alessandro bertani

Trapianti di organi in Sicilia, intervista ad Alessandro Bertani (ISMETT)

28 Aprile 2020

Dal numero dei trapianti in Sicilia all'importanza delle rianimazioni e dei centri di coordinamento. Il responsabile della Chirurgia Toracica e Trapianto di Polmone dell'ISMETT parla dello stato delle donazioni di organi in Sicilia

 

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Da poco celebrata la 23esima Giornata nazionale per la donazione e il trapianto di organi e tessuti, quest’anno la ricorrenza in Sicilia ha assunto toni di speranza, nonostante l’epidemia Covid19, sono stati effettuati da gennaio 62 trapianti, alcuni dei quali in piena emergenza sanitaria. Nonostante gli sforzi, la Sicilia rimane ancora sotto i livelli medi nazionali per quanto riguarda le donazioni; abbiamo pertanto intervistato il professore Alessandro Bertani, Responsabile della Divisione di Chirurgia Toracica e Trapianto di Polmone di Irccs-Ismett per comprenderne complessità e criticità.

L’Italia va a due velocità. Nel meridione e in particolar modo in Sicilia sembra vi sia una carenza nella disponibilità di donatori. I siciliani sono forse meno generosi?
La donazione di organi è condizionata da diversi fattori: l’organizzazione del SSN regionale, delle strutture ospedaliere, dei singoli reparti di rianimazione, da una adeguata informazione, dalla fiducia dei cittadini nel SSN. Pensando alle storie e ai pazienti che incontriamo tutti i giorni, la generosità dei siciliani (se è possibile misurarla) è probabilmente pari o superiore a quella dei cittadini delle altre regioni italiane. Da sottolineare che il trend delle donazioni, anche in Sicilia, è in aumento. Una dimostrazione è il numero di trapianti eseguiti anche in questo periodo caratterizzato dall’emergenza Coronavirus

Le Rianimazioni sono il cuore pulsante dell’attività di reclutamento dei donatori; quelle siciliane sanno garantire gli organi? Che rapporto numerico c’è tra gli accertamenti effettuati (in caso di morte cerebrale) e gli espianti effettivi…
È corretto. È dimostrato che le migliori rianimazioni (ad esempio con i tassi di mortalità più bassi) sono quelle in grado di generare anche il maggior numero di donatori di organi. E questo rapporto vale anche in senso inverso: la capacità di generare donazioni di organi è uno dei benchmark più validi per misurare la qualità dei centri di rianimazione. I centri di rianimazione devono essere provvisti di un adeguato supporto da parte della struttura ospedaliera ed avere un ruolo istituzionalmente riconosciuto per la donazione degli organi. Ad esempio, se non esiste all’interno dell’ospedale un adeguato sistema di segnalazione dei casi di morte cerebrale, le rianimazioni non hanno la possibilità di avviare il percorso di eventuale donazione. I ruoli, i percorsi e le strutture indispensabili per la donazione di organi fanno parte di un documento attuativo molto dettagliato del CNT – Centro Nazionale Trapianti.

Ruolo importante hanno anche i coordinatori locali, che possono aumentare il numero dei donatori. Sono realmente di supporto ai Centri trapianti?
Il CRT – Centro Regionale Trapianti si avvale proprio di queste figure per coordinare localmente a livello dei singoli ospedali le attività di donazione e prelievo di organi. Le esperienze delle organizzazioni di donazione che sono riuscite a incrementare significativamente il numero di donatori di organi (pensiamo ad alcune regioni virtuose d’Italia o a paesi come la Spagna e la Francia) hanno fondato il loro successo sulla figura del coordinatore locale. Chiaramente il coordinatore deve essere messo nelle condizioni ottimali di operare, e anche questo aspetto è codificato dal documento del CNT. Il concetto chiave è che il processo di donazione deve entrare a far parte delle attività assistenziali ordinarie, e non rappresentare un’eccezione alla attività routinaria. Allo stesso modo come in rianimazione si cura un trauma o un infarto.

Se in Italia ci sono 21 sanità diverse, in Sicilia qual è la situazione? C’è insomma una modalità di gestione del donatore condivisa?
Il Centro Nazionale Trapianti (CNT) definisce chiare linee guida del funzionamento del sistema di donazione e di trapianto. Ogni regione recepisce queste indicazioni e le inserisce nel contesto della propria organizzazione sanitaria. In pratica, ogni regione organizzare un PDTA (percorso diagnostico-terapeutico-assistenziale) per applicare le indicazioni del CNT nella realtà pratica e quotidiana peculiare del territorio. Da un punto di vista tecnico-medico la gestione del donatore di organi è molto ben codificata, come la maggior parte dei protocolli di trattamento medici moderni. Gli operatori medici siciliani sono sicuramente ben preparati e aggiornati su questo tema, e hanno a disposizione tutto il supporto tecnico e formativo anche da parte dell’Istituto.
L’Ismett, come si interfaccia con gli ospedali?

Nel corso degli anni ISMETT ha costantemente cresciuto i rapporti e le collaborazioni con tutte le strutture sanitarie regionali, cercando di costruire dei veri e propri percorsi virtuosi di mutuo interesse clinico, organizzativo e di ricerca.
Un ospedale dedicato ai trapianti come ISMETT deve dare un supporto importante a tutti gli ospedali che si occupano di donazione soprattutto sostenendo iniziative di formazione e di divulgazione dei risultati e delle criticità dei trapianti. La formazione degli operatori in ambito trapiantologico è molto attiva ed esistono eventi formativi organizzati periodicamente dal CRT in collaborazione con ISMETT. Spesso per chi si occupa di donazione di organi non è facile ma di fondamentale importanza conoscere i risultati dei loro sforzi e avere un riscontro sull’andamento dei pazienti che hanno ricevuto un organo. L’impressione di un coordinatore locale o un rianimatore che gestisce un donatore può essere di compiere uno sforzo enorme su un individuo che non ha più speranze di vita: la realtà è che questi sforzi e questo lavoro su un solo donatore invece salveranno la vita fino a 10 persone contemporaneamente, e non ci si deve mai stancare di ricordarlo. Va ricordata a mio avviso anche l’importanza di stimolare la ricerca in ambito trapiantologico. L’istituto in veste di IRCCS vuole funzionare da volano per le attività di ricerca in questo campo, attraverso le interazioni con tutte le strutture sanitarie, l’Università, gli enti non-profit, ecc. La stretta correlazione fra ricerca e qualità/successo dell’assistenza clinica vale in modo ancora più significativo per una attività così complessa come i trapianti di organi.

L’assessore Razza ha realizzato una campagna di comunicazione per promuovere l’importanza della donazione. Quanto incide il numero di opposizioni nella scarsezza di donatori?
La comunicazione è di importanza fondamentale. Anche in questo caso, le esperienze di successo in regioni italiane o all’estero hanno dimostrato che le campagne di donazione sono indispensabili e devono essere continuamente e periodicamente ripetute. Il messaggio chiave dovrebbe essere che la donazione degli organi è la routine, non l’eccezione.

Un capitolo a sé merita la donazione dei polmoni. Perché il numero di organi disponibili è così basso?
I polmoni sono gli organi più delicati che risentono maggiormente degli effetti della morte cerebrale. Sono gli organi più fragili in caso di trauma. Inoltre, essendo costantemente in contatto con l’aria respirata, sono più esposti ad agenti infettivi ed irritanti. Per questo l’utilizzo dei polmoni a scopo di trapianto è molto complesso e, in termini numerici, se circa il 90% dei donatori può donare efficacemente i reni, solo il 10-15% dei donatori è idoneo a donare i polmoni. Il donatore ideale di polmoni è giovane, non fumatore, non ha subito alcun trauma, è stato ricoverato poco tempo in terapia intensiva. Guardando le caratteristiche delle donazioni in Italia, la maggior parte dei donatori sono di età superiore a 60 anni, hanno patologie cardiorespiratorie precedenti e sono stati degenti in terapia intensiva molto a lungo. Negli ultimi mesi, a complicare una situazione già difficile è subentrata anche l’emergenza COVID. Il polmone è l’organo bersaglio del virus e pertanto prima di procedere alla donazione degli organi sono necessari accertamenti molto approfonditi per escludere l’infezione. Nonostante le difficoltà tuttavia la comunità trapiantologica si è adattata rapidamente al problema e oggi le donazioni di polmone (e degli altri organi) possono avvenire in sicurezza con un percorso ottimizzato e “COVID-free”.

Qualcuno ritiene i polmoni una sorta di cartina tornasole. Perché?
Proprio per quanto detto sopra, nel corso del processo di mantenimento dei donatori, la preservazione del polmone (che è l’organo più delicato) è garanzia del mantenimento ottimale di tutti gli altri organi. Se è possibile prelevare ed utilizzare i polmoni, il donatore potrà senz’altro donare anche tutti gli altri organi.

L’assessorato ha istituito un tavolo tecnico per le problematiche che riguardano il trapianto di polmoni. Cosa è venuto fuori? È stato redatto un documento…
Si, in considerazione delle difficoltà di cui sopra, è stato istituito circa un anno fa un tavolo tecnico per cercare di migliorare e promuovere la donazione e il trapianto di polmoni. È stato redatto un documento PDTA per recepire e adattare le prescrizioni del Centro Nazionale Trapianti. Soprattutto, si è creata una vera e propria cabina di regia che ha permesso alla direzione del CRT, all’assessorato, ai coordinatori locali, a agli operatori del centro trapianti di conoscersi e creare una rete di supporto e di scambio di informazioni, disponibile ogni volta che si presenta un potenziale donatore di polmoni. Come spesso accade, il rapporto diretto fra gli operatori permette di superare tanti ostacoli e di valorizzare le capacità dei singoli. Nel 2019 i risultati si sono già visti e il numero dei trapianti di polmone è decisamente incrementato. C’è ancora molto lavoro da fare e l’obiettivo che ci prefiggiamo è di diminuire significativamente il tempo di attesa e la mortalità in lista.

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