Terremoto nella Sanità lombarda: scattano 21 arresti con l’accusa di tangenti

16 Febbraio 2016

In manette anche l'ex senatore Fabio Rizzi, si sospetta pure di finte consulenze. Il governatore Maroni riunisce la maggioranza.

 

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MILANO. Un nuovo scandalo sulla sanità si abbatte sulla Regione Lombardia, scatenando un vero e proprio terremoto. In manette finisce Fabio Rizzi, 49 anni, ex senatore, plenipotenziario di Maroni per la sanità e ‘padre’ della riforma della sanità lombarda.

Era in corso la commemorazione delle vittime delle forze dell’ordine quando si sono presentati i carabinieri del Comando provinciale: si sono diretti nell’ufficio di Rizzi e hanno iniziato a perquisirlo.

Erano gli investigatori dell’operazione ‘Smile’ che ha portato in carcere (o ai domiciliari) Rizzi, la sua compagna e altre 19 persone. Undici sono funzionari pubblici che avrebbero favorito gruppi imprenditoriali specializzati in servizi e forniture dentistiche che lavoravano in outsourcing all’interno di ospedali pubblici lombardi.

Rizzi sarebbe stato remunerato dal gruppo imprenditoriale al centro dell’inchiesta con il finanziamento della campagna elettorale per le regionali del 2013. Poi con versamenti tra cui una tangente di 50mila euro (pagata in contanti grazie all’intermediazione di un soggetto accusato di riciclaggio) e una serie di finte consulenze per 5mila euro al mese fatturate dalla moglie che per questo motivo è stata messa agli arresti domiciliari.

Maroni riunisce la maggioranza.  Nel primo pomeriggio a Palazzo Lombardia, Maroni ha convocato tutti i capigruppo e i capi delle delegazioni in giunta.

Commenta così Raffaele Cattaneo (Ncd), presidente del Consiglio regionale: «C’è sgomento e tristezza. È un altro colpo alla credibilità del Consiglio».

Ad ottobre in carcere era finito Mario Mantovani, ex vicepresidente della Regione ed ex assessore alla Sanità. Gli investigatori lo accusavano di gare pilotate, anche sui dializzati.

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