Trasfusioni di sangue infetto, ennesimo caso in Sicilia e maxi risarcimento: quasi 600 mila euro

17 Aprile 2016

Il giudice ha riconosciuto un indennizzo di 580 mila euro a un ennese che ha contratto l'epatite C: «Mi sono accorto di essere malato nel 2009, ma la trasfusione l’ho subita in ospedale circa 40 anni fa». L'avvocato: «L’importo del danno è stato maggiorato poiché patisce anche gravi pregiudizi legati alle difficoltà relazionali».

 

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«Mi sono accorto di essere malato solo nel 2009, ma la trasfusione di sangue infetto l’ho subita circa quarant’anni fa». Gli occhi di Carlo, nome di fantasia per rispettare l’anonimato richiesto, mostrano i chiari segni di un disagio interiore molto profondo, più volte sfociato nella depressione.

«Qui in un ospedale dell’ennese, che preferisco non menzionare per una questione di privacy, quando mi hanno ricoverato, non hanno fatto gli opportuni controlli alla sacca di sangue che mi è stata trasfusa e oggi convivo con l’epatite C, nella consapevolezza che la mia malattia nel tempo andrà a peggiorare».

Un ricovero in urgenza, un letto di ospedale che ti accoglie gelidamente ma in cui speri di trovarti in mani sicure, quella siringa che affonda nella tua vena e il sangue che entra in circolo.

Pensi di essere salvo, torni a sperare, continui a credere ma poi, a distanza di anni, scopri che proprio quel liquido color rubino che ti hanno iniettato è malato… e tu sei malato.

Un calvario vissuto da molte persone fra gli anni ’60 e gli anni ’80 in Italia e anche in Sicilia. I dati sulle emotrasfusioni infette sono in continua variazione. C’è chi ha scoperto di essere stato contagiato, chi lo sta scoprendo e chi ancora non lo sa. Eppure qualcuno aveva l’obbligo di effettuare i controlli e quel qualcuno era il Ministero della Salute su cui, oggi, grava una grande “colpa”.

«Nel 2013 mi sono affidato allo studio legale Vignera e ho fatto richiesta di risarcimento danni proprio al Ministero. Abbiamo impiantato una causa e dopo diversi tira e molla, ai primi di aprile il giudice mi ha riconosciuto un risarcimento da 580 mila euro».

Non ci sono soldi che tengono quando in ballo c’è la vita ma almeno c’è un’ammissione di colpa da parte dello Stato: «Ho sbagliato quindi pago».

«La sentenza è di particolare interesse – spiega l’avvocato Silvio Vignera- Non solo per l’entità del risarcimento accordato al mio assistito ma anche per le motivazioni rese dal tribunale. L’importo del danno, infatti, è stato maggiorato poiché oltre al danno biologico, il signor Carlo patisce gravi pregiudizi legati alle difficoltà relazionali. È limitato nelle cure di altre patologie che lo hanno colpito e, in futuro, andrà incontro ad un peggioramento delle condizioni di salute con evidente sofferenza psichica».

Insomma un disastro che rimanda subito ad un’altra storia ancor più triste: mannaia per il Ministero della Salute a fine marzo da parte del Tar di Catania che ha condannato lo Stato ad un maxi risarcimento da 760 mila euro proprio per un altro caso di trasfusione infetta. Ma questa volta a ricevere il denaro sono stati solo i familiari perché l’uomo è morto a 54 anni per cirrosi epatica.

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