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Trapianto polmonare, dalla Sicilia al via un network nazionale per le terapie anti-infezioni

L'approfondimento di Insanitas con l'infettivologa Alessandra Mularoni, direttrice del Servizio Malattie Infettive e Controllo delle Infezioni presso l'ISMETT.

Tempo di lettura: 4 minuti

Negli ultimi anni la sopravvivenza del trapiantato polmonare è migliorata anche grazie alla migliore gestione delle infezioni. Nuovi farmaci si affacciano per la cura del paziente: in campo la terapia fagica ma ancora non esiste una regolamentazione nazionale. Gli infettivologi dei centri trapianti italiani costituiranno un network per condividere esperienze cliniche e scientifiche.

Il trapianto di polmone è la terapia di scelta per l’insufficienza respiratoria in fase terminale secondaria a molte gravi malattie polmonari croniche. Nonostante il miglioramento dei tassi di sopravvivenza negli ultimi decenni, i riceventi di trapianto polmonare soffrono di alti tassi di complicazioni infettive dovute all’immunosoppressione e alla continua esposizione dell’organo trapiantato all’ambiente esterno. Abbiamo chiesto un approfondimento all’infettivologa Alessandra Mularoni, direttrice del Servizio Malattie Infettive e Controllo delle Infezioni presso l’ISMETT.

Il trapianto di polmone è la terapia di scelta per l’insufficienza respiratoria in fase terminale secondaria a molte gravi malattie polmonari. Quali?
«Negli anni passati la fibrosi cistica era sicuramente una indicazione molto importante, negli ultimi anni sono meno i pazienti candidati a trapianto grazie alla somministrazione di nuove terapie nei bambini. Attualmente le malattie più frequenti sono la fibrosi polmonare, l’insufficienza respiratoria secondaria, broncopneumopatia cronica ostruttiva e la ipertensione polmonare».

I riceventi di trapianto polmonare soffrono di alti tassi di complicazioni infettive. A cosa è dovuto?
«All’immunosoppressione e alla continua esposizione dell’organo trapianto all’ambiente esterno e quindi a patogeni infettivi. La cause possono essere virali, batteriche, fungine principalmente. Questo è dovuto al fatto che il trapiantato di polmone ha, a differenza di altri trapiantati, un organo continuamente esposto all’ambiente esterno. Quindi le infezioni sono una sfida continua. Si tratta di un organo molto delicato».

Raccomandazioni per prevenire le infezioni?
«Evitare di frequentare luoghi affollati e chiusi e di mangiare cibi poco cotti, evitare esposizione a muffe (cantine umide, giardinaggio, ambienti con molta polvere etc..)».

Le infezioni causate da batteri MDR (Multi Drug Resistant) si sono diffuse in Italia, rappresentando una seria minaccia e una sfida per i pazienti immunocompromessi. Quali i rischi?
«I batteri sono organismi viventi, quindi in grado di sviluppare meccanismi che li rendono resistenti all’azione di molteplici antibiotici. Negli ultimi dieci anni e ancora di più dopo la pandemia i batteri sono diventati resistenti agli antibiotici, per fortuna esistono dei nuovi farmaci che però vanno utilizzati in maniera responsabile».

Esistono terapie particolari per il trattamento delle infezioni fungine, virali e rare?
«Sì, l’uso della terapia fagica o con linfociti T citotossici. I fagi sono virus che vengono ingegnerizzati per fagocitare dei batteri resistenti, al contrario degli antibiotici sono mirati solo verso un determinato batterio quindi non è atteso un impatto sulla flora microbatterica buona. È una terapia che ha avuto particolare successo in studi americani».

La terapia fagica è applicabile in Italia?
«Non esiste un regolamento nazionale, c’è un laboratorio che se ne occupa a Pisa. In alcuni ospedali è stata somministrata ma è difficile avere accesso non si hanno indicazioni da parte di Aifa. Pertanto la decisione è demandata ai Comitati Etici locali».

Si è svolto il convegno “Infections in lung transplantation”. Cosa è emerso?
«L’idea è di formare gruppi di lavoro il più possibile inclusivi sui vari argomenti discussi durante il convegno, condividere esperienze con altri e, in futuro, istituire un registro italiano che fornisca evidenze scientifiche per migliorare la gestione delle infezioni nel trapianto di polmone. L’obiettivo è di costituire un gruppo che ha delle priorità e che può presentarsi alle istituzioni chiedendo la regolamentazione delle nuove terapie. Occorre standardizzare le pratiche, avere la possibilità di confrontarci su pazienti complessi».

Quali figure include il network?
«Riunisce pneumologi, chirurghi toracici, anestesisti, infermieri, microbiologi e specialisti in malattie infettive di tutti i centri di trapianto polmonare italiani».

L’evento sui trapianti polmonari si è tenuto a Palermo all’NH Hotel il 23 e 24 maggio scorso con la segreteria organizzativa di Collage Spa

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