«Avere un metodo che segnali precocemente e in maniera certa la presenza anche di piccolissime quantità di questa molecola, consentirà una diagnosi biochimica delle recidive molto più precoce di quelle di diagnostica per immagine (NMR, etc) e ridurre pericolose errate terapie per sospetta recidiva, a causa di tecniche di analisi meno accurate della Spettrometria di Massa. che possono portare a delle errate identificazioni e quantificazioni- aggiunge la ricercatrice- Il progetto affidatoci dalla Fondazione Veronesi è anche quello di avviare in sinergia paralleli studi di proteomica per intercettare eventuali modifiche che potrebbero permetterci di distinguere molecole di PSA e correlate che sono effettivamente tipiche di un paziente che ha un cancro piuttosto che molecole di un paziente che ha un’infiammazione alla prostata che talvolta può alterare questi valori».

Francesca Di Gaudio (foto Insanitas)

«La spettrometria di massa aiuterà la diagnosi precoce in caso di tumori alla prostata e individuerà in maniera più precoce e soprattutto certa le recidive tumorali- aggiunge Francesca Di Gaudio, docente Biochimica della scuola di Medicina e chirurgia dell’università di Palermo- Il campo di applicazione della tecnica si potrebbe anche allargare a situazioni simili come quella del dosaggio del markers biochimico della Tireoglobulina nei casi di tumori alla Tiroide. Se riusciamo a implementare metodi per quantificare in spettrometria di massa anche le macromolecole, quali sono la maggior parte dei markers patologici nella diagnosi, ovviamente potremmo avere una diagnosi certa e più precoce in tante altre patologie».

Il cancro della prostata (PCa) costituisce il tumore più diffuso nella popolazione maschile. Mentre i pazienti affetti da tumore localizzato a basso grado di malignità sono generalmente monitorati attraverso “sorveglianza attiva”, quelli affetti da PCa localmente avanzato sono usualmente sottoposti a terapia ormonale e radioterapia o a trattamento chirurgico (prostatectomia) con effetti collaterali spesso importanti. La limitata conoscenza delle caratteristiche molecolari di queste lesioni restringe le attuali opzioni terapeutiche.

«La tecnica permetterà in caso di tumore recidivo di dosare quantità molto piccole- prosegue Di Gaudio- quindi di individuare prima le presenze di metastasi. Prima si individua la presenza della molecola tanto più saremo certi della presenza di cellule prostatiche malate spesso ancora non visibili con una risonanza o una PET. Quindi, se riusciamo a identificare la molecola caratteristica che ci dà prova anche della presenza di una sola cellula si potrebbe fare una diagnosi precoce. La spettrometria di massa è l’unica tecnica analitica che consente questo percorso perché nasce per identificare con certezza molecole presenti in piccolissime quantità. Una tecnica in espansione che sta invadendo il mondo della diagnostica clinica. Permette di dosare con certezza le molecole che costituiscono lo specifico paziente e, quindi, di rappresentare lo stato patologico di un soggetto e di mirare la terapia a quel particolare tipo di patologia, perché non tutti i tumori sono uguali».

Inoltre la prof.ssa Di Gaudio sottolinea: «Nell’ambito di questa attività e per il controllo qualità il mio obiettivo è da sempre quello di aumentare sempre di più l’affidabilità del dato analitico. Sono tantissime le molecole che via via sono scoperte avere il ruolo di markers particolarmente significativi per i tumori ormai sempre più diffusi. Da anni lavoro per portare la spettrometria di massa dentro tutte le diagnosi di laboratorio e in particolare delle macro molecole come le proteine, gli anticorpi, gli acidi nucleici, etc. Nella spettrometria di massa  è facile dosare piccole molecole, mentre non è semplice dosare quelle di peso maggiore. Mi ero posta questa sfida e tra queste c’era il dosaggio del PSA».

La Fondazione Veronesi ha compreso l’importanza del progetto presentato. Il bando pubblico 2024 della Fondazione Veronesi ha ricevuto 292 domande, tutte di altissimo profilo, e sono state assegnate 120 borse di ricerca, di cui 95 annuali e 25 biennali. La call Veronesi pone attenzione a quei progetti che prevedono un approccio basato sulle nuove terapie e sulla medicina di precisione per il trattamento del cancro.

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