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Soccorritore del 118 aggredito a Palermo, la solidarietà dei sindacati

19 Febbraio 2020

Ferito allo zigomo dai familiari di una donna deceduta per arresto cardiaco.

 

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PALERMO. Questa mattina in via S 74 a Brancaccio, periferia di Palermo, una donna è morta per arresto cardiaco. I soccorritori del 118 arrivati dopo 10 minuti dalla chiamata di emergenza, come ricostruito dai tabulati telefonici, ma sono stati aggrediti dai familiari della donna.

Uno dei soccorritori è stato ferito con alcuni pugni al volto e i medici del pronto soccorso gli hanno riscontrato un problema allo zigomo. L’Ambulanza che ha svolto il servizio arrivava dalla Postazione Codice 76 di Ficarazzi.

Torna di attualità, quindi, il tema delle aggressioni agli operatori sanitari. Proprio ieri il presidente della Seus aveva annunciato la dotazione di 4 telecamere nelle 200 nuove ambulanze del 118 siciliano. «Ai soccorritori aggrediti va  la nostra solidarietà, siamo al loro fianco: oltre alla dotazione di telecamere nelle ambulanze, infatti, sono allo studio ulteriori misure per salvaguardare l’incolumità di tutti gli operatori dell’emergenza-urgenza siciliana», sottolinea Davide Croce.

«Come al solito, non possiamo che essere solidali al personale della Seus coinvolto in questo ulteriore ed increscioso caso di aggressione verificatosi durante lo svolgimento del proprio lavoro, servizio tra l’altro svolto in tempi più che regolari», dichiarano Domenico Amato, Segretario Regionale Confintesa Sanità Sicilia e Mario Manzo, Coordinatore Confintesa 118 Sicilia.

E aggiungono: «Tanto ancora c’è da fare per la sicurezza di tutto il personale sanitario che orbita nell’area dell’emergenza urgenza, sia dal punto di vista normativo che da quello gestionale, non staremo certamente a guardare, ma vigileremo su questo annoso ed irrisolto problema, portando le nostre proposte per la possibile soluzione nei tavoli ed alle autorità preposte».

«Condanniamo fermamente l’episodio che ha visto coinvolta questa mattina una squadra di operatori del 118, aggredita a Palermo all’interno di un’abitazione. Siamo ancora una volta vicini ai lavoratori, uno dei quali ferito con pugni al volto, mentre continuiamo anche oggi ad invocare pene più severe per gli aggressori e più tutele per gli impiegati del settore».

Lo dicono Carmelo Urzì e Raffaele Lanteri, segretari rispettivamente delle federazioni Sanità e Medici della Ugl, aggiungendo: «Di fronte ad una lista di episodi, sempre più preoccupante non solo in Sicilia ma in tutta Italia, le istituzioni governative nazionali non possono ancora perdere tempo con la solita stucchevole melina parlamentare. Bisogna concludere in tempi rapidi l’iter del disegno di legge 867 approvato dal Senato e tutt’ora all’esame della commissione Affari istituzionali della Camera, ma soprattutto occorre inserire nel testo il riconoscimento della qualifica di pubblico ufficiale per tutti gli operatori sanitari».

Dall’Ugl aggiungono: «In assenza di ciò la nuova norma avrebbe un effetto meno incisivo sulla tutela dell’incolumità di chi lavora all’interno dei luoghi di cura o nei servizi di emergenza e urgenza. Per questo facciamo appello ai Ministri competenti in materia, ed ai deputati, perché non venga persa un’occasione così importante per dare una prima risposta forte nei confronti di quella che, da anni denunciamo, e che oggi è ormai una vera e propria emergenza quotidiana».

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