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ASP e Ospedali

La Buona Sanità

«Sono stata salvata all’ospedale Civico, non lo dimenticherò mai…»

Una paziente scrive ad Insanitas una lettera per ringraziare le U.U.O.O.  della II Rianimazione del dott. Vincenzo Mazzarese e della Chirurgia d'Urgenza del dott. Giancarlo Barranco. «In questo periodo così difficile sono state per me una seconda famiglia».

Tempo di lettura: 2 minuti
Riceviamo e pubblichiamo una nota di ringraziamento da parte di una paziente nei confronti dell’Arnas Civico di Palermo. «Scrivo questa lettera per ringraziare le U.U.O.O  della II Rianimazione del dott. Vincenzo Mazzarese, della Chirurgia d’Urgenza del dott. Giancarlo Barranco e tutte le strutture mediche e sanitarie che mi hanno assistito e curato con grande professionalità e umanità in uno dei momenti più cupi della mia vita. La mia storia è un po’ bizzarra, ho subìto presso una Struttura sanitaria convenzionata un intervento ginecologico di miomi uterini, e a seguito di complicanze legate  all’intervento mi hanno ricoverato nuovamente per perforazione addominale».
«Dopo 15 giorni sono stata trasferita all’ospedale Civico e ricoverata d’urgenza, in fin di vita. Sono stata sottoposta a innumerevoli interventi, in coma farmacologico più o meno 20 giorni con tracheotomia e al risveglio trasferita in reparto di Chirurgia d’ Urgenza.  Questa è solo una parte di ciò che ho dovuto sopportare nei sei mesi di ricovero ospedaliero».
«Voglio personalmente ringraziare il dott. Giancarlo Barranco e la sua equipe fatta di  medici, infermieri e oss che non dimenticherò mai, la dott.ssa Patrizia Nacci psicologa del Servizio di Psicologia e la dott.ssa Savina Macaluso fisioterapista, che hanno dato prova del loro lavoro integrato donandomi nuova vita, rimettendomi in piedi sia psicologicamente che fisicamente. In questo periodo così difficile il reparto di Chirurgia  d’Urgenza  è stato per me una seconda famiglia. Con il loro lavoro, il mio impegno, la loro umiltà, i sorrisi, i gesti e le parole incoraggianti mi hanno permesso di superare questi momenti difficili e di rinascere a nuova vita. Mi hanno seguito durante il ricovero e continueranno a farlo senza mai farmi sentire abbandonata».
Con gratitudine, Carmela Buscetta

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