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coronavirus antonio cascio

Tamponi, braccialetto elettronico e big data: la ricetta per sconfiggere il virus

21 Marzo 2020

Il dato preoccupante "il 79% dei contagi è trasmesso da asintomatici o paucisintomatici"

Prof. Antonio Cascio, Infettivologo

Un mio precedente articolo sul coronavirus Covid 19 che era stato titolato “Tamponi solo ai sintomatici? «Non basta, così non fermeremo i contagi»” è stato criticato da epidemiologi, microbiologi e da qualche altra figura non ben classificabile. Mi sembra quindi corretto ripetere come la penso relativamente alla esecuzione del tampone. Con le risorse disponibili in Sicilia riterrei assolutamente opportuno eseguire il tampone alle seguenti categorie:
1. A tutti coloro che vengono ricoverati in ospedale per febbre e sintomi respiratori (a prescindere dal dato epidemiologico) …. in maniera tale da evitare che pazienti infetti possano esser causa di epidemie intra-ospedaliere (forse questo concetto oggi sembra logico… quando lo avevo proposto ero stato considerato un eretico!). Possibilmente lo estenderei in realtà a tutti coloro che si ricoverano in ospedali o in case di cura… l’ingresso in tali strutture di un portatore sano del virus potrebbe avere effetti devastanti.
2. Medici e infermieri, soprattutto quelli impegnati in prima linea (infettivologi, intensivisti, pneumologi, PS e 118) a questa categoria il test lo ripeterei ogni 10 giorni. Un sanitario infetto potrebbe contagiare colleghi e pazienti;
3. A tutti coloro che riferiscono al loro medico curante di avere febbre e sintomi respiratori (soprattutto se si tratta di persone che sono costrette a lavorare col pubblico);
4. A tutti i contatti stretti dei casi accertati…. sembra una cosa scontata, ma non è ancora stata fatta in tantissimi casi… e successivamente a tutti i contatti stretti di coloro che saranno riscontrati positivi e così via…

Viene detto che tamponi non ce ne sono abbastanza… La Repubblica di ieri parlava di mezzo milione di mascherine esportate ieri negli USA… Si dice che non ci sono laboratori e tecnici a sufficienza… le risorse umane e strutturali potrebbero anche essere meglio organizzate…

Come dimostrato in un recente articolo pubblicato su Science circa il 79% dei contagi è trasmesso da asintomatici o paucisintomatici… l’ideale sarebbe quello di testare ancora più persone ma è veramente difficile nella nostra realtà. Anche il dottor Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha pronunciato quello che è una specie di manifesto della lotta globale al coronavirus e che può essere sintetizzato con questa espressione: test, test, test: bisogna fare i test, individuare velocemente e su ampia scala le persone contagiate, isolare loro e rintracciarne i contatti.

In un mio post su facebook avevo scritto “Per quanto riguarda le strategie atte a far in modo che la curva epidemica da esponenziale si appiattisca, a parte il distanziamento sociale è fondamentale una quarantena rigida dei contatti e un isolamento rigido dei positivi che non necessitano di ricovero, ricorrendo anche al braccialetto elettronico. Anche questa mia espressione è stata derisa da tanti. Oggi sono i Cinesi che mettono i braccialetti agli stranieri temendo la reintroduzione del virus.

Bisognerebbe poi prendere ad esempio le esperienze positive delle metodologie adottate a Taiwan come viene riportato in un recente articolo pubblicato su JAMA. Taiwan si trova a 81 miglia dalla Cina ha 23 milioni di abitanti di cui 850.000 risiedono e 404.000 lavorano in Cina. Si prevedeva che lì si avrebbe avuto il secondo numero più alto di casi di COVID-19. Questo non è avvenuto (ad oggi solo 135 casi e 2 morti) perché Taiwan ha sfruttato la banca dati sull’assicurazione sanitaria e l’ha integrata con la banca dati immigrazione e quella della dogana per iniziare la creazione di big data; ha generato avvisi in tempo reale, ha utilizzato nuove tecnologie, tra cui la scansione del codice QR e la segnalazione online della storia dei viaggi e dei sintomi per classificare i rischi infettivi dei viaggiatori in base all’origine del volo e alla cronologia dei viaggi negli ultimi 14 giorni. Un pass per la dichiarazione sanitaria mobile è stato quindi inviato via SMS ai telefoni utilizzando un operatore di telecomunicazioni locale e che ha permesso una più rapida autorizzazione all’immigrazione per i soggetti con rischio minimo. Inoltre il governo di Taiwan ha permesso a tutti gli ospedali, cliniche e farmacie di avere accesso alle storie di viaggio dei pazienti. Di fatto il governo di Taiwan ha tolto un po’ di privacy ma è riuscito a contenere l’epidemia.

Approfitto di questo spazio per ricordare a tutti che i guanti, se non usati nella maniera opportuna, sono più pericolosi che utili, perfino in ospedale dove possono essere veicolo di infezioni. Continuo a veder tante persone che utilizzando i guanti usano il telefono o addirittura fumano. Portando in viso e in bocca ciò che hanno toccato.

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