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La protesta

Stabilizzazione dei precari, la Fp Cgil: «A Villa Sofia-Cervello criteri restrittivi»

Il sindacato si rivolge all'assessorato alla Salute e chiede che sia utilizzato anche il requisito del lavoro flessibile oltre che quello dei contratti a tempo determinato.

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PALERMO. Stabilizzazione del personale sociosanitario precario dell’Aor Villa Sofia-Cervello: la Fp Cgil ritiene “restrittivi” i criteri del regolamento definito dall’azienda in questione per le assunzioni dei precari rispetto a quelli di altre aziende sanitarie, come ad esempio il Policlinico di Palermo, che ha optato per una forma più estensiva di reclutamento.

Si tratta del personale precario da stabilizzare che ha lavorato per i 18 mesi dell’emergenza Covid (da gennaio 20220 a giugno 2022) o con i 36 mesi della legge Madia. Il 21 settembre l’assessorato alla Salute ha chiesto alle aziende sanitarie di procedere con la ricognizione del personale precario da inserire nella legge di stabilizzazione. E quello che si sta verificando è una “difforme applicazione delle procedure”, che non trova per nulla d’accordo la Fp Cgil Palermo, perché genera “ingiustizia sociale”.

In pratica, secondo la verifica della Fp Cgil, in alcune aziende le maglie sono più larghe e potranno essere stabilizzati precari con forme più flessibili di contratto, anche i co.co.co e non solo i contratti a tempo determinato. In altre, come Villa Sofia-Cervello, non si è inserito il requisito del lavoro flessibile ma si sta scegliendo di stabilizzare solo i contratti a tempo determinato.

«Abbiamo manifestato ai vertici aziendali queste criticità sulla difforme applicazione delle procedure da parte delle aziende sanitarie e universitarie che rientrano sotto la giurisdizione dell’assessorato- scrivono in una nota all’assessore Ruggero Razza il segretario generale Fp Cgil Palermo Giovanni Cammuca (nella foto) e Sergio Sortino, della segreteria aziendale Fp Cgil Palermo- Tale disomogeneità e deregulation interpretativa configurerebbe, a nostro parere, una verosimile ingiustizia sociale per i fruitori del processo di stabilizzazione, sollecitato peraltro dall’assessorato. Infatti gli avvisi pubblici di ricognizione del personale precario, sanitario e sociosanitario, in possesso dei requisiti, ad oggi sono la rappresentazione a macchia di leopardo di una giungla discriminatoria nei confronti di questo spaccato professionale».

La Fp Cgil Palermo chiede all’assessorato regionale alla Salute la verifica di quanto segnalato, per ristabilire chiarezza sui criteri da utilizzare nel processo di stabilizzazione, “per evitare inutili contenziosi legali da parte degli esclusi”.

«L’assessore deve dare indicazioni chiare, e ci auguriamo estensive per tutti, come noi chiediamo- aggiungono Cammuca e Sortino- Chiediamo di procedere come hanno fatto l’Università di Palermo, le Asp di Messina e Siracusa e tante altre realtà del sistema sanitario regionale, che hanno promulgato determine che prevedono il requisito specifico delle forme di lavoro flessibili. Un altro dato importante da discutere è che ci sono alcuni profili professionali, che pur avendo le aziende posti vuoti in dotazione organica e copertura della spesa, per pochi giorni non hanno maturato i requisiti e che paradossalmente rimarrebbero fuori».

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