Snellimento delle liste di attesa, Cimo Sicilia: «Numerosi manager ancora inadempienti»

5 Novembre 2019

Riceviamo e pubblichiamo le riflessioni di Giuseppe Bonsignore, responsabile della comunicazione del sindacato dei medici: «La soluzione del problema non può essere lasciata unicamente sulle spalle dei dg, si devono garantire risorse finanziare».

 

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PALERMO. «Sullo snellimento delle liste di attesa la maggior parte dei manager della Sanità siciliana è inadempiente e rischia la poltrona». Lo afferma Giuseppe Bonsignore (nella foto), responsabile della comunicazione del Cimo Sicilia, che ha affidato le proprie riflessioni ad Insanitas.

ECCO IL TESTO

«Il Ministero della Salute, lo scorso mese di febbraio, ha messo a punto il nuovo Piano Nazionale per il Governo delle Liste d’Attesa, stanziando 400 mln di euro per la digitalizzazione dei CUP provinciali sull’intero territorio nazionale. Il PNGLA prevede procedure e tempi di attesa massimi in tutte le strutture sanitarie pubbliche italiane, richiamando la Legge Finanziaria 2006 che prevedeva anche sanzioni amministrative nei confronti dei soggetti responsabili dell’eventuale sospensione delle attività di prenotazione delle prestazioni sanitarie ricomprese nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA)».

«Elemento cardine del nuovo PNGLA è la presa in carico globale del paziente, da realizzare attraverso una riorganizzazione delle strutture sanitarie finalizzata ad una programmazione più efficace delle prestazioni sanitarie con una più adeguata gestione delle Agende».

«Su tali basi, sono individuate in un apposito elenco le prestazioni diagnostiche, terapeutiche e riabilitative ambulatoriali e di assistenza ospedaliera soggette a monitoraggio, a garanzia della tempestività della diagnosi e del trattamento soprattutto in alcune aree critiche, in primis quella cardiovascolare e oncologica ma anche quella connessa ai quadri della cronicità».

«Viene ribadita, nell’ottica dell’appropriatezza prescrittiva, la necessità della presenza di un quesito diagnostico chiaro nella prescrizione e la distinzione le prestazioni di primo accesso per le quali va sempre indicata la classe di priorità e che restano in capo al Medico di Medicina o al Pediatra di Libera Scelta, da quelle da effettuare come accessi successivi che devono essere prescritte dallo specialista della struttura che ha preso in carico il paziente senza che questi debba essere rimandato al MMG/PLS».

«Lo specialista della struttura ha quindi il compito di pianificare la fruibilità delle prestazioni in modo tempestivo e congruo con il decorso della patologia, evitando così anche il ricorso a ospedalizzazioni evitabili, grazie ad una organizzazione aziendale che, secondo il PNGLA, dovrà dotarsi di appositi strumenti atti a garantire l’effettiva presa in carico del paziente».

«Il sistema prevede la gestione trasparente e la massima visibilità delle Agende di prenotazione gestite dai sistemi CUP per riuscire a garantire il rispetto dei tempi massimi di attesa relativi alle varie classi di priorità. Infine, viene prevista la possibilità di acquisto delle prestazioni aggiuntive in regime libero-professionale, concordate con i professionisti e sostenute economicamente dalle Azienda Sanitarie, riservando al cittadino l’eventuale compartecipazione al costo (ticket)».

«Il PNGLA stabilisce pertanto certezza nei tempi di attesa e nelle procedure con facilitazione dei percorsi assistenziali su tutto il territorio nazionale».

«E infatti, anche in Sicilia, l’Assessorato Regionale della Salute ha prontamente varato il suo Piano Regionale delle Liste d’Attesa 2019-2021, con l’annuncio ad aprile del varo del CUP Provinciale (finanziato dallo Stato) e l’imminente abbattimento dei tempi di attesa relativi alle visite specialistiche e all’utilizzo delle grandi apparecchiature di diagnostica per immagini, con erogazione dei servizi se necessario anche la sera e nei giorni festivi».

«Per realizzare tutto ciò, secondo il ministero ma anche a detta dell’Assessorato va fatto ricorso, laddove necessario, alle prestazioni aggiuntive pur di raggiungere gli obiettivi che il Ministero ha fornito alla Regione che a sua volta ha ribaltato sulle Aziende e che adesso rientrano tra quelli dei Direttori Generali i quali, qualora non raggiungessero i risultati attesi, non si vedrebbero erogare la retribuzione di risultato e potrebbero addirittura andare incontro alla decadenza dall’incarico».

«Ma, nonostante le disposizioni coattive fornite al management sanitario, i risultati tardano ad arrivare e finora quasi nulla di quanto previsto è stato realizzato, a cominciare dal troppo frequente mancato conseguimento della necessaria distinzione tra prescrittori di prestazioni di primo accesso (MMG/PLS) e prescrittori degli accessi successivi (specialisti della struttura)».

«Continua soprattutto a mancare l’effettiva presa in carico del paziente da parte delle strutture sanitarie che dovrebbe agevolare il percorso assistenziale del paziente e le Aziende sanitarie non sono nemmeno riuscite a scalfire il problema astenendosi finora dall’adottare quegli strumenti organizzativi necessari a creare tale fondamentale distinzione nella gestione del paziente, propedeutica anche alla gestione delle Agende da parte del “futuro” CUP Provinciale».

«E non sono state messe in campo neanche quelle misure concrete finalizzate al reale snellimento delle Liste di Attesa che, al di là dei modelli organizzativi, può passare soltanto attraverso un incremento dell’offerta e quindi una maggiore erogazione di prestazioni sanitarie».

«Ci riferiamo alle prestazioni aggiuntive che, in epoca di vacche magre e cioè in presenza di dotazioni organiche estremamente depauperate, rappresentano l’unico temporaneo antidoto per far fronte alla domanda di prestazioni assistenziali appropriate e nei tempi corretti».

«Anche su questo fronte ci troviamo di fronte a un vuoto decisionale inspiegabile se veramente si vogliono raggiungere gli standard fissati dal PNGLA e il rispetto dei LEA».

«Nonostante gli inderogabili obiettivi loro assegnati dall’Assessorato, la maggior parte dei Direttori Generali non ha messo in pratica quasi nessuna delle iniziative finalizzate al perseguimento degli stessi, pur sapendo che rischiano la poltrona e, non potendo ritenere che i Manager della Sanità siciliana siano un branco di negligenti masochisti, c’è da domandarsi il perché di questa apatia nell’affrontare un tema particolarmente delicato e avvertito come tassativo dai cittadini/pazienti che troppo spesso non riescono a trovare risposte efficaci ai propri bisogni di salute».

«Probabilmente, oltre alle condivisibili dichiarazioni di intenti del Governo Regionale, sarebbe necessario che il Governo regionale capisse come la soluzione del problema non possa essere lasciata unicamente sulle spalle dei dg senza che si forniscano loro le indispensabili risorse finanziarie per realizzare l’ambizioso programma. Tanto il cambiamento del modello organizzativo quanto l’incremento dell’offerta sanitaria hanno dei costi e le Aziende Sanitarie sono da troppo tempo sottofinanziate per potersi permettere di attingere ai propri bilanci, in alcuni casi già in deficit e in piano di rientro».

«Non basta quindi sposare idealmente lo spirito del Piano ministeriale che, ricordiamolo, non è una mera raccomandazione bensì una disposizione dal carattere imperativo, occorre che il Governo regionale, come peraltro già accade da tempo in tante altre Regioni italiane, provveda al finanziamento di tutte le misure necessarie alla concreta aderenza al Piano Nazionale delle Liste di Attesa».

«Non comprendere o ignorare questo aspetto imprescindibile significherà il fallimento dell’obiettivo e il persistere di un ulteriore arretramento della Sicilia rispetto ai cosiddetti modelli virtuosi della sanità italiana, senza doverci troppo sorprendere quando nelle Classifiche stilate da Age.na.s continuiamo a vedere la Sicilia sempre agli ultimi posti».

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