patologie venose

Trattamento delle patologie venose, al cardiologo siciliano Alongi il “Best Ultrasound Assessor”

28 Febbraio 2019

L'intervista al medico agrigentino in servizio all’ospedale Piemonte di Messina, reduce dal premio per la migliore valutazione ecocolordoppler tra 300 professionisti del settore provenienti da tutto il mondo.

 

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MESSINA. Come annunciato nei giorni scorsi, il premio “Best Ultrasound Assessor” è andato al lavoro del giovane cardiologo siciliano Giovanni Alongi (nella foto), scelto per la migliore valutazione ecocolordoppler tra 300 professionisti del settore provenienti da tutto il mondo.

Originario di Agrigento, Alongi è specializzato in diagnostica cardiovascolare non invasiva (ecocardiografia ed ecocolordoppler vascolare) e nel trattamento delle patologie venose. Da quasi tre anni lavora all’ospedale Piemonte-Ircss di Messina in cui si occupa di cardiologia, ecocardiografia e anche angiologia (lo studio dei vasi).

Come ha ottenuto questo importante riconoscimento?
«Al congresso internazionale di flebologia a Cortina D’Ampezzo era stato organizzato un contest. Ci hanno messo a disposizione un ecografo e un simulatore di gamba corredato di vena safena e vena femorale: ognuno degli specialisti presenti doveva prendere il flusso di queste due vene principali della gamba. Dall’analisi congiunta dei dati del flusso e della velocità sono risultato il migliore. Il premio era un vestito confezionato “ad hoc”, mi hanno preso le misure lì davanti a tutti creando anche un momento divertente. È stata una bella soddisfazione».

Tramite la ricerca e sperimentazione di tecniche innovative ha raggiunto importanti traguardi…

«Sono tra i pochi in Italia ad eseguire il CLaCS (Cryo-Laser and Cryo-Sclerotherapy), infatti un’azienda di Milano mi ha appena chiesto di organizzare corsi lì ed estendere la metodica. È una tecnica non ancora approvata dal nostro arretrato sistema sanitario, dove ci si occupa di patologie venose con la sola chirurgia, quindi la metodica più invasiva: motivo per cui questo macchinario si trova nel mio studio privato, è un investimento di tasca mia, senza il supporto di nessun ente pubblico».

In cosa consiste?

«Il CLaCS è nato in Brasile, inventato dal dottore Roberto Kasuo Miyake, e utilizza il laser associato all’infusione di destrosio, quindi glucosio, zucchero al 75%, il tutto su una mappatura a infrarossi. In genere si utilizza per le patologie più semplici, cioè quelle che hanno anche un risvolto estetico/preventivo come i capillari (teleangectasie), un problema solo in minima parte estetico perché deriva da una insufficienza venosa cronica: se il capillare viene trattato solo dal punto di vista estetico il grattacapo ritorna. Tramite la mappatura con “VeinViewer”, un macchinario verde che ho solo io in tutta la Sicilia, si può capire qual è la causa ed eliminare il problema alla radice».

Come si procede in questo caso?

«Le vene reticolari (o nutrici) sono la causa dei capillari, sono un po’ più grosse ma comunque non visibili ad occhio nudo. Con la mappatura VeinViewer riusciamo a vederle e agiamo in doppia azione: una fisica data dal laser, più quella chimica data dal glucosio. In questo modo chiudiamo la vena nutrice e di conseguenza è la fine dello sfogo estetico in maniera duratura perché intervenendo sulla causa hai risolto il problema, evitando la mini-chirurgia».

I cosa consistono i trattamenti di Mousse Emodinamica e la Glue (colla cianocrilato)?

«La Mousse e la Glue si usano per le safene e le vene varicose di grosso calibro. In futuro saranno utilizzati anche per le emorroidi, che in effetti sono vene, il cui trattamento ha dei decorsi ottimi senza anestesia e dolore, al contrario della classica chirurgia con cui il decorso dura un mese, senza contare la problematica della lesione ai nervi. Inoltre, gli studi hanno dimostrato che con la chirurgia il tasso di recidiva è del 50%, le linee guida infatti hanno ormai declassato questa tecnica tradizionale. Oggi ci sono queste nuove tecnologie indolore e non invasive che danno risultati superiori a lungo termine e la sera stessa del trattamento i pazienti possono andare a ballare».

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