Tumore al pancreas, scoperto biomarcatore: nel team un ricercatore palermitano

5 Ottobre 2020

L'intervista al giovane Domenico Mangiameli, originario di Termini Imerese, borsista nel laboratorio diretto dal professore di oncologia Davide Melisi, dell’Università degli studi di Verona.

 

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Scoperto all’Università di Verona un nuovo biomarcatore (interleuchina 8) che segna un punto di svolta nella cura del carcinoma del pancreas, uno dei più complessi da trattare dal punto di vista clinico. Lo studio, finanziato da AIRC, è stato pubblicato sulla rivista scientifica internazionale “Clinical Cancer Research”.

Nel team il ricercatore Domenico Mangiameli, classe 1994, di Termini Imerese (PA), intervistato da Insanitas. Laureato in “Scienze biologiche” all’Università di Palermo, ha poi proseguito gli studi a Trieste. Da un anno lavora nel laboratorio diretto dal professore di oncologia Davide Melisi, dell’Università degli studi di Verona.

«In questo laboratorio studiamo i meccanismi di chemioresistenza, soprattutto dei tumori del tratto gastrointestinale. In particolar modo, ci occupiamo del carcinoma pancreatico, uno dei tumori solidi più aggressivi per due aspetti: in primis, nelle fasi iniziali è asintomatico, quindi, spesso i pazienti scoprono la patologia in una fase avanzata; inoltre si tratta di un tumore difficile da trattare clinicamente, perché fortemente chemioresistente».

Quali sono i farmaci attualmente utilizzati per il carcinoma del pancreas?
«I trattamenti clinici in commercio per questo tumore sono pochi. Di nuovo utilizzo è il farmaco nanotecnologico chiamato nal-IRI, al centro del nostro studio. È stato effettuato un trial clinico con circa duecento pazienti con carcinoma pancreatico in fase avanzata a cui è stato somministrato il nal-IRI, una nuova composizione di un farmaco già in precedenza utilizzato ossia l’Irinotecan, stavolta contenuto in vescicole lipidiche che veicolano più facilmente il farmaco all’interno delle cellule tumorali».

Avete riscontrato della farmacoresistenza usando il nal-IRI?
«Alcuni dei pazienti che si sono sottoposti a questo trattamento hanno manifestato della chemioresistenza. Il nostro team di ricerca ha scoperto che la proteina circolante Interleuchina 8 è il miglior fattore predittivo per la risposta al trattamento con nal-IRI. Questa scoperta è di fondamentale importanza perché in futuro, con un semplice esame del sangue, sarà possibile per gli oncologi stabilire se il paziente può beneficiare o meno del trattamento con nal-IRI. Questo è l’obiettivo che volevamo raggiungere».

L’interleuchina 8 è un fattore predittivo della risposta al nal -IRI, ma ricopre anche un altro importante ruolo, quale?
«Sempre all’interno di questo studio abbiamo scoperto che l’interleuchina 8, oltre a essere un fattore predittivo per la risposta al trattamento con nal-IRI, può essere utilizzato anche in vitro e in vivo come biomarcatore per determinare i livelli di attivazione della proteina TAK1. Il professore Melisi ha scoperto che TAK1 è una proteina fondamentale nella gestione della chemioresistenza nel carcinoma pancreatico, non soltanto relativamente al nal-IRI ma anche ad altri agenti chemioterapici».

Si aprono quindi nuovi spiragli per il futuro della ricerca in campo oncologico…
«La ricerca oggi sta andando sempre di più a determinare quali sono i fattori implicati nella chemioresistenza. Attualmente non si indaga più sulla singola cellula cancerosa ma si studia in particolar modo il microambiente tumorale, infatti, cellule di diversa natura aiutano e supportano il cancro nella crescita e nella resistenza ai trattamenti. Inoltre, si sta sempre più affermando, grazie alla ricerca scientifica, il concetto di “medicina di precisione”, attraverso la quale è possibile sapere a priori se un paziente potrà o meno beneficiare di uno specifico trattamento chemioterapico».

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