Rete HCV

Trattamento dell’Epatite C, in due anni formati in Sicilia quasi 1.500 medici di medicina generale

21 Febbraio 2019

Nell’ambito del progetto “Rete regionale HCV Sicilia” coordinato da Fabio Cartabellotta.

 

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PALERMO. Grazie alla rete HCV Sicilia, un progetto telematico che, in linea con il piano sanitario regionale, rientra nelle reti di assistenza integrata volte a gestire le malattie croniche che necessitano di approccio diagnostico e terapeutico integrato, tramite l’Information and Communication Technology (ICT) – sono stati formati in Sicilia 1.486 medici di medicina generale.

«Un dato significativo- sottolinea Fabio Cartabellotta (nella foto), coordinatore della rete HCV Sicilia e direttore della Medicina dell’Ospedale Buccheri La Ferla Fatebenefratelli di Palermo- perché l’MMG è il primo referente del paziente e ha la responsabilità di affrontare la diagnosi, inviare il malato allo specialista e successivamente gestirlo durante la terapia farmacologica ed il follow up a lungo termine. Allo specialista spetta la conferma della diagnosi e la scelta della terapia più opportuna».

«Proprio per questo- continua Cartabellotta- al centro del progetto rete HCV c’è la formazione e l’educazione continua dei medici di medicina generale, che attraverso il sito internet www.registrohcvsicilia.it possono garantire a tutti i pazienti equità di accesso alla corretta diagnosi dell’epatite cronica e della cirrosi causate da HCV (epatite C) così come alle terapie antivirali indicate».

Lo strumento informatico Rete HCV ha una sezione riservata al personale medico afferente i 41 centri (gli HUB sono recentemente cresciuti a 26) che partecipano alla rete regionale. Grazie a tale sito gli MMG una volta identificati i pazienti, con infezione cronica da virus C residenti in Sicilia, possono inviarli telematicamente (come un centro unico di prenotazione regionale ) al centro più vicino.

Dall’HCV oggi si può guarire, per cui la sfida è quella di non sprecare uno strumento terapeutico che esiste e che guarisce quasi il 100% dei pazienti. È fondamentale informare, sensibilizzare e fidelizzare in rete i medici di medicina generale non ancora aderenti, perché anche i loro pazienti abbiano queste opportunità di cura, considerata l’urgenza di farlo entro la finestra temporale utile.

«Dal 2020, infatti- spiega Cartabellotta- i farmaci antivirali anti-HCV  usciranno dal Fondo speciale, in quanto scadranno i 36 mesi per cui un farmaco è considerato innovativo e può essere inserito nel fondo ad hoc da 500 milioni. Se ad oggi sono stati circa 170 mila i pazienti italiani trattati, per quella scadenza si calcola che ne mancheranno all’appello tra i 190 e i 250 mila, per una spesa variabile tra gli 855 milioni e 1,1 miliardi in tre anni. Un costo che a quel punto, andrà a carico della spesa diretta per i farmaci (sottoposta a payback) e già in atto fuori controllo per via dello sforamento annuo di quasi 2 miliardi rispetto al tetto programmato».

«Dobbiamo impegnarci- sottolinea Cartabellotta- a garantire la cura al maggior numero di soggetti possibile, prima di quella data, perché quando i farmaci anti-HCV andranno a gravare sulla spesa dei farmaci ordinari, per i problemi di spesa che si abbatteranno sulle regioni, tra cui la nostra, l’attuazione della cura potrebbe risultare più complessa».

«In tale direzione- conclude Cartabelotta- i medici di medicina generale sono un anello fondamentale della Rete HCV Sicilia, che rappresenta un modello virtuoso, avendo introdotto in modo innovativo una best practice che, dal 2015 ad ora, ci ha permesso di trattare oltre 12.000 pazienti ed il follow- up finale indica che in oltre il 93% di essi il virus è stato eliminato» (clicca qui).

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