Taglio al fondo sanitario, Toti Lombardo: «Così si cancellano i progressi del precedente governo regionale»

7 Marzo 2016

Il segretario della Commissione Sanità dell'Ars critica l'articolo 7 della Finanziaria siciliana che farà gravare su quel fondo la rata del mutuo contratto dalla Regione: «I 127 milioni tagliati sono l'avanzo accumulato dal 2012, che ora viene eliminato con un tratto di penna».

 

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PALERMO. Uno dei temi politici più delicati del momento è il taglio di 127,8 milioni di euro al Fondo sanitario regionale. Una sforbiciata prevista dalla Finanziaria approvata dall’Ars e che sarà utilizzata nel 2016 per pagare un mutuo contratto dalla Regione, finora invece a carico del bilancio regionale.

Ma come si è arrivati a questa scelta e quali conseguenze potrebbe avere? Lo abbiamo chiesto al deputato regionale Toti Lombardo, segretario della commissione Sanità all’Ars.

Come giudica questa decisione? 

«La prima evidente conseguenza è che i recenti progressi sono stati cancellati con un tratto di penna. Il fondo sanitario regionale ammonta a circa otto miliardi: fino a 4 anni fa era sistematicamente in perdita, ma dal 2012 grazie alla riforma del precedente governo regionale si è registrata una inversione di tendenza tale da portarlo in attivo. Ebbene, i 127 milioni della rata del mutuo sono praticamente pari all’avanzo accumulato in questi anni dal fondo».

Quali sono i debiti contratti sulla sanità siciliana?

«Un primo mutuo di un miliardo di euro è stato acceso dal governo Crocetta intorno alla fine del 2013, quando c’era ancora il governo Letta. Di questo miliardo, 700 milioni sono stati utilizzati per la spesa sanitaria ed i restanti 300 per i Comuni. Una nuova operazione simile venne fatta con il governo Renzi, stavolta esclusivamente per coprire spese sanitarie con un mutuo da 700 milioni. In totale, quindi, sulla spesa sanitaria abbiamo contratto due mutui per circa 1 miliardo e 400 milioni di euro, con una rata annua di 127 milioni. Inoltre abbiamo anche rinunciato ai contenziosi e, come se non bastasse, ci siamo vincolati a non diminuire le addizionali Irpef e Irap per 30 anni».

Potrebbero esserci ripercussioni sul piano assunzioni?

«Non nascondo una certa preoccupazione. E comunque occorre rilevare un dato storico: prima d’ora non si era mai intaccato il Fondo sanitario per fare fronte alle rate del debito regionale nei confronti dello Stato. Purtroppo ormai registriamo la continua e costante sottomissione a Roma. Il governo Crocetta si difende sbandierando la riduzione del 7% della quota del Fondo sanitario a carico della Regione, ma è un argomento pretestuoso: a fronte di un risparmio di 600 milioni all’anno, ci ha costretti a rinunciare alla battaglia per le accise che, da sole, valgono circa 3 miliardi annui».

C’è pure la questione delle addizionali…

«Proprio così. Già nel 2013 la legge n. 5 del 2009 prevedeva il loro abbassamento, prova provata che i risparmi fatti dal governo Lombardo sul comparto Sanità erano indirizzati ad eliminare sprechi e far risparmiare i cittadini. Ma quando il governo Crocetta ha sottoscritto il primo mutuo con il governo Letta, è stato immediatamente bloccato l’abbassamento delle addizionali. Il governo regionale, infatti, per pagare il muto si è impegnato a mantenere Irap e Irpef ai livelli attuali (i massimi previsti dalla legge) per i prossimi 30 anni. Un modello diseducativo, attraverso il quale prima ci si è indebitati mettendo le mani nelle tasche dei siciliani ed ora, con i conti della Regione al collasso, ci si trova costretti ad intaccare il fondo Sanità per far fronte allo stesso mutuo».

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