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Torna il dibattito sull’origine del virus: le ipotesi del virologo Montaigner e le reazioni dei colleghi

23 Aprile 2020

Virus naturale o manipolato dall’uomo? diffuso dal mercato di Whan o uscito da un laboratorio? Le domande che dividono la comunità scientifica

 

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Da quando, la settimana scorsa, il premio nobel Luc Montaigner, ha rilanciato l’ipotesi del “virus uscito da un laboratorio”, le tesi complottiste intorno al coronavirus sono tornare al centro del dibattito.

Qualche settimana fa un video del 2015 estratto dal programma di approfondimento scientifico della RAI “Leonardo” aveva fatto emergere uno studio in corso in un laboratorio di Whan su una variante del virus Sars-CoV-2 creata in laboratorio, causando una vera e proprio ondata di polemiche nei piani più alti delle nostre istituzioni.

Ma il dibattito circa la natura artificiale del Covd-19 non si svolge certamente solo dentro i nostri confini nazionali. Sono ben noti i dubbi sollevati più volte dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, puntualmente dissipati dal suo più autorevole collaboratore, il direttore del National institute of allergy and infectious diseases, Anthony Fauci, ed anche il cancelliere tedesco Angela Merkl ha avuto modo di esprimere più volte le sue perplessità.

Bisogna comprendere bene però il cuore del dibattito che si svolge attorno a due quesiti fondamentali. Il primo quesito riguarda le origini del virus: si è sviluppato in natura o è stato creato in laboratorio? Il secondo quesito, ovviamente discendente dal primo, riguarda invece il modo in cui è stato trasmesso all’uomo: si è diffuso dal mercato di Whan, attraverso un “salto” da pipistrello a uomo o è uscito fuori da un laboratorio.

La tesi dominante, condivisa dalla stragrande maggioranza della comunità scientifica internazionale, è quella del mercato di Whan ma, fra gli altri, anche il nobel Montaigner indica una strada diversa: un tragico errore umano. “Il virus – sostiene lo scienziato che nel 1983 scoprì per primo l’HIV – non è passato dal pipistrello all’uomo, come sostengono moltissimi scienziati, ma è sfuggito da un laboratorio.

Nulla di volontario – precisa Montaigner – che smonta così la tesi dell’arma biologica (e su questo ormai concordano praticamente tutti) ma un catastrofico errore che la Cina tenta di nascondere. In pratica la stessa teoria insinuata più volte da Trump.

“La versione di Pechino che il virus è emerso dal wet market di Wuhan è debole” sostiene Montagnier.  A corroborare la sua tesi una ricerca pubblicata su Lancet, secondo cui il primo paziente noto di coronavirus, identificato il primo dicembre, non aveva legami con il mercato e neppure oltre un terzo dei contagiati nel primo grande focolaio.

Ma non è questo l’aspetto più controverso del dibattito. Che un virus presente in natura, studiato in un laboratorio, nonostante le rigide misure di sicurezza, esca fuori dalle mura dell’edificio di ricerca, può accadere. Ciò che ha fatto saltare sulla sedia centinaia di scienziati in tutto il mondo è la successiva argomentazione di Montaigner: “Con il mio collega, il biomatematico Jean-Claude Perez – ha dichiarato in una intervista il nobel – abbiamo analizzato attentamente la descrizione del genoma di questo virus Rna. La verità scientifica emerge sempre. La sequenza dell’HIV è stata inserita nel genoma del coronavirus, probabilmente per tentare di fare un vaccino contro l’Aids. Gli elementi alterati del virus andranno via man mano che si diffonderà – spiega ancora Montaigner – la natura non accetta alcuna manipolazione molecolare, eliminerà questi cambiamenti innaturali e anche se non si fa nulla, le cose miglioreranno, ma purtroppo dopo molti morti. ‘Errare humanum est’ – conclude lo scienziato – e non è il caso di fare accuse ora né di aprire inchieste. La Cina è un grande Paese e spero che sia in grado di riconoscere un errore”.

In sostanza viene riproposta la tesi di un virus ingegnerizzato, cioè modificato in laboratorio. Non per creare un’arma batteriologica, su questo Montaigner è chiaro, ma per tentare di creare un nuovo vaccino contro l’Aids, sfuggito per errore dal laboratorio.

L’idea del virus ingegnerizzato è quella che gran parte della comunità scientifica rifiuta in maniera più categorica. “La tesi non ha senso – afferma Etienne Simon-Lorière, dell’Istituto Pasteur di Parigi dice – sono stati rintracciati solo dei piccoli elementi che si trovano in altri virus della stessa famiglia”. “Da un po’ di tempo Montagnier è un po’ fantasioso nell’ipotesi scientifica. In ogni caso non abbiamo evidenze che avvalorino la sua tesi” ha detto Gianni Rezza direttore Malattie infettive dell’Iss che punta il dito su alcune recenti polemiche emerse attorno al virologo francese, qualche tempo si è avvicinatosi a posizioni no vax, suscitando il clamore della comunità scientifica. Anche il virologo Francesco Broccolo, intervista su La7, rigetta l’ipotesi del virus modificato in laboratorio: c’è un autorevole lavoro pubblicato sulla rivista Nature che mostra chiaramente che il virus non è stato “ingegnerizzato”, cioè la sequenza non è stata manipolata. Ciò dimostra chiaramente che il virus si è sviluppato in natura. Se poi questo virus sia sfuggito da un laboratorio è cosa diversa, che può accadere e che va verificata”

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