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Terapia domiciliare per il Coronavirus, in Italia manca un protocollo condiviso

22 Novembre 2020

Il resoconto del webinar tra esperti e le best practices raccolte dal neonato Osservatorio di Motore Sanità.

 

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In Italia sono circa 800 mila le persone affette da Covid-19. Uno su tre, si calcola, potrebbe essere assistito attraverso una terapia domiciliare limitando il ricorso ai pronto soccorso, alleggerendo la pressione sul sistema sanitario ed evitando il profilarsi di un’emergenza posti letto.

Una soluzione su cui le Regioni non hanno ancora raggiunto un punto di incontro e un protocollo condiviso e che è stata al centro venerdì di un confronto webinar tra esperti e best practices raccolte dal neonato Osservatorio di Motore Sanità.

Se, come disposto dal Tar del Lazio, l’assistenza dei pazienti Covid positivi non può essere affidata ai medici di medicina generale senza entrare in contrasto con il Dl n. 18 del 17 marzo 2020 che demanda il compito in maniera esclusiva alle Usca, dall’altra parte esistono esempi virtuosi come quello della Liguria dove in cinque giorni 220 pazienti hanno potuto ricevere la terapia direttamente a casa.

«Un numero consistente- sottolinea Matteo Bassetti, direttore dell’UOC Malattie Infettive dell’Ospedale Policlinico San Martino di Genova- che testimonia la decisa aderenza dei medici di medicina generale. È un approccio domiciliare che può far risparmiare il 30/35% di accessi in pronto soccorso e con ricoveri fast-track, direttamente con il reparto di Malattie infettive nei casi di aggravamento della situazione».

Secondo quanto previsto dal protocollo, giunto alla sua quinta versione ed  elaborato in Liguria da un team multidisciplinare istituito il 3 aprile e composto da medici di medicina generale, virologi ed infettivologi e farmacisti a cui ha preso parte Bassetti, la gestione domiciliare del paziente Covid è possibile attraverso i trattamenti più efficaci in base alla gravità del quadro clinico.

Il protocollo, partendo dalle indicazioni Aifa, suddivide i pazienti in sintomatici, paucisintomatici e con sintomatologia moderata. Nel primo caso è escluso l’uso di farmaci.

«Per i pazienti con sintomatologia respiratoria lieve e febbre non superiore a 38°- sottolinea Barbara Rebesco, direttore SC Politiche del Farmaco A.Li.Sa- è consigliata una terapia sintomatica con anti-infiammatori come paracetamolo, ibuprofene oppure acido acetilsalicilico. Invece nei casi di sintomi moderati- con febbre persistente per 96 ore ed oltre i 38,5°, tosse e dispnea da sforzo, cioè fatica a respirare, saturazione dell’ossigeno a riposo in aa (area-ambiente) uguale o maggiore al 93%, dovrebbe essere associata come profilassi pure l’eparina».

Il controllo della saturazione (la cui soglia critica è stata individuata in 95 nei pazienti più giovani e 92 nei pazienti più anziani), attraverso un saturimetro, come anche della temperatura corporea e delle frequenza respiratoria potrebbe essere effettuato in autonomia, direttamente a casa, da persone affette da Covid asintomatiche o con un quadro patologico da lieve a moderato.

Dati che potrebbero essere trasmessi al medico di medicina generale «tre o quattro volte al giorno anche con un semplice messaggio su WhatsApp- suggerisce Antonio Cascio, direttore dell’Unità Operativa di Malattie Infettive al Policlinico “Giaccone” di Palermo- per agevolare la gestione a distanza».

Sebbene in Sicilia non esista ancora alcun protocollo simile a quello elaborato in Liguria, Cascio concorda sull’uso attento di antibiotici e cortisone che «spesso prescritti, in maniera errata, fin dalle prime fasi della malattia potrebbero favorire la replicazione del virus. Il cortisone può essere somministrato dopo 7-10 giorni dai primi sintomi mentre gli antibiotici solo in caso di sovrainfezione batterica. Bisogna ricorrere all’uso di eparina solo se il paziente ha segni di polmonite».

Muoversi il più possibile, evitare di stare sdraiati ma preferire la posizione da seduti, applicare una dieta leggera, bere molta acqua e cercare di ridurre il peso corporeo sono gli ulteriori consigli del professor Cascio per evitare un peggioramento della malattia.

Dal confronto è emerso, inoltre, che è sicuramente escluso dalle terapie l’uso di vitamine ed integratori, idrossiclorochina e aerosol. Al contrario, l’ossigenoterapia è già prescrivibile a domicilio sebbene, anche in questo caso, si stia rivelando difficile, in varie regioni di Italia compresa la Sicilia, il reperimento di bombole per le cure domiciliari di pazienti affetti da patologie respiratorie o connesse al Covid-19. Da qui l’appello di Federfarma alla restituzione in farmacia delle bombole che, come previsto da Aifa, potranno essere sanificate e riempite di ossigeno terapeutico per un nuovo utilizzo.

La gestione domiciliare dei pazienti affetti da coronavirus proietta verso il cambiamento della sanità italiana nell’era post-Covid. Come sostiene Luigi Bertinato della segreteria scientifica della presidenza dell’Istituto Superiore di Sanità , il volto del sistema sanitario è destinato a modificarsi e ad articolarsi in smart-hospital, virtual hospital, senza posti letto, cure in telemedicina e teleassistenza. Anche la casa del paziente è destinata a rivoluzionarsi attraverso la domotica assistenziale, la robotica sociale e l’utilizzo di dispositivi indossabili per la misurazione dei parametri vitali.

L’Iss, a seguito di un confronto con la Società Italiana di Medicina Generale e delle cure primarie, ha individuato i punti fondamentali per la gestione del paziente Covid positivo e sta lavorando alla stesura di un protocollo che possa essere applicato in maniera unica a tutto il territorio nazionale.

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