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Trapianti, all’ospedale Civico di Palermo la prima donazione a cuore fermo

16 Dicembre 2016

La Sicilia è la quinta regione italiana, dopo Lombardia, Piemonte, Emilia e Toscana, ad avere avviato questo programma, uno degli obiettivi strategici del Centro Nazionale Trapianti. L'intervento è stato effettuato da una equipe congiunta tra Arnas ed Ismett.

 

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Prima donazione a cuore fermo all’Arnas Civico di Palermo. La Sicilia è la quinta regione italiana, dopo Lombardia, Piemonte, Emilia e Toscana, ad avere avviato il programma di donazione a cuore fermo, uno degli obiettivi strategici del Centro Nazionale Trapianti.

Il trapianto da donatore “a cuore non battente” si differenzia dal protocollo tradizionale per il prelievo degli organi (che normalmente avviene da un donatore in stato di morte cerebrale) perché il decesso è dichiarato in seguito alla cessazione dell’attività cardiaca e il prelievo è effettuato rispettando il periodo di osservazione di 20 minuti che conclude il processo di accertamento di morte.

Tale procedura permette l’utilizzo dell’organo anche dopo il prolungato periodo di assenza di attività cardiaca grazie a una particolare tecnica di circolazione extracorporea, l’ECMO (Extra Corporeal Membrane Oxygenation) che, utilizzata dopo l’accertamento di morte, mantiene l’ossigenazione e la normale temperatura corporea ritardando il danno da ischemia che comprometterebbe l’utilizzo degli organi per il trapianto.

«È un evento molto importante- dichiara il direttore del CNT, Alessandro Nanni Costa– che rilancia la Sicilia ai vertici della rete trapiantologica del nostro paese». Il prelievo di organi è stato reso possibile grazie all’assenso dato dalla famiglia del donatore, un uomo di 59 anni ricoverato d’urgenza al Civico, il 14 dicembre scorso, per un infarto. Le condizioni cliniche del paziente si erano aggravate nelle ore successive, fino all’arresto cardiaco irreversibile, avvenuto ieri pomeriggio.

Dopo il consenso dei familiari alla donazione, tutte le procedure per la circolazione extracorporea (ECMO) e il mantenimento del donatore, finalizzato alla preservazione degli organi, sono state eseguite da un’equipe congiunta Civico- Ismett. Gli organi prelevati, i reni, il fegato e un polmone, sono stati trasferiti all’Ismett per la perfusione che permette, grazie a sofisticati macchinari, di rigenerare gli organi migliorandone la circolazione del sangue e l’ossigenazione dei tessuti.

La perfusionista Elisabetta Lodi, racconta: «I reni sono stati inseriti in due macchine portatili per la perfusione che al loro interno contengono un circuito con un ossigenatore, una bombola di ossigeno e una pompa che spinge il flusso». Il periodo di perfusione, infatti, rappresenta anche un momento di valutazione funzionale.

Nanni Costa aggiunge: «La valutazione degli organi, fatta secondo i rigidi criteri vigenti, ha purtroppo escluso, in questo caso, la possibilità che potessero essere trapiantati».

Il direttore del CRT Bruna Piazza sottolinea: «Un esempio di grande integrazione e cooperazione tra il personale e le strutture coinvolte, ossia Crt, Arnas Civico ed Ismett. Il prelievo di organi da un donatore a cuore fermo è un intervento complesso dal punto di vista organizzativo, a partire dal sistema di emergenza e dalle équipe di medici e operatori sanitari coinvolti. Il mio grazie va innanzitutto alla famiglia del donatore, che ha dato il suo assenso, e a tutte le professionalità che sono state impegnate in questa nuova procedura così laboriosa e difficile, a partire dagli operatori del Coordinamento operativo del Crt».

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