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Soccorritore in rianimazione e postazioni chiuse: Coronavirus, caso 118 a Messina

In gravi condizioni e intubato da alcuni giorni, contagiati pure altri sette colleghi e sospese alcune postazioni.

Tempo di lettura: 2 minuti

Mentre il suo corpo giace sul letto di Rianimazione del Policlinico di Messina, per combattere la sua battaglia personale, i membri dell’equipaggio del 118 con i quali presta regolarmente servizio si trovano adesso in quarantena ancora in attesa di fare il tampone. È questa la storia di operatore del 118 di Messina, un uomo di 58 anni, di sana e robusta costituzione che dal primo aprile è in condizioni gravi, tanto da essere intubato, in ospedale. Da impavido soccorritore a paziente inerme, adesso lotta, tra la vita e la morte che nelle scorse settimane gli aveva già spezzato il cuore portandogli via l’anziana madre, deceduta a causa di gravi problemi respiratori, probabilmente dovuti al Covid19. Lo sventurato ed eroico operatore 118 si era sottoposto al test orofaringeo il 23 marzo e lo avrebbe ricevuto l’uno aprile.

Sempre a Messina, altri operatori del 118 sono contagiati e alcune postazioni sono state chiuse. Intanto i sindacati vanno all’attacco. Confintesa Sanità con il segretario regionale Domenico Amatola Ugl con Urzi e Lanteri (leggi qui l’articolo) ribadiscono la richiesta di dispositivi di protezione individuale. Da noi contattato, Dino Alagna (coordinatore sanitario della Seus), sottolinea: “Le postazioni chiuse sono tre , quella dell’ex ospedale Margherita detta Gazzi e Castanea (che riapriranno non appena arriverà l’esito dei tamponi effettuati nella serata di ieri) mentre quella dell’ospedale Piemonte è temporaneamente sospesa, perché la direzione strategica dell’Ospedale ha ritirato dall’attività di servizio gli infermieri per motivi di sicurezza”.

Quanto ai contagiati, “finora sono sette, 5 autisti soccorritori e 2 medici del 118”, spiega Alagna,  rigetta anche l’accusa che gli operatori abbiano lavorato senza adeguati Dpi: “A Messina anziché quelle chirurgiche abbiamo fornito nostre unità delle mascherine ffp2. La decisione di chiudere le postazioni in attesa dei tamponi è una posizione di ipercautela. Il decreto 14 del 9 marzo prevede che anche per gli autisti soccorritori -assimilati alle figure mediche e infermieristiche,  quindi indispensabili- devono continuare a lavorare fino alla comparsa di sintomi o dell’esito positivo del tampone”.

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