emergenza sanitaria

Soccorritori della Seus inidonei per motivi di salute, Tamajo: «No al licenziamento, siano ricollocati»

3 Marzo 2017

Il deputato regionale di Sicilia Futura lancia un appello al presidente Montalbano: «Si tratta di una professione altamente usurante, non sarebbe giusto privarli del loro lavoro. Si cerchi ancora di utilizzarli in compiti meno gravosi o nelle aziende sanitarie socie».

 

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PALERMO. «Gli operatori della Seus meritano di essere tutelati per il loro lavoro fortemente usurante, non certo licenziati. Chiedo, quindi, al presidente Gaetano Montalbano di continuare a fare tutti gli sforzi possibili per cercare di impiegare gli inidonei per motivi di salute in posti di “minor aggravio”, dove viene svolta attività di supporto alle prestazioni in emergenza territoriale e che risultino compatibili con le eventuali limitazioni prescritte dal medico competente. Ed auspico pure che rinnovi l’appello alle aziende sanitarie socie della Seus per eventualmente ricollocarli».

Lo afferma Edy Tamajo (nella foto), deputato regionale di Sicilia Futura, intervenendo sull’annunciato licenziamento di alcuni autisti- soccorritori della Seus inabili al lavoro a causa di gravi motivi di salute.

Poi Tamajo aggiunge: «I soccorritori del 118 salgono le scale con zaini che pesano più di 40 kg, movimentano ed estraggono persone dai luoghi più difficoltosi ed improbabili, si trovano a dover aiutare o cercare di aiutare chi è ferito e traumatizzato. Svolgono, insomma, una professione impegnativa sia dal punto di vista fisico che psicologico e per questo con gli anni possono accusare patologie invalidanti derivanti dall’esercizio della loro professione. Vanno, quindi, tutelati e non licenziati e per questo mi adopererò per il riconoscimento giuridico della figura professionale dell’Autista-Soccorritore».

Il presidente della partecipata regionale, Gaetano Montalbano, sottolinea: «Stiamo applicando la normativa, abbiamo provato invano a ricollocare questo personale sia all’interno della nostra azienda che rivolgendoci alla aziende sanitarie nostre socie. Se quest’ultime dovessero darci la propria disponibilità, saremmo ben lieti di salvare il lavoro di questi operatori».

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