Trauma cranico nei bambini, all’ospedale Cervello un corso di formazione con attori teatrali

5 Ottobre 2018

Intervista video di Insanitas a Patrizia Ajovalasit, Direttore UOC Pronto Soccorso Pediatrico. La simulazione è videoregistrata e sono coinvolti anche gli operatori del 118.

di Valentina Grasso

PALERMO. Migliorare la comunicazione tra i membri dell’equìpe e con gli utenti, consolidare l’integrazione e il coordinamento multidisciplinare, promuovere il lavoro sinergico tra ospedale e territorio.

Questi gli obiettivi del percorso di formazione continua messo a punto all’ospedale Cervello e giunto al suo terzo appuntamento con il “Corso sul trauma cranico maggiore in area di emergenza pediatrica”.

Il piano formativo, studiato per gli operatori sanitari dei vari reparti del Presidio insieme agli operatori del 118, è di stampo statunitense e si basa, non solo su incontri frontali volti all’approfondimento teorico specifico, ma anche su simulazioni pratiche di casi clinici focalizzati su situazioni d’emergenza.

Rispetto al modello americano, il metodo ideato all’ospedale Cervello si distingue per la collaborazione con gli attori teatrali della “Università Europea del Tempo Libero” di Palermo «che ci aiutano- spiega Patrizia Ajovalasit, Direttore UOC Pronto Soccorso Pediatrico- Presidio Cervello- a creare quelle situazioni di difficoltà nelle condizioni di emergenza, legata all’ansia dei genitori. In questi casi gli operatori devono imparare la parte tecnico-professionale dell’emergenza e nello stesso tempo gestire la parte relazionale con i genitori».

Ci sono infatti delle evidenze relative all’efficacia del legame tra l’aspetto professionale-sanitario e l’aspetto comunicativo-relaziona inserito nell’ambito dell’umanizzazione delle cure.

Il caso clinico affrontato durante il corso ha riguardato un incidente stradale in cui sono rimasti madre e figlio. Il bambino, giunto in Pronto Soccorso, è stato accolto in “Sala Rossa” dove attraverso la coordinazione del team è stata eseguita la diagnosi. Ruolo fondamentale è stato quello dello psicologo «che ha gestito la parte conflittuale tra i genitori in modo da facilitare il lavoro dei medici», sottolinea Ajovalasit.

Viene infine analizzato il follow up del paziente al fine di considerare anche le fasi successive alla presa in carico durante la degenza.

La simulazione viene videoregistrata e mostrata ai partecipanti ma anche a un valutatore medico e a un valutatore psicologo. «Il valutatore medico- spiega Ajovalasit- si occuperà di esaminare se effettivamente tutte le cose dal punto di vista medico-professionale sono state fatte secondo il protocollo. Il valutatore psicologo è invece un valutatore dei comportamenti che si occupa di vedere se la comunicazione ha funzionato bene tra gli operatori».

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