“Tolepatì”, l’App sul Coronavirus per i medici ideata da studiosi siciliani

12 Maggio 2020

Nata dalla collaborazione tra gli pneumologi e i bioingegneri dell’Istituto per la Ricerca e l’Innovazione Biomedica del “Consiglio Nazionale delle Ricerche” di Palermo e Messina, con il supporto dell’azienda Medilink.

 

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Si chiama “Tolepatì” (significa “Tolerant Patient”, ma anche “non mollare” nei paesi asiatici) ed è un vero e proprio dispositivo medico che permette di controllare da remoto i pazienti, superando così i limiti del monitoraggio per via telefonica.

Pensata e realizzata per il personale sanitario, l’App è nata dalla collaborazione tra gli pneumologi e i bioingegneri dell’Istituto per la Ricerca e l’Innovazione Biomedica del “Consiglio Nazionale delle Ricerche” di Palermo e Messina, con il supporto dell’azienda Medilink che ha fornito il software.

La differenza con altre App nate per contenere la diffusione del Coronavirus, come il contact tracing “Immuni”, sta nel fatto che Tolepatì è un presidio sanitario a tutti gli effetti, in quanto c’è un medico che controlla in telemedicina il proprio paziente. Questa progettazione permette di evitare i problemi sulla privacy perché il rapporto è “uno a uno”, medico-paziente.

L’infrastruttura biomedica è stata realizzata dall’ingegnere Giovanni Pioggia del “Cnr-Irib” di Messina, che spiega: «L’App è pensata perché il soggetto con Covid o sospetto tale è una persona molto a rischio e deve essere monitorata con una certa serietà. Tolepatì è scaricabile gratuitamente sia dai dispositivi Apple sia dagli Android e sarà regalata a chiunque voglia utilizzarla: Regioni, Comuni, strutture sanitarie, enti, Servizio sanitario nazionale. La struttura sanitaria o l’ente può entrare nel sito (www.tolepatì.com) e chiedere di essere registrato come gestore della piattaforma. A noi arriva una Pec, rispondiamo nello stesso modo mandando le credenziali per gestire autonomamente la piattaforma e diventare il titolare del trattamento dei dati rispetto ai propri pazienti, per cui sono dati che noi non vediamo».

Giovanni Pioggia

L’ingegnere Pioggia aggiunge: «Una volta entrato in possesso della gestione della piattaforma può registrarsi un clinico sanitario mettendo i suoi dati, compresi il codice “Enpam” ed altri che accertino sia un medico. Quando avrà precisato a quale struttura lui afferisce, la richiesta sarà da noi convalidata e inviata al gestore della piattaforma, che lo autorizza. Dopodiché il sanitario all’interno della piattaforma trova un back office in cui ha la gestione totale dei pazienti, per cui li può vedere uno a uno, con i dati aggregati o con le statistiche. I pazienti ovviamente devono scaricare l’App e il clinico deve dare un codice pin al soggetto».

Tolepatì pone ai pazienti tutta una serie di domande sulla dispnea, temperatura corporea, frequenza cardiaca e saturazione dell’ossigeno con dei test validati scientificamente.

Giuseppe Insalaco

Con questo dispositivo poche persone possono controllarne tantissime perché funziona in automatico, come racconta Giuseppe Insalaco, pneumologo e ricercatore presso il “Cnr-Irib” di Palermo: «L’App ha la finalità di incrementare alcune funzioni della medicina territoriale e contribuire a mantenere una continuità assistenziale di cui necessitano le persone. Attualmente, infatti, molti non sanno di essere affetti da Coronavirus, ma possono presentare dei sintomi e chiedersi se siano legati ad una affezione da Sars-Cov2. L’App permette di capire se la loro condizione è tranquilla e dà il via libera con la lucetta verde, come il semaforo. Potrà dare una risposta di tipo interlocutorio, cioè il giallo, che invita a contattare un sanitario, oppure il rosso, indice di sintomi compatibili con l’affezione Covid, per cui deve essere comunicato immediatamente alle autorità sanitarie per prendere i provvedimenti del caso e fare un tampone. Tutto ciò può essere fatto indagando su elementi abbastanza comuni come la presenza di anomalie respiratorie e tosse».

«Un altro fattore di notevole rilevanza, quando parliamo di Covid-19, è la valutazione dell’ossigenazione del sangue, la cosiddetta saturazione, che viene misurata con l’ossimetro. Se l’ossigenazione è superiore a 92, che è il valore normale, avremo un tipo di Alert, se i valori sono più bassi avremo un Alert diverso e questo è un dato assai rilevante per i soggetti affetti da Covid. Inoltre, l’ossimetro fornisce la frequenza cardiaca, perché un soggetto positivo al Covid ha un’accelerazione del battito cardiaco- continua il dottore Insalaco- Un’altra domanda che viene posta riguarda la anosmia e la disgeusia (ndr: rispettivamente la perdita del senso dell’olfatto e del gusto), emtrambi sintomi estremamente frequenti nei soggetti positivi al Covid-19. Tutte queste domande vengono poste perché i sintomi nei soggetti si presentano in modo molto variegato, non tutti i sintomi sono presenti al 100% nelle persone, quindi, è necessario avere più risposte per riuscire a potere identificare, con elevatissima correttezza, i soggetti a rischio. Ovviamente la conferma diagnostica si avrà con le tecniche classiche come il tampone e quant’altro».

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