«Il nuovo Accordo Integrativo Regionale recentemente sottoscritto rappresenta un passo importante nella direzione del rafforzamento dell’assistenza sanitaria nelle aree più disagiate della Sicilia». Lo afferma il segretario della Fimmg Trapani Angelo Casano, medico di famiglia a Pantelleria, aggiungendo: «In particolare ha previsto un maggiore investimento di risorse a favore delle isole minori e dei territori caratterizzati da particolari difficoltà orogeografiche, ampliando la platea delle realtà riconducibili alle cosiddette “aree disagiate” e incrementando il trattamento economico dei medici che scelgono di prestare la propria attività in questi territori, con l’obiettivo condivisibile di renderli maggiormente attrattivi».
«Tuttavia, l’applicazione del nuovo accordo regionale- spiega Casano- sta facendo emergere alcune criticità, che rischiano di compromettere la continuità e la sostenibilità dell’assistenza della medicina generale proprio nelle realtà insulari più piccole, come Marettimo e Panarea ad esempio, dove la popolazione residente è nell’ordine di appena un centinaio di persone. Il problema nasce, in particolare, per quei medici che operano in tali contesti e che non transitano nel ruolo unico, rimanendo quindi medici a ciclo di scelta con un numero di assistiti estremamente ridotto».
«In territori nei quali il bacino della popolazione residente è di poche decine o poche centinaia di persone, infatti, il solo compenso derivante dal numero degli assistiti non consente di garantire al professionista una remunerazione adeguata e proporzionata alla particolare disponibilità richiesta e alle difficoltà logistiche e organizzative connesse all’esercizio della professione in un’isola minore. Il rischio concreto è che un medico con appena un centinaio di assistiti possa percepire un compenso mensile inferiore ai mille euro, rendendo di fatto economicamente insostenibile la permanenza del professionista sull’isola e, conseguentemente, mettendo a rischio la presenza stessa della medicina generale in territori nei quali, peraltro, non esistono alternative facilmente accessibili».
La soluzione già prevista dal precedente accordo regionale
«Una soluzione, a nostro avviso- dichiara Gigi Tramonte (nella foto di Insanitas), segretario regionale Fimmg – può essere individuata senza mettere in discussione l’impianto complessivo del nuovo accordo. Il precedente Accordo Integrativo Regionale prevedeva infatti, per le realtà insulari caratterizzate da un numero particolarmente ridotto di assistiti, un meccanismo sostanzialmente riconducibile al principio del “vuoto per pieno”. Tale previsione consentiva al medico operante in questi particolari contesti di ricevere un trattamento economico equiparabile, nei fatti, a quello di un collega massimalista, pur in presenza di un numero di assistiti molto inferiore. A fronte di tale riconoscimento, il professionista garantiva inoltre all’Azienda un impegno settimanale aggiuntivo, quantificato in 12 ore presso i presidi di continuità assistenziale (ex guardia medica) assicurando così una maggiore presenza sanitaria sul territorio».
Si trattava, dunque, di un meccanismo che consentiva di contemperare due esigenze: da un lato, garantire al medico una remunerazione adeguata rispetto alle particolari condizioni di lavoro; dall’altro, assicurare all’Azienda sanitaria una maggiore disponibilità professionale e una presenza sanitaria qualificata in territori caratterizzati da evidenti difficoltà orogeografiche.
La proposta
«Alla luce delle criticità che stanno emergendo, riteniamo- sottolinea Tramonte- che possa essere individuata una soluzione semplice, concreta e immediatamente applicabile, prevedendo, per quei medici che operano nelle isole minori con un numero estremamente limitato di assistiti e che non transitano nel ruolo unico, la possibilità di accedere nuovamente al meccanismo già previsto dal precedente accordo regionale. Si potrebbe, pertanto, prevedere un’apposita disciplina transitoria o integrativa che riconosca, in presenza di determinati requisiti oggettivi- quali il numero massimo di assistiti, la particolare condizione orogeografica del territorio e il non transito al ruolo unico- un trattamento economico adeguato, collegandolo al precedente obbligo di garantire 12 ore settimanali presso i presidi dell’isola (ex. Guardia medica)».
«In questo modo sarebbe possibile correggere una criticità senza vanificare gli obiettivi positivi del nuovo accordo, rendendo concretamente sostenibile la presenza del medico di medicina generale anche nelle isole con pochissimi residenti- aggiunge Tramonte- La questione non riguarda soltanto la tutela economica dei professionisti, ma soprattutto il diritto dei cittadini delle isole minori ad avere garantita un’assistenza sanitaria continuativa e di prossimità. In quest’ottica stamattina abbiamo presentato la proposta all’assessore alla Salute Marcello Caruso, che l’ha accolta con favore e ne ha avviato l’iter per il tramite degli uffici per verificarne la fattibilità».





