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Tetto sull’orario di lavoro dei medici, il ministero della Salute sentenzia: «Vale pure per gli specializzandi»

14 Marzo 2016

La precisazione in risposta a una richiesta dell'Anaao, che ora esulta: «Messa una pietra tombale su ogni tipo di interpretazione machiavellica della norma, con buona pace degli Universitari dissidenti. Invieremo l'ennesima diffida agli inadempienti».

 

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Il tetto massimo all’orario di lavoro dei medici introdotto recentemente anche in Italia vale pure per gli specializzandi. Nero su bianco, lo scrive il ministero della Salute in un documento in risposta ad una richiesta dell’Anaao (associazione medici e dirigenti), che ora esulta: «Il ministero mette una pietra tombale su ogni tipo di interpretazione machiavellica della norma, con buona pace degli Universitari dissidenti».

Come è ormai noto, il 25 novembre 2015 è entrata in vigore in Italia la legge riguardante la normativa europea in materia di orario di lavoro e riposi per i professionisti sanitari. Ebbene, dal Ministero della Salute ora ribadiscono che essa vale anche per i medici in formazione, «nonostante qualche accademico abbia sollevato dubbi in proposito, di fatto infrangendo volontariamente la legge», protestano dall’Anaao.

Nella lettera del Ministero della salute (clicca qui per visionarla) è scritto a chiare lettere che anche per i medici in formazione sussistono i limiti all’orario medio di lavoro settimanale (in media fino a 48 ore, compreso lo straordinario) e i periodi di riposo minimi giornalieri (11 ore consecutive) e settimanali (24 ore consecutive), tutto ciò fatto salvo per specifiche deroghe già per legge previste.

L’Associazione medici e dirigenti a dicembre aveva inviato una diffida ai Rettori degli atenei italiani, denunciando «gravi irregolarità riguardo l’applicazione della recente normativa sugli orari di lavoro da parte dei Direttori di Scuola di Specializzazione».

Ed ora l’Anaao Assomed sottolinea: «Finora ci siamo astenuti nel segnalare le numerose irregolarità all’ispettorato del lavoro per i medici in formazione, pur già esistendo tutti i formali requisiti per poterlo fare, ma ora si rende necessario far partire una seconda e ultima lettera di diffida, così che nessuno potrà appellarsi al “Ma io non lo sapevo”».

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