test sierologici

Test sierologici, il Coordinamento Intersindacale CIMEST chiede il ritiro della circolare emanata dal DASOE

13 Maggio 2020

La nota de Coordinamento Sindacale rappresenta un malessere che risale già ai periodi iniziali della crisi sanitaria determinata dall'emergenza coronavirus

 

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Si fa più acceso lo scontro fra l’Assessorato della Salute e la rete degli Specialisti Accreditati Esterni, rappresentata dal Coordinamento Intersindacale CIMEST. Sul piede di guerra tutto il sistema ma in particolare i laboratori analisi che chiedono all’Assessore alla Salute Ruggero Razza il ritiro, in autotutela, della circolare n. 16538 del 4 maggio 2020, nella quale il Dipartimento per le Attività Sanitarie e Osservatorio Epidemiologico detta le linee guida per i test sierologici da effettuarsi in Sicilia (Leggi qui).

La nota de Coordinamento Sindacale rappresenta un malessere che risale già ai periodi iniziali della crisi sanitaria determinata dall’emergenza coronavirus. “La rete degli Specialisti Accreditati Esterni – si legge in un documento firmato dal coordinamento – rappresenta una componente essenziale del S.S.R., 1.800 strutture in Sicilia, 12 mila lavoratori, con 25 branche specialistiche di medicina di base che coprono il 70% delle prestazioni territoriali, vale a dire decine di migliaia di prestazioni giornaliere. Purtroppo Siamo tenuti in stand-by e non si capisce il perché! Avremmo potuto monitorare in tempi brevissimi l’intera popolazione siciliana. Invece, da mesi, siamo messi ai margini di questa emergenza sanitaria. Costretti di fatto ad eseguire solo prestazioni urgenti ed indifferibili ed a respingere le richieste di assistenza dei nostri pazienti cronici. Anche per la continuazione delle prestazioni urgenti siamo stati messi da parte, trattati come un corpo estraneo. Basti pensare che siamo stati sistematicamente estromessi dalla distribuzione di DPI da parte della Regione. Niente tamponi per noi ed anche i test sierologici li possiamo fare, ma a nostre spese. Per non parlare della totale assenza di linee guida per operatori e pazienti che continuavano ad avere accesso nelle nostre strutture, tanto durante la Fase 1 che adesso che ci avviamo alla Fase 2″.

In questo quadro si aggiunge il tema spinoso dei Test sierologici. “Con nota 17843 del 10 Aprile 2020 il DASOE comunicava la disponibilità di kit diagnostici per la esecuzione di test per la determinazione quantitativa ad alta definizione degli anticorpi IGG e IGM Anticoronavirus: il MAGLUMI, prodotto in Cina. Nella stessa nota l’assessorato dispone che questi kit possono essere esaminati solo dai laboratori in possesso dell’unica macchia capace di “leggerli”, di cui si cita sia il modello che la ditta produttrice. Spiegando che il kit è in grado di fare dosaggi quantitativi ad alta definizione, salvo poi scoprire, leggendo il bugiardino, che MAGLUMI è in realtà un kit qualitativo.

“Già questo ci è sembrato davvero atipico – afferma il sindacalista Domenico Marasà – Successivamente, con la circolare del 4 maggio, l’assessorato allarga da maglia dei tipi di test eseguibili: vengono elencati 5 kit diagnostici con prelievo venoso ma, ancora una volta, specificamente legati a determinati macchinari. Ora è il caso di osservare che, ad oggi, nessun kit per la valutazione quantitativa degli anticorpi da Covid-19 è validato dal Ministero, ma ci sono tantissimi altri kit, ugualmente validi, che possono essere utilizzati e che vengono esaminati attraverso apparecchiature molto più diffuse nei laboratori siciliani, che offrono esiti ugualmente attendibili. Su questa particolare vicenda è stato anche chiesto un accesso agli atti da parte del Movimento 5 stelle.”

“Un altro limite posto – continua Marasà – è quello della capacità numerica: l’assessorato richiede ai laboratori di fare 5000 test a settimana, quindi circa 800 al giorno. A questo punto, tralasciando ogni altra considerazione sulla cautela e la massima attenzione che ogni atto medico richiede, è naturale chiedersi come sarà possibile fare rispettare le norme sul distanziamento dei pazienti. In definitiva L’assessorato, attraverso il CRQ (Centro Regionale di Qualità) sa perfettamente come sono attrezzati i laboratori analisi e, di conseguenza, come si potrebbe operare sfruttando al meglio le risorse disponibili nel territorio. Intanto però è passato un mese e siamo fermi, quando invece con una vera collaborazione avremmo potuto passare al setaccio, con i test sierologici, tutta la popolazione siciliana.”

C’è infine il problema delle tariffe: “Sempre nella circolare del 4 maggio – scrivono le organizzazioni di categoria – viene prevista una tariffazione delle varie prestazioni, totalmente fuori dal mercato, in violazione del dovere di motivazione degli atti amministrativi, mediante l’indicazione dei presupposti di fatto e delle ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell’amministrazione, in relazione alle risultanze dell’istruttoria. Limitando la possibilità di fare test qualitativi di tipo A e B (con tariffe che vanno da 10,58 € a 18,58 €) soltanto a determinate categorie ritenute particolarmente esposte, mentre solo i testi di tipo C (i testi pungidito con esito qualitativo immediato), possono essere effettuati a tutta la popolazione, al costo di 10 euro + 10 se effettuati a domicilio. “Se ci avessero detto: noi vi diamo i kit e voi li fate gratis, lo avremmo fatto – commenta Marasà – Ma la presa in giro no! L’obbligo di andare in perdita no! Bastava prendere ad esempio una delle regioni più avanti di noi sui test sierologici, dove c’è la possibilità di proporre a tutta la popolazione entrambe i tipi di test, sia quelli quantitativi che quelli qualitativi con tariffe decisamente più ragionevoli: dai 30 euro per quelli qualitativi ai 50 euro quelli quantitativi”.

Sugli argomenti esposti dal Coordinamento Intersindacale CIMEST la redazione di insanitas ha chiesto una replica all’assessorato.

 

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