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Dal palazzo

L'iniziativa

Sindrome post-Covid, in Sicilia un ambulatorio innovativo multidisciplinare

Si trova ad Alcamo e ha l'obiettivo di dare vita a un percorso riabilitativo riconosciuto dalla comunità scientifica. I promotori sono un gruppo di ricercatori il cui studio sul tema è stato pubblicato recentemente su una rivista internazionale.

Tempo di lettura: 6 minuti

Problemi neurologici e all’apparato respiratorio, stato confusionale, perdita di gusto e olfatto, vertigini, depressione, stanchezza cronica, caduta dei capelli: è la sindrome Post-Covid, che racchiude disagi che i pazienti continuano a manifestare anche dopo essere clinicamente guariti dalla malattia da Sars-Cov-2. Spesso viene chiamata anche “long-Covid” poichè  i sintomi permangono per un tempo che ancora non è stato determinato, gli studi infatti sono in corso e gli scienziati si domandano per quanto tempo la pandemia lascerà i propri segni sulla popolazione. Spicca in merito lo studio di un gruppo di ricercatori siciliani, pubblicato recentemente sulla rivista internazionale “Journal of Clinical Medicine”, dal titolo “Sindrome Neurologica Post COVID-19: Una Nuova Sfida Medica” (Post-acute COVID-19 neurological syndrome: A new medical challenge).

«In realtà, noi abbiamo il paziente clinicamente guarito e il paziente guarito, la differenza sta nel fatto che il primo è un asintomatico che presenta un tampone positivo, il secondo asintomatico con tampone negativo. Ma anche relativamente a questa seconda circostanza, il paziente è realmente guarito? In un caso su 4 la risposta è no- chiarisce il professore Luca Scalisi, direttore sanitario del centro medico “Villa Sarina” di Alcamo che ha partecipato alla ricerca scientifica- Soprattutto coloro che sono stati dimessi dall’ambiente ospedaliero, presentano dei residuali di una certa importanza. Abbiamo un problema multi-distrettuale che va dall’apparato osteoarticolare, all’apparato respiratorio, all’apparato neurologico e arriva a livello dell’encefalo».

La vera novità introdotta dal gruppo di lavoro misto è un ambulatorio innovativo dedicato alla sindrome Post Covid, che si differenzia dagli altri perché qui il soggetto viene preso in carico in toto, non è curato solo l’aspetto pneumologico o quello psicologico, ma cercano di agire su tutti i sintomi lamentati dai pazienti. «Il nostro è un ambulatorio che nasce ad Alcamo da una sorta di consorzio pubblico/privato, anche se non è strutturato, perché oltre all’attività clinica portiamo avanti anche il lavoro di ricerca- precisa Domenico Nuzzo, neurobiologo dell’Irib-Cnr (Istituto per la Ricerca e l’innovazione Biomedica) e primo firmatario dello studio- L’idea è quella di costruire un percorso riabilitativo che sia riconosciuto dalla comunità scientifica. Il centro è multidisciplinare per cui comprende diverse figure, oltre quelle classiche come lo pneumologo, c’è anche il fisiatra che coordina le attività. Poi ci sono il neurologo, lo psicologo, il nutrizionista e altre figure professionali che si coordinano per il bene del paziente e per produrre dati che potranno essere utilizzati dalla comunità scientifica e medica».

Domenico Nuzzo e Luca Scalisi

«Nel nostro modello il regista delle altre figure che ruotano attorno al paziente è il fisiatra. Lui fa una prima valutazione del paziente e poi si avvale della consulenza del neurologo, dello pneumologo, del nutrizionista, del cardiologo ecc.- spiega il direttore Scalisi- Dal momento in cui si fa l’indagine sintomatologica e strumentale si valuta il paziente a 360° e poi viene inviato a fare riabilitazione, in primis quella respiratoria perché il virus tramite la tempesta di citochine determina un’alterazione dell’alveolo bronchiale creando lesioni, cosicché viene fuori la cosiddetta polmonite bilaterale interstiziale. Oltre al danno polmonare c’è pure un danno dei muscoli respiratori come il diaframma».

Questo tipo di ambulatorio Post-Covid è tra i primi in Italia a trattare la sindrome long Covid a tutto campo, tale situazione si è venuta a determinare perché non ci sono protocolli o linee guida (nazionali o regionali) da seguire. I clinici e gli scienziati siciliani hanno cominciato a lavorare a questo progetto da maggio 2020, cioè quando si sono resi conto che i sintomi dei pazienti non passavano anche dopo la certificazione del tampone negativo.

«Abbiamo un’altissima percentuale di pazienti post-Covid che nel tempo azzerano i loro sintomi, in genere i soggetti asintomatici o paucisintomatici, dopo 4/5 cicli di terapia ricominciano a lavorare. Quelli che escono dalla terapia intensiva perdono più tempo, qualcuno dopo sei mesi, qualcuno dopo otto, altri continuano ad avere sintomi della malattia anche dopo un anno. Qui si innescherà anche un problema con l’INAIL perché i soggetti che hanno contratto il virus nell’ambito del lavoro dovranno in qualche maniera essere riconosciuti come “invalidi”, anche se ancora è tutto in divenire- avverte ancora Scalisi- Ad Alcamo abbiamo ancora il primo paziente della provincia di Trapani che ho visto la prima volta a maggio del 2020, è passato un anno e ancora non è perfettamente guarito, nel senso che di tanto in tanto presenta quello che lui chiama “annebbiamento mentale” e una certa spossatezza».

Sono, infatti, proprio l’astenia e la spossatezza cronica i sintomi maggiormente lamentati dai pazienti Post Covid perché incidono pesantemente sulla loro qualità di vita: «Con la riabilitazione si riesce a recuperare. I soggetti che hanno preso la malattia Covid-19 in forma lieve recuperano al 100% nel giro di due/tre mesi, coloro che escono dalle terapie intensive hanno una miriade di sintomi, soprattutto neurologici, per cui il recupero totale è più difficile- spiega Domenico Nuzzo- Inoltre, noi stiamo cercando di trasformare tutto questo anche in una esperienza scientifica da poter trasferire alla comunità internazionale, perché ancora non sappiamo esattamente quanto durino i sintomi e quanto siano gravi. Nel nostro ambulatorio l’innovazione sta nel fatto che professionisti di diversa provenienza (pubblico e privato) in maniera spontanea e animati dalla sola voglia di dare il proprio contributo alla lotta al Coronavirus, cercano di capire bene il meccanismo per poter intervenire. L’idea sarebbe quella di creare una rete di centri di riabilitazione che possano collaborare nello stilare queste linee guida. Si tratta di un lavoro che stiamo facendo man mano, raccogliendo un sufficiente numero di dati per capire quanto tempo permangono i sintomi. Dagli studi americani è emerso che quelli più difficili da rimuovere sono la depressione, frustrazione, astenia, sia perché c’è ancora un’alta attenzione mediatica e loro si sentono coinvolti, sia perché c’è un vero coinvolgimento dell’encefalo, la terapia psicologica infatti si colloca all’interno di questo quadro».

Oltre al neurobiologo del Cnr Domenico Nuzzo e al direttore di “Villa Sarina” allo studio hanno partecipato: Sonya Vasto dell’Università di Palermo, Salvatore Cottone dell’ospedale “Civico” di Palermo, Gaetano Cambula dell’Asp di Trapani, Manfredi Rizzo dell’Università di Palermo, Daniela Giacomazza e Pasquale Picone entrambi del Cnr (Centro Nazionale delle Ricerche).

Nella foto copertina, da sinistra a destra: Domenico Nuzzo, Daniela Giacomazza, Pasquale Picone e Sonya Vasto.

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