Dal palazzo

Il tema

Stop al numero chiuso a Medicina, ecco i pareri di OMCeO Palermo e Cimo Sicilia

Toti Amato e Giuseppe Bonsignore commentano con Insanitas il via libera all'iter del comitato ristretto della Commissione Istruzione del Senato.

Tempo di lettura: 4 minuti

Per l’accesso alla facoltà di Medicina e chirurgia, Odontoiatria e protesi dentaria e in medicina veterinaria non servirà passare attraverso il test. Ci si potrà iscrivere liberamente al primo semestre.

È quanto approvato dal comitato ristretto della Commissione Istruzione del Senato. Si tratta del primo via libera all’abolizione del numero programmato, il provvedimento infatti assegna al governo una delega di un anno per scrivere nel dettaglio la riforma. Le nuove norme dovrebbero scattare nel 2025. Per accedere al secondo semestre si dovranno conseguire tutti i crediti formativi universitari stabiliti per gli esami di profitto del primo semestre, subordinati alla collocazione in posizione utile in una graduatoria di merito nazionale. Nel caso di mancata ammissione, verrà garantito il riconoscimento dei crediti per il proseguimento in un diverso corso di studi da indicare come seconda scelta.

Un provvedimento che sta sollevando diversi i dubbi, a partire dalla garanzia della permanenza dei futuri medici nella sanità pubblica. L’abolizione del numero chiuso non convince il sindacato e l’ordine dei medici che prevedono una fabbrica di disoccupati e un costoso regalo dell’Italia alle strutture private e agli altri Paesi.

Perplesso il presidente dell’OMCeO Palermo, Toti Amato, che solleva dei dubbi sull’occupazione dei futuri medici ma anche su diversi nodi: retribuzione, costi della formazione, carenza di personale e sull’assetto non definito pubblico o privato che prenderà il sistema sanitario nazionale.

«La liberalizzazione dell’accesso- commenta- è una cosa buona per quanto riguarda il reclutamento dei discenti che utilizzava una maniera iniqua, ma se il provvedimento nasce perché oggi mancano i medici allora questo intervento non è efficace. Con l’attuale legge- aggiunge- i benefici si vedranno tra dieci anni, tempo necessario per formare un medico, peraltro non è detto che ci saranno posti di lavoro per tutti.

«È un momento particolare, in cui si inizia a parlare di pubblico o privato e non sappiamo quale sanità ci sarà domani- aggiunge Amato- Bisogna capire quali condizioni lavorative ci saranno, perché se nel pubblico non ci sarà posto per accogliere tutti il privato non è detto che potrà acquisire i medici. E in quest’ultimo caso bisogna capire anche con quale retribuzione e a quali condizioni. La battaglia dell’ordine dei medici è a favore del medico affinché venga retribuito secondo la retribuzione media prevista dall’Unione europea. L’Italia al momento è al di sotto così come la Spagna. Il rischio che si corre è quello di formare medici che saranno sottopagati, quindi saranno attratti dall’estero».

«Formiamo medici che vanno fuori perché non sono pagati secondo gli standard europei e non trovano una sistemazione adeguata- aggiunge Amato- Un costo che sarà pagato dal pubblico e dalle famiglie, formare un medico costa 500 mila euro. Manca una visione generale e a lungo termine. A questo punto, bisognerebbe pensare anche a una riforma della sanità. Occorre intervenire con una corretta retribuzione, lo stress lavorativo dei medici dovuto alla carenza di personale non è ripagato. Per questo siamo sanzionati dall’Unione europea».

Cimo Giuseppe Bonsignore

Giuseppe Bonsignore

Grande preoccupazione anche da parte del segretario regionale Cimo Sicilia Giuseppe Bonsignore che non ha dubbi sulle conseguenze negative del provvedimento. «Premetto che in Italia non esiste il numero chiuso per l’accesso alla Facoltà di Medicina- precisa- bensì un numero programmato che può cambiare di anno in anno, a seconda delle necessità formative e soprattutto del fabbisogno di medici che si potrà registrare in prospettiva».

«La modifica legislativa approvata in Commissione Cultura del Sentato- spiega- è soltanto la dimostrazione dell’incapacità della politica di governare i processi. Se ci avessero dato retta 10-15 anni addietro, oggi non saremmo nella condizione attuale di estrema carenza di medici. Ma aprire a tutti l’iscrizione a Medicina significherà un netto calo della qualità formativa nelle Università che non sono attrezzate per fronteggiare questa nuova corsa alle immatricolazioni fini a se stesse. Il rischio maggiore è di tornare al passato, altrettanto nefasto, e ricominciare a sfornare in futuro una pletora di medici che non potranno essere assorbiti dal sistema sanitario. Forse si vuole proprio questo, un esubero futuro di medici che quindi saranno maggiormente ricattabili e con meno prospettive di carriera e con meno tutele giuridiche. Dopo l’apertura ai medici stranieri questo è l’ennesimo colpo di grazia al SSN. Oggi come in passato manca, forse volutamente, la capacità di programmare».

Contribuisci alla notizia
Invia una foto o un video
Scrivi alla redazione

    1

    Immagine non superiore a 5Mb (Formati permessi: JPG, JPEG, PNG)Video non superiore a 10Mb (Formati permessi: MP4, MOV, M4V)


    Informativa sul trattamento dei dati personali
    Con la presente informativa sul trattamento dei dati personali, redatta ai sensi del Regolamento UE 679/2016, InSanitas, in qualità di autonomo titolare del trattamento, La informa che tratterà i dati personali da Lei forniti unicamente per rispondere al messaggio da Lei inviato. La informiamo che può trovare ogni altra ulteriore informazione relativa al trattamento dei Suoi dati nella Privacy Policy del presente sito web.

    Contenuti sponsorizzati

    Leggi anche