Troppe barriere materiali e culturali: gli ospedali italiani non sono quasi mai a misura dei disabili

1 Aprile 2016

Indagine conoscitiva condotta da «Spes contra Spem» e dall'Osservatorio nazionale sulla salute. Percorso prioritario per quel tipo di pazienti solo nel 36 per cento delle strutture sanitarie, con record negativo al sud (19,4). Nessuna mappa a rilievo, i percorsi tattili si trovano nel 10 per cento delle strutture. E pure gli spazi dedicati latitano...

 

di

Un sentiero di vita in salita, quello dei disabili. Purtroppo quasi ovunque, e pure negli ospedali: in Italia quasi due strutture sanitarie su tre non hanno un percorso prioritario per i pazienti con disabilità, e come se non bastasse  oltre il 78% degli ospedali non prevede spazi adatti di assistenza per le persone con disabilità intellettiva, motoria e sensoriale.

Una triste evidenza, messa nero su bianco da un’Indagine conoscitiva sui percorsi ospedalieri per le persone con disabilità, realizzata dalla onlus “Spes contra spem” con l’Osservatorio nazionale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.

E, pure questo era intuibile, al Sud va peggio che al Nord: nel primo caso per persone con disabilità cognitiva sono previsti percorsi sanitari nel 6,5 per cento degli ambulatori, nel secondo nel 29 per cento.

La ricerca analizza le risposte ad un questionario inviato via web ad un campione di 814 strutture ospedaliere (Asl, Aziende Ospedaliere, Policlinici ed Istituti di Ricerca e Cura a carattere Scientifico) individuate in tutta Italia tra gennaio e settembre del 2014: dieci domande a risposta chiusa sulla presenza di misure, presidi, percorsi clinico- assistenziali e figure professionali , tutte indice del grado di accesso e di cura delle persone con diverse tipologie di disabilità.

FLUSSO PRIORITARIO? MACCHÉ... Solo in poco più di un terzo delle strutture (36%) è previsto un percorso prioritario per i pazienti con disabilità. La percentuale più elevata è nelle regioni del Centro (45,5%), quella più bassa nel Mezzogiorno (19,4%).

PUNTO UNICO DI ACCOGLIENZA. Soltanto il 16,8% delle strutture ha un punto unico di accoglienza per le persone con disabilità: è presente nel 20,9% delle strutture del Nord, in neppure il 13 degli ospedali del Centro-Sud e Isole.

MAPPE A RILIEVO. Nessuna struttura le possiede, mentre il 10,6 per cento è dotato di percorsi tattili: assenti negli ospedali monitorati del Mezzogiorno, sono presenti in circa il 13 di quelli del Centro- Nord.

DISPLAY LUMINOSI. Sono presenti nel 57,8 per cento degli ospedali (45,2 in quelli del Mezzogiorno).

SPAZI DEDICATI. Solo il 12,4 per cento dei Pronto Soccorso esaminati (e nessuno nell’Italia Meridionale) ha locali o percorsi adatti per visitare pazienti con disabilità intellettiva. La percentuale sale, invece, considerando gli ambulatori e i reparti: qui i percorsi clinico assistenziali e locali dedicati sono presenti nel 21,7% delle strutture che hanno partecipato all’indagine conoscitiva.

«In ospedale una persona con disabilità rischia di diventare disabile due volte, perché per avere diritti uguali a tutti gli altri ha bisogno di risposte diverse- afferma Luigi Vittorio Berliri, presidente di Spes contra spem– Prendersi cura di una persona significa riconoscere che davanti ho una Persona, con la sua dignità. È solo “diversa”, non più complicata di altre».

«Due strutture sanitarie su tre sono impreparate ad accogliere persone con disabilità. È un dato che deve farci riflettere sull’importanza di puntare alla centralità della persona nei servizi di cura e assistenza», afferma Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità.

POTREBBERO INTERESSARTI ANCHE...

Seguici su Facebook

Made with by DRTADV