infettive tropicali

Società Italiana di Malattie infettive e Tropicali, eletto il nuovo direttivo in Sicilia

20 Settembre 2018

Antonio Davì, direttore UOC di Malattie Infettive dell’Ospedale “Maggiore” di Modica subentra come coordinatore regionale ad Antonio Cascio, ordinario di Malattie Infettive dell’Università degli Studi di Palermo.

 

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Antonio Davì è il nuovo coordinatore regionale, sez. Sicilia, della SIMIT (Società Italiana di Malattie infettive e Tropicali). Sessantatré anni, direttore UOC di Malattie Infettive dell’Ospedale “Maggiore” di Modica (ASP Ragusa) subentra ad Antonio Cascio, ordinario di Malattie Infettive dell’Università degli Studi di Palermo, che fino a ieri ha guidato la sezione siciliana della società scientifica.

Davì è stato eletto dal nuovo direttivo composto da: Gaetano Scifo, Letizia Panella, Arturo Montineri, Giovanni Mazzola e dai due componenti under 45 Marcello Trizzino e Fontana Del Vecchio Rosa. Il nuovo direttivo, inoltre, ha nominato Luigi Guarneri, direttore UOC di Malattie Infettive Ospedale Umberto I (ASP Enna)- anche responsabile scientifico del Congresso- nuovo segretario.

Il neo eletto Antonio Davì afferma: «Sono felice di rappresentare tutti i colleghi infettivologi siciliani. L’infettivologia negli anni ha registrato contraccolpi dal punto di vista organizzativo, sia sul fronte della carenza dei posti letto, che degli organici. Aspetti su cui occorre sensibilizzare le istituzioni competenti».

Antonio Davì, nuovo coordinatore regionale Simit Sicilia

Il past president Antonio Cascio e il nuovo segretario Luigi Guarneri, sottolineano: «Alla luce del previsto numero di UOC di Malattie Infettive (16 UOC nella Regione, 2 UOSD e 4 UOS) e le attuali carenze di specialisti, urge la necessità di formare nuovi infettivologi che possano coprire il fabbisogno e l’auspicio, quindi, è che il governo regionale finanzi sin dall’anno prossimo un maggior numero di borse di specializzazione. Nell’ambito del congresso, pertanto, il delicato tema della rete infettivologica regionale è stato centrale».

Il neo coordinatore regionale Davì sottolinea alcuni degli obiettivi che caratterizzeranno il nuovo direttivo: la promozione di attività di supporto alle strutture del territorio, l’implementazione della comunicazione per innalzare il livello di consapevolezza della popolazione sulla prevenzione delle malattie infettive, la necessità di attivazione di cd. “stanze a pressione negativa per l’isolamento respiratorio dei pazienti” e la realizzazione di una rete HIV tra le infettivologie di Sicilia, al fine di ottimizzare quanto più possibile il percorso diagnostico- terapeutico di questi pazienti.

E ancora, l’istituzione di un centro per la Tubercolosi multiresistente (MDR-TBC), che ha cioè una resistenza combinata alla rifampicina e all’isoniazide (antibiotici). Un punto preminente se consideriamo che, a livello generale, secondo il Global Tubercolosis Report 2018, pubblicato dall’OMS, nonostante i progressi fatti nell’ambito della TBC- MDR, appare ancora lontano l’obiettivo di eradicarla entro il 2030, come dimostra il fatto che, nel 2017, la malattia ha registrato 1,6 milioni di morti e costa ogni anno circa 1,3 miliardi in più.

Il nuovo direttivo e il segretario Luigi Guarneri

Sul piano dei setting del congresso spiccano alcuni temi: le polmoniti comunitarie e le riacutizzazioni delle BPCO (Broncopneumopatia cronica ostruttiva), su cui si sofferma Bruno Cacopardo, ordinario di Malattie Infettive dell’Università di Catania e direttore UOC Malattie Infettive dell’Arnas Garibaldi: «L’evidenza scientifica depone per un mutato ruolo del pneumococco. Fino a poco tempo fa, infatti, questo batterio si riteneva responsabile di oltre la metà delle polmoniti comunitarie, ma secondo i dati più recenti è causa solo del 30% di esse e impatta maggiormente nel Meridione d’Italia. Sul piano eziologico, inoltre, va segnalato che, le polmoniti comunitarie legate a batteri multiresistenti e, quindi, difficili da trattare, oggi trovano un’ulteriore arma diagnostica nei criteri predittivi clinici, ovvero in una serie di parametri attraverso i quali assegnando uno score si può anticipare la diagnosi a beneficio di una terapia più efficace».

Benedetto Maurizio Celesia ( UOC dell’Arnas Garibaldi – CT) evidenzia «l’impatto economico e clinico delle comorbilità in un nuovo contesto epidemiologico demografico dei pazienti HIV».

«Con l’invecchiamento della popolazione- afferma- l’infettivologo si trova a dover gestire un carico di pazienti con infezione HIV sempre più anziani e con più comorbilità, a fronte del carattere di cronicità assunto da questa infezione. Pertanto, rispetto al passato, emergono interrogativi circa il management di gestione di questi malati, che dev’essere, pur restando la centralità del ruolo dell’infettivologo, multidisciplinare, in linea con quanto il piano nazionale delle cronicità prevede per i pazienti complessi»

Sul delicato tema della lotta alle infezioni difficili da gram negativi interviene Carmelo Iacobello, direttore UOC Malattie Infettive dell’ospedale Cannizzaro di Catania: «I pazienti affetti dalle infezioni da gram negativi presentano molte comorbilità e richiedono un gestione complessa, in considerazione anche del fatto che siamo in presenza di ceppi batterici multi resistenti agli antibiotici. La presenza di setticemie da patogeni difficili rende necessario iniziare la terapia con tempestività, senza attendere i risultati di emocoltura del laboratorio, che una volta intervenuti, a conferma della sussistenza dell’agente eziologico sospettato dall’infettivologo, semmai indurranno ad una revisione delle terapie empiriche».

Mentre Stefania Stefani, ordinario di Microbiologia dell’Università di Catania e responsabile della Batteriologia del Policlinico Vittorio Emanuele della medesima città, rileva come il ruolo della microbiologia “oggi debba essere volto a velocizzare le risposte diagnostiche di laboratorio per fornire refertazioni sempre più informative ed in tempi rapidi, in modo da consentire, così, al clinico, in particolare all’infettivologo, di poter agire rapidamente circa la revisione delle terapie empiriche approntate in via iniziale. Questo, soprattutto, al fine, nell’ambito delle varie opzioni terapeutiche disponibili, di mirare la scelta degli antibiotici ed implementare l’efficacia della terapia, scongiurando, al contempo, l’insorgenza di fenomeni di resistenza agli antimicrobici, legati all’inappropriatezza terapeutica: aspetto quest’ultimo fondamentale dell’Antimicrobial stewardship”.

Presenti, tra gli altri anche: Massimo Galli (presidente SIMIT nazionale e ordinario di Malattie Infettive dell’Università di Milano), Marcello Tavio (vicepresidente SIMIT nazionale) che ha trattato la tematica delle infezioni nel paziente immunocompromesso) ed Antonio Craxì (direttore dell’UOC di Gastroenterologia ed Epatologia del Policlinico di Palermo e ordinario dello stesso Ateneo), che ha trattato il tema delle terapie attuali e delle prospettive future dell’infezione da HCV.

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