Fabio Venezia

Troina, il sindaco guarito dal Covid: “Soffro per la mia città, blindata come la mia vita”

29 Aprile 2020

Intervista al sindaco Fabio Venezia, da anni vive sotto scorta. Nelle settimane scorse ha contratto il virus ma ora è guarito

 

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Fabio Venezia, il sindaco di Troina che sfida la mafia dei pascoli ha sconfitto anche il Coronavirus. Abbiamo intervistato il primo cittadino del comune “zona rossa”, da cinque anni sotto scorta, per osservare l’epidemia dal suo punto di vista.

Sindaco, 32 giorni malato per via del Covid19. Oggi come sta?

Adesso sto meglio, ho ripreso a lavorare da diversi giorni ed è arrivato anche l’esito del tampone: negativo. Rimarrò a casa qualche altro giorno per precauzione, ma la fase più critica l’abbiamo superata.

Come ha debellato il virus?

Quando sono comparsi i primi sintomi, non ho aspettato l’esito del tampone che, tra l’altro, è arrivato dopo 10 giorni. Ho fatto subito una tac, nella quale si riscontrava un principio di polmonite e ho di conseguenza iniziato subito la cura farmacologica per il Covid19, applicata in ospedale. Ho preso una serie di medicine (l’azitromicina, l’antivirale Plaquenil, punture di eparina) che mi hanno consentito per tempo di aggredire il virus. E quando è arrivato l’esito del tampone le mie condizioni stavano lentamente migliorando. Ho avuto febbre, dolori in tutto il corpo, senso di spossatezza, ho perso anche le capacità olfattive e il gusto. Insomma è stato un momento molto difficile, anche sotto il profilo psicologico.  Mi sono trovato ad avere il virus dentro il mio corpo ma, ovviamente, in quei giorni in cui i dati diramati dalla Protezione civile erano impietosi, dovevo dare una mano nella gestione dell’emergenza, nella mia comunità.

Abituato alle limitazioni, perché sotto scorta dal 2014, come ha vissuto questi giorni?

Le limitazioni della libertà personale le ho già da anni, essendo sottoposto a misure di tutela, però non avevo sperimentato ancora la solitudine. Quando si è sotto tutela non si è quasi mai da soli, questa volta sono stato per diverse settimane rinchiuso in una stanza, nella più completa solitudine. È stata un’esperienza che mi ha fatto riflettere molto sulle conseguenze che le mie scelte, di vita e della mia attività amministrativa, hanno sui miei familiari.  Il fatto che io sia sotto scorta limita anche la loro libertà: non possiamo spostarci liberamente insieme, non possiamo fare una vita normale. Il contagio da Covid, nel tentativo di gestire l’emergenza, mi ha fatto rischiare seriamente di contagiare i miei.

Loro come stanno?

Stanno bene, grazie a Dio. Con grande attenzione siamo riusciti a evitare che mia moglie e i miei due bambini si contagiassero.

E gli uomini che garantiscono la sua sicurezza?

Nei primi giorni, quando ho scoperto di avere i primi sintomi, ovviamente ho avuto preoccupazione anche per i miei agenti. Però abbiamo tenuto un atteggiamento di grande prudenza, sia io che loro soprattutto. E quindi si sono salvati. Non è stato facile viaggiare in quattro in una macchina blindata, cercando di contenere il contagio.

Il Coronavirus ha imprigionata la città, per via dell’epidemia che ha colpito l’Oasi Maria Santissima. Come ha vissuto l’idea che anche la città fosse blindata come la sua vita?

Con grandissima sofferenza! Una parte significativa di contagiati erano pazienti disabili e non è stato facile gestirli. Mi sono fatto forza nella consapevolezza di appartenere a una comunità di montagna, resiliente. Una comunità che storicamente, nei momenti di difficoltà, ha sempre trovato la forza di rialzarsi per andare avanti. Ecco in questo momento la comunità, come in altri momenti difficili, quando ad esempio abbiamo sottratto 4 mila ettari di bosco alla mafia è stata vicino all’amministrazione e al suo sindaco, facendo scelte di campo importanti nell’ambito della legalità. In questo caso anche sotto l’aspetto della solidarietà.

Gesti di solidarietà vi sono pervenuta da ovunque

Sì, c’è stata una mobilitazione straordinaria da parte delle istituzioni; il governo nazionale, il Ministro della Difesa Guarini che ha inviato anche il personale sanitario dell’esercito; il presidente della regione Nello Musumeci e l’assessore Razza. La protezione civile nazionale e regionale. Da ogni parte d’Italia tanti gesti concreti, inviando dispositivi di protezione e donazioni. Credetemi è stato moralmente importante in quei giorni tragici. Anche la popolazione ha fatto una gara di solidarietà per aiutare chi era nella sofferenza. Una delle pagine più belle è stata scritta da trenta sarte che, quando mancavano i dispositivi, si sono messe a lavorare giorno e notte per cucire artigianalmente le mascherine per chi ne avesse di bisogno.

Il voto plebiscitario del 2018 ha mostrato l’ampia fiducia che i cittadini riversano in lei.  Troina e la “fase 2”, da dove ripartire?

Ripartiamo ovviamente da una situazione di difficoltà non indifferente, il fatto di essere “zona rossa” ha limitato la libertà anche sotto il profilo lavorativo; ha creato disagio nell’approvvigionamento delle poche realtà produttive rimaste aperte. Ma soprattutto il Covid19 ha colpito il cuore pulsante dell’economia troinese che è appunto l’Oasi, con 700 dipendenti oltre l’indotto. Quindi occorrerà uno sforzo notevole per rimettere in gioco l’economia. Noi abbiamo la fortuna di aver lavorato sodo, in questi anni, sul versante della programmazione e dei finanziamenti. Da qui ai prossimi mesi avvieremo decine di cantieri per milioni di euro che metteranno in moto un settore nevralgico quale l’edilizia e tutto l’indotto collaterale. Stiamo anche lavorando con i miei assessori e collaboratori più stretti per mettere a punto delle iniziative nei settori più colpiti quali la ristorazione, i bar, i piccoli commercianti e così via. Occorre concepire l’aiuto non come sussidio temporaneo ma come occasione di rilancio.

L’Oasi è un’eccellenza scientifica e di umanità, oggi però è commissariata. i dati sui contagi sono confortanti ma c’è un’indagine della procura in corso. Cosa ne pensa a riguardo?

Ritengo sia stato giusto da parte della Magistratura fare luce, così come è stato fatto in centinaia di altri casi a livello nazionale. Ma ho seguito da vicino le fasi dell’emergenza, i giorni precedenti e soprattutto quelli successivi e sono certo che l’Oasi dimostrerà che ha messo il massimo impegno per cercare di gestire la situazione, di attuare le misure di prevenzione. Purtroppo questo è un virus che prende alle spalle, in silenzio. E non è facile da contrastare soprattutto per una struttura come l’Oasi, con centinaia di disabili che non sanno cosa vuol dire il coronavirus. Il focolaio si è presto esteso ma grazie allo sforzo di tutto il personale e anche del commissario della regione, Murolo, si è riusciti a contenerlo.

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